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L’approccio delle Nazioni ai Giochi Olimpici Giovanili

lunedì 18 Agosto 2014

L’approccio delle Nazioni ai Giochi Olimpici Giovanili

NANCHINO, 18 agosto 2014 – È vero, questi Giochi sono una vera festa per la gioventù mondiale, almeno quella che si dedica allo sport. È vero anche che in alcuni sport, vedi la ginnastica su tutte le discipline, la maturazione agonistica arriva prima della maggiore età. È anche vero che molte nazioni sono qui quasi per concludere un percorso con i giovani da loro selezionati nel corso degli anni. È vero pure che molte di queste nazioni non sono qui per caso come, nel canottaggio, la Turchia presente con un due senza maschile che non ha partecipato al mondiale junior oppure come la Romania che, invece, ne ha allenato uno solo per la partecipazione a questi Giochi. Un evento che già, alla seconda edizione, è sempre più Olimpiade e meno divertimento, almeno per quei paesi che, normalmente, non eccellono nelle categorie superiori. Giochi, quindi, molto sentiti dai paesi sudamericani – non a caso i terzi Giochi Olimpici Giovanili si svolgeranno nel 2018 in Argentina a Buenos Aires -, da quelli asiatici e euroasiatici.

Sempre nel canottaggio, anche se alcune di loro sono ben “attrezzate”, le nazioni leader sono in sofferenza dopo aver lavorato per il mondiale junior di Amburgo e, quindi, sulla distanza dei 2000 metri. Cosa fare? Si parla di una programmazione migliore nell’anno dei Giochi Olimpici Giovanili – ma le settimane disponibili sono sempre 52 in un anno – e poi si perderebbe lo spirito per cui sono nati questi Giochi. Insomma la discussione è aperta, viva e sicuramente nel prossimo futuro potrebbe anche essere rivista la formula dando maggiore possibilità alle varie nazioni di avere una ulteriore rappresentatività. Intanto la FISA continua a portare avanti i suoi programmi di sviluppo nel settore giovanile puntando proprio sui paesi del continente africano, che tra l’altro, stanno facendo una discreta figura (lo Zimbabwe nel singolo ha superato il turno e va in semifinale, mentre nazioni come Danimarca e Italia ne sono fuori) e su quelli sudamericani col Cile e Peru che si stanno ben comportando.

  

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