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Leone Barbaro, una eccellenza a Roma

giovedì 19 Luglio 2012

Leone Barbaro, una eccellenza a Roma

ROMA, 19 luglio 2012 – Leone Barbaro, 19 anni, per la seconda volta si è laureato Campione del Mondo, questa volta sulle acque lituane di Trakai sul 4X PL nella categoria Under23. Al Tirrenia Todaro è diventato il più vittorioso di sempre con un Campionato Italiano, un Titolo Europeo e due Titoli Mondiali. Io l’ho visto crescere da quando era piccolo, le prime gare le ha fatte da Allievo C, ed ha subito dimostrato che aveva stoffa da vendere. Poi  la sua umiltà e tenacia hanno contribuito a farlo crescere in modo esponenziale raggiungendo i risultati che tutti conoscono. E’ un leader silenzioso, e i compagni hanno una grande possibilità di crescere con lui vicino, proprio per questa sua modalità. E’ un ragazzo introverso o meglio è sempre molto concentrato. Lo guardi da fuori e lo vedi sempre molto attento, anche nel sistemare i propri vestiti nello spogliatoio, oppure nel poggiare i remi sul pontile. È un numero uno in ogni cosa che si prefigge, la scuola e lo sport tanto per dirne due.  Un ruolo importante nei successi di Leone ce lo ha la mamma, una donna che con tutte le difficoltà si è fatta in quattro per metterlo in condizione di arrivare ovunque, cosi come è successo nell’occasione di questo Mondiale, evento  preparato mentre c’erano gli esami di maturità, dove Leone ha dimostrato eccellenza. Rientra in Italia in punta di piedi come suo costume, con il Circolo che lo attende per l’abbraccio simbolico che merita un campione come lui. La bacheca del Tirrenia, quella vicina alla segreteria è già piena di cartelli e fotografie: sono sceso al Circolo alle 17.00 per affiggervi di tutto e di più tant’era grande la gioia e la soddisfazione per l’impresa di Leone.

Rientra a Roma e mi diverto a fargli qualche domanda:  

Allora Leone, secondo mondiale in azzurro e secondo titolo Mondiale. Raccontaci questa vittoria a Trakai e come ci si sente ancora una volta Campione del Mondo.
Come l’anno scorso questa è una vittoria che si è concretizzata lentamente: sapevamo fin dall’inizio delle gare di aver raggiunto a pieno le nostre potenzialità, poi con la vittoria in batteria (dopo aver battuto la germania) siamo divenuti consapevoli che il titolo era a nostra portata, infine nella finale abbiamo disputato una gara perfetta: siamo partiti forte come non avevamo mai fatto e già ai 500 metri eravamo fuori di una barca, poi sul passo allungo dopo allungo abbiamo respinto ogni attacco della francia che cercava in tutti i modi di rientrare e così nell’ ultimo tratto nulla poteva toglierci la vittoria.
Sentirsi per la seconda volta campione del mondo è sempre una grande emozione; ho sentito rivivere ogni istante della vittoria precedente però più consapevole dell’obiettivo raggiunto.

Come ti sei trovato con i compagni di barca e con il resto della squadra azzurra?
Come equipaggio ci siamo mossi benissimo sia all’interno della barca sia all’esterno; non ci siamo mai divisi, nemmeno nei momenti più difficili, ma abbiamo cercato sempre il confronto per migliorare ogni aspetto della barca. Anche la coesione dell’intera squadra azzura, ben consapevole del proprio compito, è stata fondamentale per raggiungere un tale successo: oltre a noi, infatti, l’Italia ha vinto ben 2 medaglie d’oro,2 d’argento e 1 di bronzo.

Riguardando indietro nella tua storia d’atleta, ad ogni allenatore societario che hai avuto hai regalato una soddisfazione. Tenderini, Sorrentino, Trivini e ora Vanti. Raccontaci i rapporti con loro e la tua crescita attraverso il percorso dai cadetti agli Under23.
Per quanto sia stata eclettica la mia piccola storia da canottiere, avendo cambiato ben 4 allenatori in 6 anni di canottaggio, da ognuno di loro ho sempre tratto validissimi insegnamenti che mi hanno permesso di crescere costantemente fino ad ora: Stefano Tenderini mi ha avvicinato a questo sport e lo ha fatto diventare la mia passione alternando sempre il gioco e l’allenamento,il riso e la fatica;Giovanni Sorrentino mi ha fatto conoscere un canottaggio competitivo, dove in ogni allenamento è necessario dare il massimo ma sempre con intelligenza;Emilio Trivini mi ha trasmesso un modello di canottaggio dove la costanza e una giusta applicazione tecnica nella remata sono armi vincenti; fino ad arrivare a Luigi Vanti con cui il confronto e il dialogo per ottimizzare al meglio gli allenamenti sono importantissimi.

E il tuo Circolo, il Tirrenia Todaro, cosa significa per te?
Il circolo è senz’altro un’ ambiente a cui sono molto legato; è diventato un pò come una casa dal momento che sono ormai sei anni che almeno una volta al giorno vengo qui ad allenarmi; il nostro tratto di fiume non è ottimo per allenarsi ma d’altra parte offre una spettacolare visione di Roma. Anche il clima instauratosi tra me ed alcuni soci e la libertà che viene lasciata agli atleti sono altri aspetti importanti

C’è qualcuno a cui vorresti dedicare un pezzetto di questa vittoria?
La dedica va a tutti quelli che mi hanno aiutato a costruire questa vittoria: dagli allenatori societari e federali, alla famiglia, al mio compagno di barca di quest’anno Giorgio Dal Pra e infine a tutti gli amici, sia dentro che fuori il canottaggio, che mi hanno sempre sostenuto.

Forse è presto per parlarne, perché sarai ancora stanco della trasferta lituana, ma cosa ti aspetti dal futuro?
Potrebbe essere il 2016 un obiettivo da prefissarsi?
Per il futuro niente previsioni, resto concentrato sul presente.

Il presente?  Tanto per iniziare lo attende una mini vacanza a Ibiza con i suoi compagni di squadra, dove festeggerà con loro, poi ad Agosto lo attenderà a Roma il suo allenatore Vanti e i suoi compagni, per pianificare l’equipaggio che rappresenterà il Tirrenia ai Campionati Italiani U23PL. Giustamente come dice lui arriviamo a settembre poi si vedrà.
Come suo Direttore Sportivo posso dire solo che lo spessore umano del ragazzo deve rendere orgoglioso chiunque conosca Leone a vario titolo, si fa voler bene con uno sguardo o con due parole, ……….se poi ci aggiungiamo che è in grado di vincere Mondiali a ripetizione, beh farò in modo con tutte le mie forze che il Tirrenia diventi il più fertile possibile per fondare i suoi successi e dei suoi compagni, con la speranza che non siano finiti i “felini” nella nostra squadra del futuro!

Stefano D’Elia

 

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