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Focus sulle Società Remiere: il Circolo Canottieri Ortigia

domenica 2 Agosto 2020

Focus sulle Società Remiere: il Circolo Canottieri Ortigia


ROMA, 02 agosto 2020 – Con un grande balzo virtuale torniamo nuovamente in Sicilia, a Siracusa, per parlare con il Presidente della Sezione Canottaggio del Circolo Canottieri Ortigia, Ermenegildo Chessari. Il sodalizio, nato nel 1928, prende il nome dall’isola di Ortigia che, di fatto, è la parte più antica di Siracusa. La Società vede la luce nei primi decenni del secolo scorso grazie alla passione di un gruppo di Canottieri che, animati dal grande amore per il mare e per gli sport acquatici, diedero vita al CC Ortigia stabilendo, cosi, la prima sede ai “Sette Scogli”, fra la capitaneria di Porto e la Fonte Aretusa, nella zona nota a tutti i siracusani come “Villetta Aretusa”.


Tra gli atleti più illustri che il sodalizio annovera spicca Carlo Grande che, durante la sua carriera agonistica, può vantare la conquista di 24 Titoli Italiani nella varie categorie e specialità, la partecipazione a 12 Campionati del Mondo, salendo 4 volte sul podio tra cui due titoli mondiali nel 1995, a Tampere in Finlandia nella specialità del due senza pesi leggeri, e nel 2002, a Siviglia in Spagna nell’ammiraglia pesi leggeri.


Dopo questa brevissima digressione storica, torniamo a parlare con il Presidente Chessari al quale chiediamo quali erano i programmi che dovevano essere sviluppati prima del lockdown: ”Prima di rispondere alla domanda, è bene che io spieghi prima la nostra visione del canottaggio. Utilizzo volontariamente il plurale perché integralmente condivisa dai dirigenti, dagli allenatori e da quanti ci sono vicini, genitori compresi, che ci aiutano giornalmente a far girare il motore dell’Ortigia. Il nostro è un mondo fatto di volontari che vivono del proprio lavoro, profondamente innamorati del remo. Il fine ultimo dell’Ortigia è quello di creare la coesione, la maturazione, la crescita del gruppo, attraverso la pratica del canottaggio, ponendo quindi sullo stesso piano il neofita e l’agonista. Dal momento che la nostra attività è autofinanziata dai dirigenti, gli stessi risentono della disponibilità economica. Per il 2020 avevamo previsto di partecipare a tutte le regate regionali, al Festival dei Giovani, ai Meeting Giovanili e al Campionato Italiano Master. Per i Meeting Nazionali e i Campionati Italiani la dirigenza aveva deliberato la partecipazione solo se le prestazioni degli equipaggi giustificassero una loro presenza qualificata”.


La cosiddetta normalità post-covid 19 è arrivata con l’utilizzo delle imbarcazioni multiple per gli allenamenti, ma come hanno vissuto questo periodo i suoi tesserati? “L’Ortigia in 92 anni di vita, se si esclude il periodo 1940/1945, ha vissuto in questi mesi di covid 19 il momento peggiore, dominato dall’incertezza sul modo migliore di surrogare gli allenamenti in presenza. La soluzione è stata quella classica: distribuiti i remoergometri, gli allenatori hanno predisposto adeguati programmi personalizzati, e con sedute video ne hanno seguito lo svolgimento. Colgo l’occasione, quindi, per ringraziare lo staff tecnico composto dagli allenatori Alessandra Russo, Andrea Sardone, Giovanni Chessari, Domenico Moschitto e dal preparatore Salvo Bottaro. Ora finalmente siamo tornati in acqua con barche lunghe, e mi creda, questo ci ha resi felici poiché vedere un quattro che scivola sulle acque del porto, o tra i papiri del fiume Anapo, è una sensazione che non si può raccontare, va vissuta”.


È molto bello quello che dice, e sicuramente uscire in barca dà anche quel senso di libertà che solo il canottaggio sa regalare, quella libertà che la pandemia ci ha tolto e poi ridato in parte. Ci parli ora del futuro dell’Ortigia e delle gare virtuali messe in campo dalla Federazione: “Tutti i nostri programmi restano invariati, anche se inevitabilmente risentiranno della situazione contingente. I ragazzi veramente motivati, stimolati e valutati con attenzione dagli allenatori, sempre nell’ottica precedentemente esposta, potranno partecipare alle ultime regate ancora in programma. Mentre per le gare organizzate dalla Federazione durante il lockdown, posso affermare che sono state geniali, perché con un relativo impegno organizzativo sono riuscite a far lavorare, motivandoli, migliaia di atleti da Trieste a Siracusa. Complimenti a quanti hanno avuto questa intuizione. Inoltre approfitto per ringraziare l’Ufficio Area Comunicazione, e quindi la Federazione e i suoi dirigenti, per lo spazio e la visibilità che attraverso i canali federali ci state regalando”.


Presidente, nel concludere ci parli della sua visione del canottaggio nazionale, tenendo conto del territorio in cui la sua società opera: “Vorrei sottolineare alcune problematiche che assillano tutte le piccole società, come quella che rappresento, e che sono la maggioranza tra quelle affiliate alla Federazione. Problemi che ovviamente si amplificano se le stesse sono ubicate sulle isole. Mi riferisco in primis alle trasferte, e non svelo un segreto dicendo che l’Ortigia dista 1000 km da Piediluco e 1400 km da Varese e che sopporta dei costi sempre meno sostenibili, per cui sarebbe il caso, forse, di trovare un meccanismo compensativo che ne tenga conto. Senza questa compensazione ritengo si assisterà alla lenta agonia del Canottaggio sul territorio. Un altro problema riguarda gli allenatori delle società di cui sopra, poiché sono persone che gratuitamente, e per pura passione, prestano la loro opera: ebbene ritengo che sia sbagliata la soppressione delle conferenze regionali a cui i tecnici potevano partecipare con più facilità, mantenendo solo quella nazionale. Io credo che il sistema vada rivisto poiché basta poco per aiutare il movimento remiero. Siamo una piccola Federazione costituita soprattutto da tante famiglie, come l’Ortigia, che faticano non poco per mantenere viva e trasmettere alle future generazioni una disciplina che è maestra di vita come solo il canottaggio può garantire”.


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