Falck e Moto Guzzi, che festa per Roma 1960


ROMA, 12 marzo 2012 - Dal 25 agosto all’11 settembre 1960, Roma accoglie la diciassettesima edizione dei Giochi Olimpici. L’assegnazione avviene il 15 giugno 1955 a Parigi: in quell’occasione la nostra Capitale prevale al ballottaggio su Losanna. Ottantatre Nazioni, 5.338 partecipanti: il giuramento atleti lo legge il discobolo Adolfo Consolini, l’apertura è affidata al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. L’Unione Sovietica, prima nel medagliere, vince 15 medaglie (su 16) nella ginnastica. L’Italia, terza, conquista cinque ori (su 6) nel ciclismo). E’ l’Olimpiade dei “piedi nudi” di Abebe Bikila, l’etiope vincitore della Maratona e dei pugni di Cassius Clay, oro nei mediomassimi. Nessuno dimenticherà mai l’impresa di Livio Berruti, oro nei 200 metri. Australiani e statunitensi dominano il programma del nuoto. La RAI manda in onda 106 ore di trasmissione, sono 82 cronometristi della FiCr a svolgere il servizio di cronometraggio. E nel canottaggio? Leggiamo il racconto di Enrico Tonali.

Alla fine del 1959 le Olimpiadi romane bussano alla porta. Il presidente del CONI Giulio Onesti non vuole fare brutta figura né come organizzatore e neppure come capo dello sport italiano. Perciò sollecita tutte le Federazioni - in particolare, da antico vogatore, quella di Canottaggio - a scremare gli atleti che dovranno difendere la maglia azzurra e a destinare alla loro preparazione almeno il 30% delle entrate federali. Il nuovo Stadio del Remo di Castel Gandolfo soddisfa tutti, abitanti compresi che si ritrovano un lungolago stupendo. La FIC (in cui è inserita pure la Canoa) attiva una plancia di comando olimpica nella cittadina dei Papi, affittando l’intero Villino Bertagnolio per la durata dei Giochi. L’8 giugno 1960 Papa Giovanni XXIII riceve i rappresentanti di quattro Federazioni dell’acqua – Canottaggio, Motonautica, Nuoto e Vela - accompagnati dal vicepresidente del CONI Bianchi e dal Vescovo di Como, città dove sarà eretta una chiesa dedicata alla Madonna del Prodigio, che il Pontefice ha designato come Protettrice degli Sport Nautici. L’ausilio del Cielo si manifesta subito. Il Lago di Albano, bizzoso nei momenti meno opportuni, durante i Giochi Olimpici sfodera un’accoglienza stupenda, con acque calme e vento inesistente. Tutto si svolge nel migliore dei modi, la FIC raccoglie (oltre alla medaglia d’argento nella canoa, che rimarrà l’unica fino a Barcellona 1992) un secondo posto nel 4 senza (Falck-Tullio Baraglia, Renato Bosatta, Giuseppe Galante, Giancarlo Crosta) bruciato sul traguardo dagli Stati Uniti. Così come accade nel 4 con (Moto Guzzi- Fulvio Balatti, Romano Sgheiz, Franco Trincavelli, Giovanni Zucchi, tim. Ivo Stefanoni) bronzo appena dietro la Francia. Enorme eco ha l’impresa dell’otto tedesco - preparato a Ratzeburg da Karl Adam – che vince con uno stile di voga inusuale, chiudendo la palata con la schiena quasi dritta.


Enrico Tonali


Nella foto: Il 4 senza della Falck argento a Roma 1960 (da dx) Bosatta, Baraglia, l'allenatore Galli, Galante, Crosta

 

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