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Stoccolma 1912: l’Olimpiade in terza classe

lunedì 18 Luglio 2011

Stoccolma 1912: l’Olimpiade in terza classe

ROMA, 18 giugno 2011 Prosegue il nostro viaggio nella storia a cinque cerchi. Dal 5 al 22 luglio 1912 (cento anni prima di Londra) le Olimpiadi fanno tappa a Stoccolma. Fa il suo esordio il pentathlon ma le leggi svedesi vietano le competizioni pugilistiche. Il fotofinish e il cronometraggio elettrico sono le innovazioni dell’atletica. Con due ori e due argenti, il Regno Unito vince il medagliere del canottaggio. Che succede all’Italia? Lo racconta, in questa nota, Enrico Tonali

I Giochi Olimpici fanno un passo avanti, il canottaggio italiano due indietro. A Stoccolma viene costruito per l’occasione uno stadio in mattoni rossi che assomiglia ad un maniero medioevale, in linea con il trattamento riservato alle donne, la cui partecipazione non è davvero facilitata.

Causa anche degli abiti da gara succinti (si fa per dire) indossati dal gentil sesso, addirittura scandalosi (secondo De Coubertin) nel nuoto. In Italia – che ancora poneva paletti per il suffragio maschile, figurarsi con il femminile – Il governo Giolitti mette a disposizione della spedizione per la Svezia le solite 25 mila lirette, salite a 30 mila con il contributo personale di re Vittorio Emanuele III.

Per i 62 azzurri, tutti uomini, un altro viaggio in terza classe, locande periferiche, cibo scadente. Il remo italiano – l’anno precedente così brillante da aggiudicarsi, negli Europei di Como, quattro vittorie su cinque più un secondo posto – nel 1912 fa harakiri. Durante le selezioni per i Giochi Olimpici di Stoccolma (disputati fra maggio e luglio) scoppia il finimondo – a seguito del quale il doppio campione continentale Sinigaglia rifiuta la convocazione in nazionale – tanto che il presidente del Rowing Club Italiano Luigi Capuccio (che l’anno dopo scomparirà a soli 50 anni) è costretto a cancellare all’ultimo momento la partecipazione dei nostri canottieri alla trasferta in Svezia. Poco dopo, in agosto, si tengono i Campionati d’Europa a Ginevra ma gli strascichi della diatriba pre-olimpica hanno lasciato il segno.

Lo stesso Sinigaglia perderà il titolo del singolo ad opera del belga Veirman, fresca medaglia d’argento ai Giochi di Stoccolma. Il gigante comasco salirà anche al centro barca dell’otto italiano (con capovoga Emilio Lucca, divenuto in seguito ottimo allenatore) secondo dietro i padroni di casa svizzeri. Alla scomparsa di Capuccio – cofondatore di quella che poi sarà la Federcanottaggio – e al pasticciaccio creato dal remo tricolore prima delle Olimpiadi 1912, subentra nel 1913 la mano forte di un militare piemontese, Carlo Montù.
 
 
Nella foto: Giuseppe Sinigaglia
 
 

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