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Il ricordo di Luigi Matteoli, uomo di vita e di sport

lunedì 3 Febbraio 2020

Il ricordo di Luigi Matteoli, uomo di vita e di sport


TRIESTE, 03 febbraio 2020 – I cuori dei canottieri listati a lutto per la scomparsa in questi giorni a Torino, di Luigi Matteoli, perché nel capoluogo piemontese, Luis, come affettuosamente lo si chiamava, era Il Canottaggio. Un canottaggio che usciva dalla sua mente vulcanica per prendere varie forme e dimensioni, ma il cui obiettivo finale era sempre quello: innamorarsi e non smettere di remare a qualunque età. Un passato da canottiere, prima all’Esperia e poi alla Sisport Fiat di Arturo Cascone, il “Duce”, chiamato così per il suo fare autoritario che non ammetteva repliche, ma guardava sempre al sodo.


Luigi con il remo in mano era ricordato soprattutto per quel titolo assoluto in due con assieme a Padoan, e timonati da Giorgio Sajeva, che fece vedere i sorci verdi niente di meno che a sua maestà Primo Baran che in coppia con Renzo Sambo e timonati da Bruno Cipolla, vinsero l’oro a Città del Messico qualche anno prima, battuti dai due torinesi, era il 1972, targati Fiat a Castel Gandolfo. Una carriera remata interrotta nel 1974, quando il prof. Luigi Matteoli, insegnante di educazione fisica al Pininfarina, decise di saltare la staccionata e iniziare ad allenare. Un ambiente stimolante, quello di corso Moncalieri 346 sede della Fiat, all’epoca Ricambi, con un tandem tecnico di assoluto valore: ad Arturo i senior, a Luis i giovani, che si impegnavano in un percorso qualitativo e che iniziarono a sentir profumo di Maglia Azzurra come di titoli italiani. Era un connubio perfetto: poliziotto cattivo e poliziotto buono, con Arturo nei panni del primo (ma cattivo non lo è davvero mai stato, tutt’altro) e Luigi quello buono, perché cercava sempre idee per salire nei ranking italiani prima e mondiali poi, e limava quando la cosa si poteva fare, la dura scorza dell’altro.


Una battuta, un incoraggiamento, una pacca sulle spalle, ma poi giù a lavorare, e quanto si lavorava! Una Fiat in cima al tetto del canottaggio italiano, che in quanto a risultati e ad organizzazione era sempre da esempio. Ricorda in un post su Facebook Beppe Carando: “Con lui alla guida, il Fiat portò a casa dei gran bei successi, dalla medaglia mondiale di Baco e Paco, ai successi dei PL, il nostro argento ai mondiali junior e tanti altri… fu un bel periodo segnato dalla guida di Luis, che sapeva sdrammatizzare certe situazioni e sapeva pretendere in tante altre. Ci ha fatto crescere tutti non solo come canottieri ma soprattutto come uomini. Ciao Luis, buon viaggio, forse ritroverai Bebo e Ciciu lassù…”. Parole toccanti, ricordi indelebili che rimarranno sempre nelle nostre menti, nei nostri cuori.Il 1974 vide esordire in Italia il canottaggio femminile, e il club torinese quello dei “remi rossi”, fu uno dei precursori, grazie anche a Matteoli, che oltre che nella sua società, prese per mano la neonata nazionale femminile portandola per la prima volta agli eventi internazionali.


Un gruppo entusiasta che dovette pagare lo scotto della mancanza di esperienza, ma il seme era stato gettato, e da lì il remo femminile italiano, grazie a Luis che ci aveva creduto, ma soprattutto provato, passo dopo passo scalò le classifiche internazionali. I miei ricordi un po’ si perdono ma fu poi il periodo dei grandi raid a remi dei quali Luigi fu un novello argonauta, con il Torino-Londra e il Torino fino alla foce del Po, dettati dal piacere del remare, dell’avventura, dello stare assieme. Poi per Matteoli il passaggio all’Armida, Circolo prestigioso, ad alcuni km e dalla riva opposta dalla sua Fiat, nel quale lasciò dei gran bei ricordi ed altrettanto importanti risultati.


Ed infine l’ultima sua creatura, quei Amici del Remo, della quale fu fondatore, presidente, allenatore, tutto insomma, società nella quale aveva investito e creduto. Un po’ più in su del Fiat verso monte, al 422 di corso Moncalieri, al Fioccardo, dove assieme alle uscite in barca c’erano le cene, le feste ed il ballo. Grandi soddisfazioni per quella che era la sua creatura, e lo si capiva da come ne parlava, da quando, le volte che andai a trovarlo, mi portava in perlustrazione per farmi vedere che cosa aveva fatto e che cosa c’era ancora da fare, ma sempre con lo stesso spirito e passione.


Era in occasione di un Silver Skiff che mi indicò un master scendere in barca con i colori della sua società. “Vedi quello? – mi disse – va in gara per arrivare ultimo, perché a lui non interessa il piazzamento, ma vogare sul Po”. Era un po’ il suo pensiero, che aveva trasmesso anche a chi aveva conosciuto il canottaggio non più tanto giovane. Poi la pugnalata dal suo fiume, che nel 2016 era esondato e aveva invaso gli Amici del Remo con acqua e fango, era la fine di una società e forse quella di un’epoca che vedeva nel tratto cittadino del Po, scendere in barca anche chi non era solo agonista, ma in un quadretto stile Renoir e la sua Colazione dei Canottieri, per il piacere di remare.


Ora Luigi Matteoli non c’è più, e tanto ci mancherà la sua presenza, la sua voce, le sue battute, ma il solco tracciato non deve sparire, e se tra un po’ al prossimo Silver vedrete in lontananza, staccato, arrivare un singolo di legno, beh, adesso lo sapete anche voi… Per chi volesse ancora salutarlo è possibile oggi lunedì 3 febbraio dalle 14.00 alle 17.00, presso le camere mortuarie delle Molinette in Via Santena 5, mentre il Rosario si terrà sempre oggi, 3 febbraio, presso la Parrocchia Santuario Sacro Cuore di Gesù Via Nizza 56, alle ore 18.00. Il funerale si terrà martedì 4 febbraio alle ore 11.15, sempre presso la stessa parrocchia. La cerimonia funebre terminerà presso il cimitero di Moncalieri.

Maurizio Ustolin

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