-30. Olimpiadi di Tokyo ieri e oggi: cosa è cambiato dall’edizione dei Giochi del 1964
-30. Olimpiadi di Tokyo ieri e oggi: cosa è cambiato dall’edizione dei Giochi del 1964
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ROMA, 23 giugno 2021 – Con il conto alla rovescia per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020+1, già ampiamente in progressione, proviamo a mostrare quanto il canottaggio sia cambiato in 57 anni di distanza dal 1964, anno dei Giochi del 1964. Proviamo a raccontare, quindi, i passi principali del cambiamento del canottaggio in oltre mezzo secolo di storia remiera: partiamo subito dalla “parità tra uomini e donne”. Il cambiamento epocale nel canottaggio olimpico è arrivato proprio con l’introduzione delle specialità femminili. Il programma delle regate a Tokyo 1964 comprendeva solo sette specialità e tutte per uomini: singolo, doppio, due senza, due con, quattro con, quattro senza e otto. Per la cronaca le gare si disputarono sul bacino artificiale di Toda e la partecipazione azzurra era limitata a tre sole imbarcazioni: il quattro con della Falck Dongo di Renato Bosatta, Franco De Pedrina, Giuseppe Galante, Emilio Trivini e Giovanni Spinola al timone (medaglia d’argento), il quattro senza della Moto Guzzi di Fulvio Balatti, Romano Sgheiz, Luciano Sgheiz, Giovanni Zucchi (quinto), e l’otto della Marina Militare di Sereno Brunello, Dario Giani, Giampietro Gilardi, Francesco Glorioso, Pietro Polti, Orlando Savarin, Sergio Tagliapietra e Ivo Stefanoni al timone (sesto).
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Ci vollero altri 12 anni, ai Giochi di Montreal 1976, per vedere i primi equipaggi femminili gareggiare per l’oro olimpico in sei specialità: singolo, due senza, doppio, quattro con, quattro di coppia con timoniere e otto. Al debutto femminile nel canottaggio non era presente nessun equipaggio italiano. Dovettero passare altri otto anni per vedere equipaggi femminili ai Giochi: a Los Angeles 1984 prese parte il singolo di Antonella Corazza, che venne eliminato, e il quattro di coppia con timoniere di Raffaella Memo, Alessandra Borio, Donata Minorati, Paola Grizzetti (Paola Grizzetti si infortunò e venne sostituita da Antonella Corazza) e Roberta Del Core al timone che chiusero i Giochi al sesto posto. I Giochi Olimpici di Tokyo 2020+1 segneranno, invece, un’altra tappa importante nella ricerca dell’uguaglianza di genere con un numero uguale di donne e uomini che scenderanno in acqua, sul Sea Forest Waterway, in sette specialità ciascuno. Sarà la prima volta nella storia olimpica che questo accade. Altro cambiamento da sottolineare è stato quello sull’accessibilità poiché, nelle settimane successive ai Giochi Olimpici del 1964, Tokyo ospitò i II Giochi Paralimpici. Paralimpiade che, da opinione comune, ebbe enorme successo e contribuì alla continua crescita e al futuro successo di tutto il movimento paralimpico.

Per poter assistere, però, alle regate paralimpiche il mondo remiero dovette aspettare altri 44 anni per il suo debutto Paralimpico. Questo avvenne ai Giochi di Pechino 2008 con l’Italia questa volta presente al debutto con quattro equipaggi: il quattro con LTA Misto, di Luca Agoletto, Daniele Signore, Paola Protopapa, Graziana Saccocci e Alessandro Franzetti al timone, che fece vincere all’Italia la sua prima medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici, il doppio misto di Daniele Stefanoni, Stefania Toscano (quarto), il singolo femminile di Agnese Moro (settimo) e il singolo maschile di Simone Miramonti (ottavo). Con l’equilibrio di genere, raggiunto dal programma del canottaggio paralimpico, le quattro specialità presenti a Pechino sono anche quelle presenti nel programma di Tokyo 2020+1: singolo maschile e femminile, doppio misto e quattro con misto. L’unica differenza è che, per la prima volta, anche il pararowing gareggerà sui 2000 metri (la distanza precedente era di 1000 metri). Altra tappa fondamentale è quella che, dopo 57 anni, il canottaggio diventerà di “portata globale”. Quando le squadre parteciparono alla cerimonia di apertura dei Giochi del 1964, i 370 vogatori marciarono dietro solo a 27 bandiere (principalmente europee) delle 94 bandiere nazionali che sventolavano nello stadio.

Nel percorso di oltre mezzo secolo, in cui sono 205 le bandiere che sventoleranno davanti agli atleti olimpici per la cerimonia di apertura, quest’anno gli oltre 500 vogatori gareggeranno alle Olimpiadi in rappresentanza di 80 nazioni e 96 vogatori gareggeranno alle Paralimpiadi per 24 nazioni. Tutto questo lavoro è frutto dell’attività World Rowing per sviluppare il canottaggio oltre le tradizionali regioni dell’Europa e delle Americhe. Questo nell’ultimo decennio ha portato a una completa revisione del processo di qualificazione olimpica e paralimpica. Il risultato è una rete remiera in rapida crescita in percorsi continentali tesi allo sviluppo di atleti e allenatori dasi primi rudimenti fino a portarli alla qualificazione per i Giochi Olimpici e Paralimpici. Attenzione è stata posta anche alla posizione del campo di regata. Ai Giochi Olimpici del 1964 gli atleti dovevano percorrere 25 chilometri dal villaggio olimpico al campo di regata di Toda, sul fiume Arakawa, originariamente costruito per i Giochi Olimpici del 1940 in seguito cancellati a causa della Seconda Guerra Mondiale. Per le Olimpiadi di quest’anno è stato costruito, invece, una nuovo campo di regata, il Sea Forest Waterway, situato nella baia di Tokyo. Il luogo è circondato da isole artificiali che ospitano nuovi quartieri per la città. Ad un’estremità del corso c’è il nuovo Tokyo Bay Bridge con tre tunnel per andare e venire dalle isole. È al centro di un nuovo polo di sviluppo e, con la crescita del canottaggio a Tokyo, numerose scuole e università utilizzeranno la sede una volta terminate le Olimpiadi e le Paralimpiadi.
















