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Un blocco solo: il quattro senza Pesi Leggeri campione del Mondo si racconta

mercoledì 22 Novembre 2017

Un blocco solo: il quattro senza Pesi Leggeri campione del Mondo si racconta


ROMA, 22 novembre 2017
– Frulla in un contenitore tre dita di Trieste e una di Roma, e avrai il quattro senza pesi leggeri maschile campione mondiale a Sarasota. I tre alfieri del CC Saturnia Piero Sfiligoi, Lorenzo Tedesco e Federico Duchich, uniti al portacolori del Tirrenia Todaro Leone Maria Barbaro, con grande determinazione hanno rincorso un sogno divenuto realtà e realizzatosi grazie ad una compattezza tra loro non comune in uno sport difficile come il canottaggio. Il capovoga, Piero Sfiligoi, conferma l’unione dell’equipaggio, senza però nascondere qualche attimo di fisiologica difficoltà:


“Eravamo effettivamente un armo molto unito, anche perché Barbaro si era già allenato con noi e ormai è uno di famiglia. Non ci sono stati momenti di grossa tensione durante la preparazione, qualche lieve litigio o qualcuno che fosse in disaccordo in alcuni momenti naturalmente c’è stato, però non ricordo attimi di vera difficoltà a gestire i rapporti tra di noi. Sia durante il percorso che ci ha portato verso la Selezione che nei mesi di preparazione a casa, ha sempre regnato grande armonia tra di noi e con il nostro tecnico Spartaco Barbo”.


Per Lorenzo Tedesco, il risultato raggiunto grazie a questa unione è stata un’emozione fortissima: “Non tanto per il risultato, quanto per gli anni di lavoro che ci sono stati alle spalle, non solo in questo 2017 dove il risultato di Sarasota è stato cercato e voluto. Ho voluto questa medaglia d’oro per tutti gli anni della mia carriera, che è stata in continua ascesa, ed è arrivata grazie ad un lungo lavoro portato avanti assieme a Spartaco Barbo in questi anni ed è questo che più di tutto mi dà forte emozione. Purtroppo il quattro senza Pesi Leggeri non è più barca mondiale e olimpica, posso dire di essere campione del Mondo vita natural durante, ma mi spiace sia così.


Io e Piero lo scorso anno ci siamo avvicinati molto alle Olimpiadi, poi sono state fatte scelte diverse che giustamente abbiamo accettato, ma questo risultato ottenuto dopo dà maggiore soddisfazione e ancor più il senso del riscatto”. Unico non triestino sulla barca, il romano Leone Maria Barbaro grazie al successo in Florida è tornato sul tetto del Mondo, quattro anni dopo il successo sull’otto leggero nel 2013. Due vittorie giunte in situazioni diverse, allora dopo un lungo lavoro sempre a confrontarsi con le altre barche in partenza per la Corea e dopo anni di successi nelle categorie giovanili, oggi allenandosi quasi sempre da soli in Friuli e, nel suo caso, dopo un anno di stop dall’agonismo:


“Nel 2013 eravamo una barca di giovani alla prima esperienza in un Mondiale assoluto, ed era la prima occasione per tutti di confrontarsi con equipaggi di alto livello. Partimmo per Chung-ju dopo un lungo raduno assieme alle altre barche della squadra nazionale, e il confronto quotidiano con loro fu un fattore fondamentale per raggiungere quella vittoria. La voglia di fare era tantissima, e motivazione e affiatamento non mancarono mai nel corso della preparazione. Quattro anni dopo poi è arrivata questa medaglia d’oro, e per me la voglia di tornare a gareggiare, vincere, e riscattarmi era moltissima.


Abbiamo costruito un grande equipaggio, dentro e fuori la barca perché siamo riusciti ad allenarci bene e a divertirci nei momenti di stacco dalla preparazione. Questo risultato a differenza del 2013 è stato raggiunto allenandoci da soli, e quindi le difficoltà sono state maggiori, ma siamo stati bravi a focalizzarci bene sull’obiettivo, siamo stati uniti e compatti, riuscendo a coronare nel migliore dei modi la partecipazione alla rassegna iridata”.


Rassegna iridata coronata con una medaglia d’oro che sicuramente, a un certo punto della preparazione verso Sarasota, tutto l’equipaggio ha sentito sempre più vicina, come spiega Federico Duchich: “Fin dal primo allenamento a Monfalcone la barca andava bene, e già prima delle Selezioni sapevo che sqaremmo andati forte. La mia non era presunzione, ma qualcosa che sentivo dentro di me. Poi dopo aver vinto le Selezioni, la sensazione che già avevo ha trovato riscontro a Lucerna, dove abbiamo battuto la Russia campionessa europea vincendo la Coppa del Mondo.


In seguito quando ci siamo ritrovati assieme ad agosto, dopo un piccolo momento di relax e di stacco, è bastato ricompattarsi per ritrovare le medesime sensazioni. La settimana a Piediluco poi è stata fondamentale, siamo migliorati sotto ogni aspetto, tecnicamente e in velocità, la barca viaggiava, e quando siamo tornati a casa mi sono reso conto che avremmo vissuto quel Mondiale da protagonisti, come poi in effetti è stato”. Il quattro senza Pesi Leggeri dunque, dopo mille sacrifici, è campione del Mondo.


Ma il termine “sacrificio” non rende proprio l’idea, come spiega in conclusione Lorenzo Tedesco: “Penso di parlare per tutti quando dico che non mi piace parlare di sacrificio, piuttosto lo definirei un investimento in questo sport. Il canottaggio è la mia vita e voglio farne la mia vita anche in futuro, a livello professionale e professionistico. Ho investito tempo e denaro in questa attività, e per questo ringrazio la mia famiglia e i miei genitori, che mi hanno fornito modi e mezzi per raggiungere questo risultato, che è merito loro”.

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