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Focus sulle Società Remiere: la Canottieri Paolo d’Aloja

martedì 15 Settembre 2020

Focus sulle Società Remiere: la Canottieri Paolo d’Aloja


ROMA, 15 settembre 2020 – Oggi ci fermiamo in Toscana, a Chiusi, per parlare con il Presidente Silvano Alfatti a capo della Canottieri Paolo d’Aloja, un nome che evoca un grande passato legato alla rinascita dell’Italia del canottaggio in chiave moderna. Il sodalizio è stato fondato all’inizio degli anni ’70 e, per onorare l’allora Presidente Federale Paolo d’Aloja, il quale avrebbe voluto impiantare il Centro Federale a Chiusi, gli venne dato il suo nome. Un bel riconoscimento per un uomo che, in seguito, diede al canottaggio un’ulteriore spinta innovatrice. Ma iniziamo a dialogare con il Presidente Alfatti al quale chiediamo se il lockdown ha lasciato strascichi nella sua società:


“Le conseguenze del lockdown sono state all’inizio abbastanza dure da affrontare, soprattutto per organizzare l’attività e consentire agli atleti di proseguire negli allenamenti. Ci siamo organizzati assegnando le attrezzature necessarie, remoergometri, ecc. e seguendo a cadenze settimanali, con videoconferenze, il lavoro dei ragazzi, peraltro uno dei nostri atleti ha ideato un’app sul telefono che metteva in collegamento, in tempo reale, i remoergometri dei ragazzi con gli allenatori che potevano visionare come veniva svolto il lavoro e dare indicazioni. Dal punto di vista economico non abbiamo avuto particolari difficoltà, anche se chiaramente nei tre mesi di fermo parziale le quote mensili sono state ridotte”.


Oramai si è tornati alla normalità e, anche se a fatica, si continua a lavorare e ad allenarsi attenendosi ai vari protocolli in vigore. Lei ritiene che il cambiamento in atto possa sedimentarsi nello sport in genere e nel canottaggio in particolare? “Diciamo che siamo tornati ad una quasi normalità. I protocolli da seguire e le attenzioni da porre in essere impegnano non poco sia gli atleti che la Società in termini economici, sanificazioni, e sia in termini di maggior tempo da destinare all’attività, dovendo suddividere i ragazzi in gruppi di lavoro per evitare assembramenti troppo numerosi. Ritengo, quindi, che i cambiamenti in atto, in tutti i settori sportivi e non, hanno fatto prendere ancor più coscienza di quanto sia importante la tutela della salute e le relative misure e regole da rispettare: Sotto questo aspetto ritengo che il cambiamento non possa, ma debba sedimentarsi”.


Presidente, lei ritiene di poter ripristinare i programmi iniziali, bloccati dalla pandemia, e svilupparli ulteriormente? “La società in questo periodo di pausa forzata ha cercato di proseguire nello sviluppo dei programmi sia di crescita del numero dei tesserati, sia del miglioramento delle strutture. Posso affermare che questo periodo ci ha consentito, attraverso un’attenta opera di sensibilizzazione e di promozione fatta in periodo antecedente il Covid-19, di vedere aumentate di un buon numero i tesserati, soprattutto della categoria ragazzi e ragazze tra i 10 e i 14 anni”. Parteciperà alle regate dell’ultima parte della stagione remiera e se sì a quali? “Come società parteciperemo sicuramente al Campionato Italiano di Ottobre, con tutte le categorie Ragazzi, Junior e Senior, dopodiché prima di arrivare a tale data parteciperemo alle regate organizzate in Toscana.


Una delle quali, per altro Campionato Toscano, organizzata sul nostro lago e dalla nostra società. Poi vedremo se partecipare ad altre regate che saranno organizzate prima di fine anno”. Secondo lei come si potrebbero aumentare i tesserati nei vari sodalizi e, conseguentemente, anche nella Federazione? “Questa è una domanda alla quale è molto difficile poter dare una risposta precisa, poiché le problematiche sono diverse, come le opportunità e le difficoltà che si incontrano da Regione a Regione e da sodalizio a sodalizio. Vede, come ho detto sopra, noi abbiamo fatto un grande lavoro andando nelle scuole dei comuni limitrofi, contattando i genitori, facendo corsi estivi, accogliendo per alcuni giorni ragazzi che partecipavano a campi estivi nel cui programma vi era anche l’attività del canottaggio ed altro.


