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College remiero di Piediluco ad un anno dalla riapertura

martedì 5 Luglio 2011

College remiero di Piediluco ad un anno dalla riapertura

College remiero di Piediluco ad un anno dalla riapertura

di Enrico Porfido

ROMA, 05 luglio 2011 Abbiamo incontrato Alda Cama, Tutor del College Giovanile di Piediluco, per farci raccontare la vita dei ragazzi selezionati per l’anno della riapertura. Assieme a lei, Jacopo Mancini (Canottieri San Miniato), classe 1995, Luca Rambaldi (Canottieri Ravenna), classe 1994, e Stefano Oppo (Circolo Nautico Oristano), classe 1994, tre dei cinque ragazzi selezionati l’anno scorso, lo raccontano dal loro punto di vista.

Il College di Piediluco riapre dopo tanti anni. Che tipo di esperienza fanno gli atleti in questa sede? Ecco il parere di chi lo vive tutti i giorni.
Alda:
“Un’esperienza unica. Dopo tanti anni di stop, la Federazione ha deciso di intraprendere nuovamente quest’avventura. I ragazzi sono di età varie, di diverse provenienze. Penso sia molto importante quest’aspetto, perché è uno spunto di crescita per tutti. Tra di loro, e con me che non smetto mai di imparare, si scambiano informazioni, conoscenze, esperienze diverse. E’ una crescita per tutti, un motivo di arricchimento. Ti confronti tutti i giorni con difficoltà, che prima non consideravi. Ho sempre allenato ragazzi, ma vivere con loro è diverso. È come avere dei figli. Li accompagni a scuola quando la mattina fanno allenamento, cerchi di stare con loro la sera quando non devono studiare e passare un po’ di tempo insieme. Alla fine si sa che Piediluco non offre tante risorse per i giovani, se non in periodo di regate. Abbiamo dovuto reinventarci, con escamotage come la Play Station”.
Jacopo: Sicuramente un’esperienza formativa al 100%, come ho già detto altre volte. Una scelta di vita non indifferente, unica si può dire. Siamo alla fine dell’anno ed è arrivato il momento di tirare le somme. Ti rendi conto di quanto hai lavorato, quanto sei cambiato, quanto sei cresciuto e hai imparato. Ho lasciato Piediluco a malincuore. Il college d’estate chiude e non pensavo avrei sentito così tanto la mancanza. Parte della mia vita è lì”.
Luca: L’ambiente è bello. Non nego sia difficile stare lontano da casa, dalla famiglia, dagli amici. Ma si riesce. Con un po’ di impegno si conciliano scuola, allenamenti e momenti di relax. Ovviamente ci sono dei momenti difficili, ma insieme al gruppo si supera tutto. I compagni ti possono sempre aiutare. Due dei ragazzi ci hanno mollato a metà anno e sono stati sostituiti. Evidentemente non sopportavano certi ritmi, non ci riuscivano proprio. È una bella esperienza per chi ha voglia di lavorare. Producono buoni risultati, li ha prodotti e continua a farlo. Sono pienamente soddisfatto di quello che sto e stiamo facendo”.

Parliamo un po’ delle strutture e della convivenza. Nuova realtà, nuova vita un po’ per tutti. Come avete vissuto questo nuovo inizio?
A:
I ragazzi vivono in una struttura alberghiera. Hanno due camere da letto a disposizione ed una di queste è in un miniappartamento. In questo modo possono sfruttare anche le zone relax.
È dura per loro. Fare una scelta del genere a quindici anni, non è cosa da tutti. Li stimo molto per questo. L’anno scorso abbiamo ricevuto dodici domande per cinque posti, quest’anno diciotto per quattro. Inoltre quattro di loro sono stati confermati per l’anno prossimo, solo uno non è stato confermato perché si diploma ed esce dalla fascia di età contemplata dal bando”.
J: “L’anno scorso quando sono partito di casa, non è stato semplice. Lasciare casa a quindici anni non è una scelta facile. Però nessun ripensamento, assolutamente. La convivenza è stata tranquilla. Ci sono i momenti in cui ti diverti e i momenti in cui devi lavorare e fare le persone serie”.
S: L’inizio è difficile. Poi ci si conosce e tutto diventa più facile. Quando siamo arrivati al college, io ero quello silenzioso e poi mi sono sciolto, ma solo dopo un bel po’”.
J: Pensa che anche Agostino, una persona molto silenziosa, ha detto che Stefano era troppo silenzioso. E per dirlo lui…”
S: Abituarsi ai ritmi è stato arduo. Lo abbiamo notato molto quando sono arrivati gli altri ragazzi a gennaio. Noi ci siamo abituati gradualmente, loro sono arrivati quando ormai lavoravamo tutti a pieno ritmo”.

