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Un successo anche la quinta edizione della “Discesa a remi del Danubio” del Circolo Canottieri 3 Ponti

giovedì 3 Agosto 2023

Un successo anche la quinta edizione della “Discesa a remi del Danubio” del Circolo Canottieri 3 Ponti

Una squadra premiante

Sono equipaggi internazionali misti di atlete e atleti Master, di età media superiore ai 55 anni, e di atlete ed atleti del Pararowing quelli impegnati nella regata ideata e organizzata dal Circolo Canottieri 3 Ponti di Roma, affiliato alla  FIC-Federazione Italiana Canottaggio,  e sostenuta per la sua valenza sociale, dimostrativa del valori più alti dello sport, dalla Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale. Circa 600 chilometri di voga divisi in due parti e con due diverse squadre: dal 26 luglio da Schlögen a Vienna, dal 28 luglio al 2 agosto da Vienna a Budapest. All’arrivo sono state attraversate, senza considerare la partenza delle barche sui carrelli dall’Italia, tre nazioni, Austria, Slovacchia e Ungheria. Nelle 4 barche da 8 con timoniere, seguite nel tragitto su 2 motoscafi dagli organizzatori e dai tecnici dello staff – per la prima parte della regata Riccardo Dezi, Giulia Benigni, Antonio Schettino e Catalin Blaj, nella seconda parte raggiunti da Monica Magini e Sara Arena –, erano a bordo ad affiancare i Master del CC3Ponti anche vogatori diversamente abili: Ludovica TramontinLuca Agoletto e Daniele Stefanoni del Circolo Canottieri Aniene, l’atleta ipovedente Marco Carapacchio del Circolo Canottieri 3 Ponti e i due canottieri austriaci, anch’essi ipovedenti, Nathalie Podda e Michael Supper del Donauhort Ruderverein di Vienna. Ha preso parte nel tratto verso Budapest, con il consueto entusiasmo, l’atleta del Pararowing del CC3Ponti, Daniela De Blasis, alla sua seconda esperienza al timone sul Danubio. Tra gli accompagnatori Florian Kremslehner, Richard Sellinger e Eszter Hauer. 

In acqua senza barriere

Se l’acqua ha una memoria, quella del Danubio ricorda, anno dopo anno, di agevolare la caduta tra gli atleti di tutte le barriere: linguistiche, anagrafiche, fisiche, legate alla storia personale o agli eventi occorsi a ciascuno. Il più grande risultato testimoniato anche da questa edizione della manifestazione sportiva è senz’altro il passaggio dalle diversità di ciascuno all’omogeneità delle prestazioni sportive di equipaggi che hanno imparato a conoscersi e ad interagire tra loro realizzando performances brillanti dal punto di vista del superamento della fatica attraverso una ottimale economia del gesto tecnico. Oltre l’inclusione, è nella relazione benefica e reciprocamente arricchente tra gli atleti e tra loro e i loro accompagnatori e tecnici che una volta di più il Pararowing, il canottaggio praticato da persone con disabilità fisiche, sensoriali o intellettive, si dimostra disciplina tra le più efficaci a favorire una effettiva coesione sociale e benessere psico-fisico, per tutti.

Un assieme che funziona

Fondamentale anche quest’anno il contributo della  Fondazione Terzo Pilastro–Internazionale, e del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F.M Emanuele, ad una regata che se non trova barriere in acqua, ne trova però a terra ed è frutto di una organizzazione impegnativa sotto molti punti di vista. La Fondazione ha tuttavia fin dalla sua prima edizione fatta sua l’iniziativa dei due tecnici di canottaggio di IV livello europeo, Riccardo Dezi e Giulia Benigni, Presidente e Vicepresidente del Circolo Canottieri 3 Ponti, ravvedendovi l’occasione di veicolare in modo immediato alcuni dei valori cari all’Ente, come quelli del diritto allo sport e del diritto alla salute per tutti. Nel tempo la collaborazione è cresciuta e la Fondazione è sempre più partner insostituibile della Discesa, un partner orgogliosamente esibito con il logo della Fondazione sulle imbarcazioni, sui carrelli, sulle divise. E così da un lato la Fondazione promuove e rende visibile anche attraverso questa manifestazione internazionale il suo impegno per un proficuo scambio tra territori in un’ottica inclusiva e solidale, e dall’altro il CC3Ponti racconta il suo nella programmazione e realizzazione a livello internazionale di attività remiere capaci di coniugare pratica sportiva e disabilità in un’ottica, invece, di superamento di limiti e di progressivo avvicinamento di ogni atleta al suo migliore stato psico-fisico possibile.

La quinta volta sul Danubio si è conclusa a Budapest

Quinta volta quest’anno per la regata, sviluppatasi sul percorso lungo dei circa 600 chilometri. Divisa in due parti, con un parziale cambio di equipaggi a Vienna, le singole tappe, partendo dall’Austria, hanno toccato le mete di Schlögen, Linz, Grein, Melk, Durnstein, Tulln e Vienna. E poi Bad Deutsch–Altenburg, Bratislava, Gonyu, Komarno, Ezstergom per chiudere infine la Discesa a Budapest, in Ungheria, con una tappa lunga di 65 chilometri. Una regata difficile, un fiume a tratti percorso da grandi navi, anche veloci, con numerose chiuse da attraversare, alcune addirittura via terra trasportando a braccia barche e motoscafi, davvero un’impresa. E poi le correnti, l’imprevedibilità di un avversario instabile come il tempo, in alcuni tratti il caldo eccessivo, in altri la pioggia battente. Impossibile enumerare tutti gli ostacoli superati in ogni tratta. E tuttavia gli allenatori hanno potuto registrare il crescente miglioramento tecnico degli equipaggi, il loro affiatamento in barca e fuori, la disponibilità a gare improvvisate nonostante la fatica delle tratte più lunghe. Il tutto attraversando tanto paesaggi dalla natura incontaminata, quanto tratti di fiume antico, come quello che passa nei canali tra i palazzi storici e antichi di Vienna, ad esempio, e poi tra i suoi edifici più moderni rientrando nel fiume grande. Non c’è dubbio che la Discesa a remi del Danubio con equipaggi inclusivi ed internazionali sia un’esperienza singolare e coinvolgente, una regata capace di esaltare lo spirito di squadra tanto più in ragione delle differenze tra i componenti di quella squadra. Anche l’edizione 2023 si conclude quindi con un successo, un successo sportivo e personale che appartiene ad ogni singolo atleta che vi ha partecipato, ai loro circoli di appartenenza, italiani ed austriaci, a tutto lo staff che non si risparmia mai, né mai abdica all’insegnamento rigoroso e alla tecnica, senza rinunciare tuttavia all’accoglienza e all’empatia. Così infatti il Presidente del CC3Ponti, Riccardo Dezi, nell’esprimere soddisfazione per la positiva conclusione dell’impresa: All’orgoglio per quanto appena compiuto si accompagna la malinconia per la fine di uno splendido cammino fatto insieme a persone davvero speciali”.

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Ufficio stampa CC3Ponti