“Generazione Canottaggio” – Canottieri Sampierdarenesi tra scuola, sociale e… genitori ai remi!
“Generazione Canottaggio” – Canottieri Sampierdarenesi tra scuola, sociale e… genitori ai remi!

“Generazione Canottaggio” continua il proprio viaggio, tra Nord e Sud, alla ricerca di quelle realtà remiere che, indipendentemente dai risultati, stanno primeggiando a livello di progetti: parliamo di scuola, di disabilità, di senso di appartenenza e integrazione.

Parliamo di vivere bene remando verso, lo diciamo apertamente, un mondo migliore. Luca Carrozzino, tecnico, dirigente e responsabile dei progetti sociali negli ultimi anni alla Canottieri Sampierdarenesi, con la collaborazione avviata insieme agli istituti scolastici del quartiere che consente ai ragazzi e ai loro familiari di frequentare la società remiera genovese, ci aperto le porte verso un mondo al quale dire grazie, sempre e comunque.

Luca, come nascono i progetti sociali della Canottieri Sampierdarenesi?
“I primi progetti con le scuole risalgono al 2018, ma dopo la pandemia sono diventati più strutturali. L’obiettivo è sempre stato quello di consentire ai ragazzi di praticare sport Outdoor durante le ore di educazione fisica e allo stesso tempo di diffondere il canottaggio. Col tempo ci siamo resi conto della necessità di arrivare a parlare non solo ai ragazzi, ma anche ai genitori offrendo opportunità combinate. I genitori possono fare attività con corsi dedicati mentre i figli si allenano. Questo rende più agevole alle famiglie accompagnare i più piccoli a fare sport e consente di aumentare la popolazione over 40 che svolge attività fisica, notoriamente la più sedentaria. Parallelamente alle scuole, collaboriamo anche con il ‘Punto Luce’ di Save The Children che consente ai ragazzi in condizioni economicamente svantaggiate di fare sport”.

Quali sono le linee guida delle vostre attività extra agonistiche?
“Per noi è importantissimo far avvicinare quanta più gente possibile al mondo del remo, ormai c’è una letteratura scientifica consolidata che evidenzia come lo sport sia una delle migliori forme di prevenzione della devianza giovanile. Il rapporto con i coetanei, il rispetto delle regole del gruppo e l’attività sportiva sono ottimi alleati per una correttezza educazione e formazione dei ragazzi, soprattutto per quelli che difficilmente, per le loro condizioni sociali, frequenterebbero sport di squadra. Tutto questo si associa alla diffusione dell’attività sportiva negli adulti con tutti i benefici sulla salute”.

Su che numeri lavorate?
“Attualmente abbiamo collaborazioni attive con 4 istituti i quali portano a turno le proprie classi a svolgere le ore di educazione fisica da noi, coinvolgendo ogni anno 300/350 ragazzi circa. Con piacere notiamo l’interesse di molti insegnanti che accompagnano i ragazzi, al punto che alcuni di loro si sono iscritti ai nostri corsi. Particolare successo riscuote la possibilità per i genitori di allenarsi in contemporanea ai figli, ad oggi sono più di 10. Il Progetto con Save The Children invece, dopo i primi anni in cui svolgevamo un corso dedicato, si è evoluto integrando bambini direttamente nei nostri corsi. Ad oggi sono 2 i ragazzi iscritti”.

C’è difficoltà nell’interagire, oppure riuscite a trovare terreno fertile?
“Gli istituti scolastici e i gruppi con cui lavoriamo sono sempre molto soddisfatti delle attività. La parte più complessa è prendere contatto o definire le modalità di inizio, soprattutto burocraticamente, ma una volta avviate le collaborazioni non abbiamo problemi a portarle avanti. Spesso sono le altre istituzioni e associazioni a contattarci grazie anche al ‘passaparola’ tra loro”.

Gli obiettivi immediati e futuri quali sono?
“In passato abbiamo aderito al progetto “Remare in Libertà” della Federazione, con un successo straordinario: vedere i ragazzi così contenti di fare sport con noi è stato bellissimo. Purtroppo, per mancanza di fondi e difficoltà a reperire finanziatori, al termine del progetto federale, abbiamo dovuto interrompere le attività. Il nostro obiettivo, oltre che consolidare e proseguire le attività che stiamo già facendo, è quello di ricreare un progetto che coinvolga minori con problemi di giustizia, visti anche gli apprezzamenti ricevuti dal Centro di Giustizia Minorile di Genova per tutto quello che abbiamo fatto. È un progetto più complesso degli altri, che richiede una continua collaborazione con molte figure anche al di fuori del mondo del Remo, ma sono fiducioso che prima o poi riusciremo a organizzarlo di nuovo!”.
Gianluca Atlante