Tutte queste sono attività che non hanno dato subito dei tangibili risultati, ma poi nel tempo si sono dimostrate valide. Chiaramente, per poter far ciò occorrono tempo e persone a disposizione. E’ un lavoro molto impegnativo, che va fatto là dove ci sono le strutture, perché un conto è far provare i remoergometri, mentre altro è far salire i ragazzi su una barca. La mia esperienza mi dice che questo diverso approccio ‘lega’ le persone che si avvicinano al canottaggio in maniera indissolubile. Altra cosa è che far affiliare i ragazzi alle nostre società, e soprattutto mantenerli senza estremizzare la parte agonistica – e questo sin da piccoli e anche nelle categorie giovanili – consentirebbe di avere tesserati che praticano il nostro sport anche solo per il loro benessere fisico e non solo per il puro risultato agonistico.


In ultima analisi il percorso intrapreso dalla FISA, ad esempio di togliere le categorie pesi leggeri o comunque dargli meno spazio, va contro corrente alla ricerca di avere un canottaggio con più tesserati, visto che cosi escludiamo una buna fetta di atleti che alla fine non potranno continuare, se vorranno, il loro percorso agonistico e quindi o si dirotteranno su altri sport o smetteranno”. Presidente, ci svela come mai la sua società è intitolata allo storico Presidente artefice del cambiamento nel canottaggio italiano? “Con vero piacere. Quando la società è stata fondata nel 1972, i soci fondatori di allora chiesero alla presidenza della Federazione consulenza e aiuto per promuovere l’attività del canottaggio sul lago di Chiusi. L’allora Presidente Paolo d’Aloja venne a fare un sopralluogo del posto e si innamorò a tal punto del Lago che propose di impiantare a Chiusi il Centro Federale.


La cosa ebbe vari passaggi in Consiglio comunale, ma alla fine fu deciso di non dare seguito alla richiesta Federale. I consiglieri della Canottieri decisero, quindi, di dare il nome del Presidente Paolo d’Aloja alla costituenda società. Negli anni abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con la figlia e con tutti i Presidente Federali che si sono succeduti. Un particolare ricordo va al Presidente Gian Antonio Romanini col quale abbiamo condiviso l’organizzazione dei Festival dei Giovani del 1995 e del 2000 e con il quale tutta la società era legata da un profondo rapporto di amicizia e stima”. Tra le categorie che vanno a formare i tesserati della Federazione, lei ritiene che la categoria master, che recentemente ha disputato i Campionati a Ravenna, sia in continua crescita e se sì perché?


“Diciamo subito che l’attività dei Master, se adeguatamente supportata e indirizzata, è linfa vitale per il canottaggio. Sono persone che amano questo sport e molto spesso sono trainati nelle Società per la loro passione e il loro impegno. Non so dirle se il movimento è in espansione, ma quello che posso dire è che lo vedo vivo e vitale e questo è un bene per tutto il canottaggio”. Qual è la situazione attuale del canottaggio nel suo territorio? ” Diciamo buona. Sul lago di Chiusi operano due società che hanno un buon numero d’iscritti. Certo il paese è piccolo e vi sono altre importanti attività sportive come il volley, il basket, le scuole calcio ecc.. Pertanto non è facile portare i ragazzi a praticare il Canottaggio. Dobbiamo lavorare duramente, ma vedo che entrambi i sodalizi hanno ragazzi giovani e volenterosi”.


Ha una ricetta da suggerire per un canottaggio moderno e al passo con i tempi? “Questa è la domanda che ad ogni Assemblea federale, per il rinnovo delle cariche, è al centro dei Programmi di chi si candida alla Presidenza. Lo dico scherzando su: se avessi questa ricetta mi candiderei anche io. Ma al di là delle battute, dobbiamo intenderci su ciò che significa ‘canottaggio moderno’, dopodiché si può iniziare a discutere, ma se non partiamo da un’analisi seria e puntuale, e dal valore da dare alle attività di canottaggio olimpico, Indoor Rowing, Coastal Rowing, ecc. difficilmente potremo sintetizzare un serio progetto di sviluppo e al passo coi tempi. Quello che mi sento di dire, infine, è che vi sono dei problemi che a volte sono un vero e proprio limite a questa attività, come il costo dei materiali, delle imbarcazioni ecc.. Alle volte, tra il serio e il faceto, dico ai ragazzi che mi chiedono di modernizzare il parco barche che il canottaggio è uno sport per ricchi, ma praticato da ‘poveri'”.


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