Antonio Colamonici: “Punto al rilancio del nostro sistema, in sintonia con gli Atleti e con la complicità dei Tecnici”
Antonio Colamonici: “Punto al rilancio del nostro sistema, in sintonia con gli Atleti e con la complicità dei Tecnici”

Due raduni valutativi con il gruppo olimpico a Piediluco e uno con quello paralimpico a Corgeno di Vergiate. Il Beach Sprint sulla rampa di lancio. Sette delle nove conferenze tecniche regionali programmate già effettuate in tutta Italia, gli incontri conoscitivi di dicembre con allenatori e atleti al Centro “Giulio Onesti” presso l’Acqua Acetosa. E ancora i criteri selettivi, approvati dal Consiglio Federale nella riunione di gennaio, e il programma di allenamento, pubblicato mercoledì su CanottaggioService. Attraverso questa intervista, che potete seguire anche in Video, conosciamo più da vicino Antonio Colamonici, dal 15 dicembre nuovo Direttore Tecnico della Federazione Italiana Canottaggio.

IL CANOTTAGGIO – “E’ una grande passione, iniziai per caso, senza sapere cosa fosse. Un amico a scuola mi chiese di provarlo, non si pagava per praticarlo e confesso che questo orientò la mia scelta. Fui preso dall’ambiente emozionante, l’odore delle yole, gli allenamenti in mare… Era straordinario, vivevo davvero dentro la bellezza. Per un periodo mi sono concentrato sulla ricerca della performance e degli obiettivi, solo dopo con l’età ho realizzato di aver perso la parte più bella di questa disciplina, intesa come gioco. L’aspetto giocoso, estetico e naturalistico del canottaggio: questo è ciò che cerco di insegnare ai miei atleti. I risultati non sono un fine ultimo, ma la logica conseguenza di un’attività fatta bene e con piacere”.

LA ROMANIA E IL RITORNO IN ITALIA – “Vivo il mio lavoro come l’opportunità di insegnare ai ragazzi quali sono le regole che poi valgono nella vita. In questi otto anni in Romania mi sono divertito tanto, ho cambiato la vita di molti ragazzi. Quando sono arrivato là, la situazione non era buona, gli uomini non entravano in finale da 20 e più anni, le donne avevano vinto un bronzo nelle ultime due Olimpiadi. Abbiamo costruito tanto, siamo diventati una potenza, vincendo otto medaglie in due edizioni dei Giochi, tra Tokyo e Parigi. Il mio ciclo lì era finito. Quando mi è stato proposto il ruolo di Direttore Tecnico dell’Italia, per me è stata un’occasione molto stimolante. Il piacere di tornare a casa è stato grande. Noi ci dobbiamo rilanciare: l’idea di poter ripetere quanto fatto con la nazionale rumena, di poter cambiare nuovamente la vita di altri ragazzi e ragazze ed essere l’artefice di un’altra rinascita, ha stimolato tantissimo il mio ritorno”.

I PRIMI RADUNI OLIMPICI E L’ESORDIO CON IL PARAROWING – “Nei primi due raduni a Piediluco abbiamo lavorato mentalmente, cercando la sintonia tra di noi. Sappiamo che quest’anno sarà molto difficile, potrebbero non arrivare straordinari risultati, ma sicuramente sarà un momento nel quale opereremo in funzione di una crescita che ritroveremo nel corso del quadriennio. Inizia anche l’avventura del Pararowing, una sfida che mi emoziona. La Federazione rumena non ha programmato lo sviluppo dell’attività paralimpica, ma ho avuto modo di vedere sul campo, in questi ultimi 8 anni, l’inclusione di persone differentemente abili, fino a capire che la vera inclusione era la nostra. Poter contribuire all’evoluzione di questo settore mi gratifica molto. Per farlo crescere, ci vuole una vera vocazione, che Paola Grizzetti e i suoi collaboratori di sicuro hanno”.

IL BEACH SPRINT – “Il beach sprint è un serbatoio olimpico di tre medaglie, che sono tante, e dunque merita la massima attenzione. L’unico problema è che, non essendo stata finora disciplina olimpica, abbiamo ben poche informazioni. E’ tutto da costruire. Non abbiamo dati dai quali partire per costruire una strategia, nessuno in tutto il mondo ha investito finora come avrebbe dovuto fare. Ora cambia tutto, a partire anche da un gran numero di atleti che dal canottaggio ‘flat’ si cimenteranno nel beach. Io ho deciso di aprire una commissione composta da allenatori che hanno avuto già esperienze nel beach sprint e da fisiologi e preparatori atletici da altre discipline, a disposizione grazie al supporto della Scuola dello Sport dell’Acqua Acetosa. Insieme faremo analisi attente per capire quali sono i veri parametri che condizionano questa disciplina”.

CRITERI SELETTIVI – “Alla base delle scelte operate per la definizione dei criteri selettivi, c’è il fatto che un giovane atleta deve avere delle certezze. Deve sapere che per raggiungere il suo obiettivo c’è una linea oltrepassata la quale sei sicuro di essere dentro. Per Under 23 e Under 19 ho fissato le selezioni indicando nei protagonisti del singolo e del 2 senza i qualificati ai Mondiali ed Europei, oltre che alla Coupe de la Jeunesse. Chi entra in finale ha già raggiunto il suo primo sogno, vestire l’azzurro, e poi si passa a quello successivo, fare risultato. Ma questo è meno importante. Quel che conta è che i ragazzi sappiano che il loro primo sogno è a portata di mano, e che se fanno quanto previsto dai criteri, nessuno glielo può togliere”.

PROGRAMMA DI ALLENAMENTO E TOUR TECNICO REGIONALE – “Il programma di allenamento non si discosta da quanto porta avanti tutto il mondo remiero. Cambiano solo alcune cose nell’interpretazione. Uso molto la tecnologia, è un aiuto importante. Analisi e raccolta dati sono fondamentali, ma i criteri di stesura del programma sono gli stessi di sempre. Possiamo dire che è una diversa interpretazione dello stesso spartito. È un programma aperto, che guarda all’esterno, nel quale si cerca di ottimizzare i tempi per rendere il canottaggio compatibile con la vita di tutti i giorni. Sto spiegando queste metodologie nelle conferenze regionali, alla fine del giro avrò incontrato circa 600 tecnici societari. Per me è emozionante avere a che fare con loro, ho imparato moltissimo e spero allo stesso modo di aver fornito stimoli o informazioni utili. Ho visto molte realtà, anche diverse tra loro. Ai tecnici societari io non voglio dare ordini o scadenze, non voglio che si limitino a mandarmi report di ciò che fanno con le loro società. Non voglio comandare, bensì voglio la loro complicità. Voglio persone che assieme cercano un risultato comune. Ora l’obiettivo primario non è vincere le Olimpiadi, ma rilanciare il nostro sistema che adesso vive una profonda crisi. Questo è lo sport più bello del mondo e il messaggio che deve arrivare è che è un gioco. Ogni qualvolta che cerchiamo di portarlo sul professionismo, ci troviamo spesso frustrazione e amarezza. Quando, invece, lo intendiamo con il ruolo che merita, allora il proselitismo che genera è altissimo”.
















