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Road to Belgrado: l’otto maschile

sabato 2 Settembre 2023

Road to Belgrado: l’otto maschile

Ci sono Simone Venier (Fiamme Gialle) e Giovanni Abagnale (Marina Militare), il primo a caccia della sua sesta Olimpiade in carriera (sarebbe record per l’Italia del canottaggio in coabitazione con un’altra leggenda, Rossano Galtarossa) e argento olimpico a Pechino 2008 nel quattro di coppia, il secondo bronzo a Rio 2016 nel due senza. C’è Gennaro Di Mauro, splendido ottavo a nemmeno 20 anni a Tokyo 2020 in singolo e oggi, dopo un anno trascorso nelle vesti di studente-atleta a Berkeley presso la California University, colonna della punta maschile azzurra. C’è Vincenzo Abbagnale (Marina Militare), azzurro anch’egli a Tokyo 2020 prima come riserva e poi titolare in quella rocambolesca Olimpiade nel due senza maschile. C’è Leonardo Pietra Caprina (Fiamme Gialle), dal 2017 (aveva appena 20 anni allora) capovoga dell’ammiraglia maschile azzurra, con la quale ha vinto il bronzo ai Mondiali di Sarasota proprio quell’anno, e il bronzo europeo nel 2022 a Monaco. Ci sono infine Salvatore Monfrecola, Emanuele Gaetani Liseo (Marina Militare), Matteo Della Valle (Fiamme Oro) e la timoniera Alessandra Faella (CUS Torino).

Questi nove nomi compongono l’otto maschile ai Mondiali di qualificazione olimpica di Belgrado. Un progetto ambizioso – arrivare subito nei primi cinque classificati e qualificare quindi la barca per Parigi 2024 – che quest’anno poggia su solide basi. Il quinto posto agli Europei di Bled e il quarto in Coppa del Mondo a Varese sono piazzamenti assolutamente convincenti (in Slovenia la Germania quarta era distante appena 69 centesimi, alla Schiranna il Canada plurititolato e con una grande tradizione nella specialità ha chiuso dietro l’Italia), che non assicurano certo il pass per l’Olimpiade del prossimo anno, ma che fanno capire come questa volta l’ammiraglia maschile azzurra sarà lì per lottare ad armi pari contro nazioni che da anni dominano il settore.

Il capovoga Pietra Caprina: “Abbiamo lavorato bene e non vediamo l’ora di testarci sul campo di gara”. Poche parole ma sicure, che fanno il paio con quelle di Abagnale: “E’ stato uno dei raduni più duri ai quali abbia mai partecipato, ma abbiamo lavorato bene e adesso siamo pronti a dimostrare il nostro valore”. Per Venier, capitano di tutta l’Italremo e dall’alto della saggezza dei suoi 39 anni, “abbiamo fatto varie prove grazie alle quali siamo riusciti a costituire questo equipaggio. Sappiamo che sarà un Mondiale difficile, con molte squadre forti in gara, ma da parte nostra daremo sempre il massimo per giocarcela fino alla fine”.

Venier un’Olimpiade in otto l’ha già fatta, da ripescato, a Rio 2016. Fu un successo già essere là, visto che il biglietto per il Brasile giunse solo una volta confermata l’esclusione della Russia per lo scandalo doping. Importante ma non memorabile la partecipazione ad Atene 2004, ma non esiste appassionato che si rispetti che non conosca la mitica finale dell’otto maschile a Sydney 2000: un incredibile quarto posto di Cascone, Berra, Palmisano, Penna, Pinton, Leonardo, Corona, Ghezzi e Iannuzzi al timone, a 2.29 dalla Gran Bretagna medaglia d’oro, a 1.49 dall’Australia d’argento, e soprattutto a 52 centesimi dalla Croazia bronzo.

Poteva essere una medaglia dal valore storico inestimabile, contando che l’Italia nell’otto maschile è sì salita sul podio a cinque cerchi in ben tre occasioni (bronzo a Parigi 1924, argento a Los Angeles 1932 e Berlino 1936, questi ultimi due podi grazie ai mitici livornesi degli Scarronzoni), ma si fa fatica ormai a trovare testimoni di quelle regate.

Adesso, i remi dell’ammiraglia maschile azzurra sono nelle mani di Leonardo, Vincenzo, Simone, Gennaro, Giovanni, Salvatore, Emanuele e Matteo, con Alessandra alla loro guida. Cercheranno di inserirsi tra la Gran Bretagna dominante negli ultimi due anni ma finalmente battuta nell’ultimo atto di Coppa del Mondo dall’Australia – anch’essa in gara a Belgrado, Olanda e Romania sempre competitive in stagione, l’incognita Germania (maestra della specialità ma che sta cercando di uscire da una profonda crisi di risultati, e il percorso è tutt’altro che ultimato), gli Stati Uniti mai da sottovalutare, la Cina anch’essa equipaggio da decifrare, il già battuto Canada e persino l’Austria. Sarà bagarre. Ma l’Italia sarà lì per lottare fino all’ultimo centesimo utile.