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Sette azzurri e due olandesi, terzi alla Red Bull XRow, la gara più dura  del mondo

venerdì 11 Ottobre 2013

Sette azzurri e due olandesi, terzi alla Red Bull XRow, la gara più dura  del mondo

MILANO, 11 ottobre 2013 – Per affrontare la Red Bull XRow ci vuole forza, resistenza. E forse un po’ di sana “follia”. Quella che, quando non ne hai più, quando gambe e braccia bruciano come bracieri, il cuore scoppia, i denti si serrano come una morsa, ti porta a fare un metro dopo l’altro, fino al traguardo, con una barca da 100 chili in spalla. Sì, perché quella che i sette azzurri, Martino Goretti, Matteo Stefanini, Pietro Ruta, Livio La Padula, Daniele Danesin, Alin Zaharia e, al timone, Andrea Riva, insieme a due olandesi Vincent e Tycho Muda, hanno disputato sabato scorso tra Zug e Lucerna, in Svizzera, è una delle gare di resistenza più dure al mondo: dieci chilometri di barca, quattro di corsa, sei di barca, tre di corsa, quattro di barca e gli ultimi 100 metri di corsa.

Con una prestazione eccezionale, e non preparata, il nostro equipaggio internazionale è arrivato terzo, a 1’35” dalla Svizzera, prima, e a 1′ dalla Germania, battendo la Croazia e l’Olanda, che a bordo aveva alcuni atleti giunti quinti in Corea. «È stata una gara spettacolare, incredibile, divertente, ma veramente mortale», spiega Martino Goretti, capovoga dell’otto. «Correre in salita e discesa, passare in strettoie in mezzo ai paesini, correre sui prati sembra facile ma è davvero dura.

Si tratta di una gara fatta con la forza del gruppo, anche perché se non si è perfettamente uniti e coesi non si va. Durante le frazioni di corsa, quando sei morto, hai i crampi e vedi i tuoi compagni nelle stesse condizioni, non molli. Poi, quando ti avvicini al traguardo, corri tra la gente che applaude e tifa, come non succede nemmeno al mondiale. Siamo molto soddisfatti per questo terzo posto. Peccato solo che siamo partiti col numero 12, ed eravamo lontani dai primi due. L’anno prossimo, però, torneremo per vincere l’oro in quella che, come c’è scritto sul retro della medaglia, è proprio la gara di canottaggio più dura del mondo».

Stefano Lo Cicero Vaina