I ritmi di allenamento e studio, che tipo di vita vi permettono di condurre?
A:
“Nel momento in cui sono arrivati qui, erano tutti consapevoli che non sarebbero venuti a ridere e scherzare. La chiamerei un’accademia. Ci si allena a livelli alti, si studia. Ovviamente ci sono i momenti per ridere e scherzare, ma quando c’è da fare i seri, non ci sono alternative”.
J: Vita sociale 0,1%. È vero che abbiamo la domenica pomeriggio libera, ma raramente siamo scesi a Terni. Con solo mezza giornata di libertà alla settimana preferivamo dormire o riposarci in camera. Poi gli orari dei bus non ci sono mai amici. La nostra vita sociale, il nostro svago è la scuola”.
A: Hanno la domenica libera e così si svagano un po’. Io e Agostino, quando è possibile, cerchiamo di accompagnarli in giro. Alcuni riescono ad andare anche a casa per il weekend, partendo subito dopo l’allenamento del sabato e tornando il lunedì mattina”.

Arriviamo ad un argomento importante: gli allenamenti e la scuola. Come si allenano i ragazzi? Che programma seguono? Riescono a conciliare studio e attività sportiva senza dover sacrificare una delle due?
A:
“In linea di massima seguiamo in programma federale, quello a disposizione di tutte le società italiane. Ovviamente come tutti gli allenatori, lo adattiamo agli atleti che abbiamo e a tutte le variabili, come il clima, gli orari ecc. Seguiamo il programma del Dott. Varalda, per quanto riguarda i pesi. Gli allenamenti vanno di pari passo con la scuola. In periodi di grande stress, interrogazioni, compiti in classe, siamo più tolleranti. Due di loro frequentano il liceo scientifico, uno il classico, uno il linguistico ed uno l’istituto commerciale. Tutti quanti a Terni”.
J: Ecco, la scuola è una corsa contro il tempo. Mezzora per arrivare a scuola e mezzora per tornare. Finalmente ho capito l’importanza del tempo. Un’ora persa al giorno in trasporti è davvero tanto. Per fortuna quando facciamo allenamento la mattina, ci accompagnano loro. Ogni minuto è prezioso, soprattutto la mattina, quando potresti dormire”.
A: Dopo una prima fase di adattamento, soprattutto per sincronizzarci con i ritmi scolastici, abbiamo iniziato ad aumentare gli allenamenti fino al numero finale di dieci a settimana. È stato un inserimento graduale. Dopo Natale abbiamo raggiunto il traguardo dei dieci.
Tra di loro c’è molta complicità. Si aiutano e collaborano. Ovviamente come in tutti i gruppi ci sono momenti di tensione, ma normali liti, niente di più”.

A settembre comincia un nuovo anno al college. Siete pronti?
S:
“Settembre riprendiamo. Ci saranno i nuovi arrivi e cercheremo di indirizzarli sulla retta via, come ci ha detto di fare Agostino”.
J: “Purtroppo il College è solo maschile. Si dovrebbe aprire l’equivalente femminile a Piediluco”.
A: “Lo facciamo per le Master, va bene?”
J: “Preferiremmo Junior, come noi. Dai Alda. Voglio fare una richiesta ufficiale alla Federazione”.

E per le selezioni, ci sono novità rispetto all’anno scorso?
A: “Non ci sono grandi differenze dai criteri di selezione dell’anno scorso. I ragazzi faranno dei test fisiologici. Saranno sottoposti al classico test da 2000 metri con controllo del consumo di ossigeno e lattato, poi un percorso da 6000 metri per valutare la resistenza e poi a visite mediche, con l’aiuto della Dott.ssa Mauri la nostra fisiologa, la valutazione funzionale di equilibrio e forza, con Carlo Varalda, e la visita psicologica, con la Dott.ssa Fantoni.
Poi valutiamo anche la tecnica con riprese video, per capire a che punto sono i ragazzi. Quest’anno punteremo molto alla tecnica. Il bando prevede ragazzi delle classi ’95-’96-’97, gli ultimi sono ancora Cadetti. Noi speriamo sempre di trovare un talento, per imparare la tecnica c’è sempre tempo”.

Si ricorda che il bando per la selezione a.s. 2011-2012 è disponibile sul sito federale insieme alla modulistica.

Nelle foto: Jacopo Mancini, Stefano Oppo, Luca Rambaldi