Remare in Libertà: un progetto che guarda al futuro
L‘impegno sociale del canottaggio prosegue senza battute d’arresto su più fronti. In particolare, in occasione della seconda puntata di CanottaggioInforma andata in onda lo scorso 21 marzo, è stato fatto il punto della situazione sul progetto Remare in Libertà, creato dalla Federazione Italiana Canottaggio e sostenuto da Sport e Salute, e reso possibile grazie al protocollo di intesa siglato con il Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità. La prima a prendere la parola, durante la puntata, è stata la Consigliera Federale, e Responsabile del Progetto, Rossella Scola la quale ha spiegato che: “Un progetto così complesso ed ambizioso ha potuto prendere il via solo grazie alla straordinaria sinergia che si è creata tra il Mondo del canottaggio, sia a livello di uffici federali che di Società, Sport e Salute ed il Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità, nostro ente di riferimento. L’obiettivo è quello di realizzare delle azioni congiunte, tese ad attivare percorsi di rieducazione attraverso il mondo del canottaggio sia indoor che outdoor, coinvolgendo varie realtà remiere sul territorio. Da una parte quindi le Società accoglieranno i partecipanti ma dall’altra saranno i vari tecnici ad adoperarsi negli Istituti Minorili. L’interazione dei percorsi rieducativo e sportivo puntano a creare un connubio funzionale a gettare le basi per consentire proprio a questi ragazzi di puntare ad un riscatto sociale”.

È poi intervenuta la Funzionaria di Giustizia Minorile e di Comunità, Marisa Calore, la quale ha affermato che: “La straordinaria disponibilità della Federazione Italiana Canottaggio, presieduta da Giuseppe Abbagnale, ci ha convinto che l’iniziativa fosse assolutamente da portare avanti. In generale l’attività sportiva rientra nei nostri percorsi rieducativi. Lo sport infatti si configura come strumento di supporto che accompagna i ragazzi verso l’età adulta. In questo senso parliamo di un duplice percorso: rieducativo e di crescita. Sorprendente è stata la risposta proprio dei ragazzi, basti pensare che ad oggi siamo a 68 richieste di inserimento. Questo ci da grande soddisfazione. Sono convinta che quest’esperienza possa offrire molto ai ragazzi, sia in termini di competenze sia in campo lavorativo, visto che potrebbero esserci delle prospettive future – e ha aggiunto – Un progetto come questo può essere letto come un segnale molto importante di apertura che arriva dalla cittadinanza attiva e che ci aiuta ad abolire quei pregiudizi che gravitano attorno al mondo dei nostri ragazzi. Tale sensibilizzazione diviene fondamentale per quelli che sono poi i futuri percorsi di inclusione sociale”.

L’ultimo intervento in merito a Remare in Libertà è stato quello del referente della Federazione Italiana Canottaggio per il Progetto, Francesco Stoppa, che ha illustrato i dettagli tecnici: “Il Progetto è diviso in due parti, una parte che si svilupperà all’interno degli Istituti Penitenziari Minorili dove si svolge un’attività prevalentemente indoor. Poi c’è una seconda parte che coinvolge ragazzi ospiti in comunità, quindi non più detenuti in IPM, che saranno chiamati a prendere parte a attiva a corsi previsti nelle varie Società Sportive aderenti. L’obiettivo è quello di instradare i partecipanti alla pratica remiera in barca, a contatto con le nostre magnifiche cornici naturali. E quella è sicuramente la parte più bella in assoluto”. E proprio Francesco Stoppa ha concluso il suo intervento, anticipando quello che sarà il finale del percorso: “A fine ottobre poi, nella città di Torino, è previsto un grande evento conclusivo. Una competizione che coinvolgerà tutti i partecipanti. Saranno in gara equipaggi regionali composti dai ragazzi coinvolti nel progetto che si sfideranno su imbarcazioni del tipo GIG. La regata sarà sul Po”.
















