PIEDILUCO, 16 aprile 2011 – Franco Parnigotto, coordinatore dell’organizzazione del Memorial d’Aloja 2011, ci parla delle speranze di un ritorno ai tempi d’oro di Piediluco e ci racconta la sua esperienza di venti anni fa.
FISA Camp 2011. Tornare dopo tanti anni qui a Piediluco e avere la possibilità di collaborare nuovamente con Thor Nilsen: cosa hai provato? “E’ stato un piacere tornare a collaborare con Thor. Sono stato uno dei fondatori del centro, sono arrivato qui nell’80 e ho collaborato alla creazione di questa struttura. Possiamo dire che un pezzo del Centro porta il mio nome. È stata un’esperienza unica che mi ha permesso di crescere tantissimo. Quando è arrivato Thor ci ha aiutato a compiere un salto di qualità . Io credo sia stata una grande opportunità per tutto il canottaggio italiano. Quando è andato via Thor, non ero molto d’accordo con le politiche di gestione del centro del successore e ho trovato lavoro al CONI. Adesso ho smesso di lavorare e ho ricominciato a collaborare di nuovo con la Federazione, spero che questa prima esperienza per il Memorial sia solo l’inizio”. Qual è l’obiettivo di questi training Camp? “L’obiettivo della FISA è dare un sostegno ai paesi emergenti per poter poi allargare le basi dei partecipanti alle Olimpiadi. Questa volta sono stato coinvolto per caso in questo training Camp, ma magari in futuro la FISA mi richiamerà per una collaborazione. In passato ho viaggiato molto come esperto del CONI grazie alla collaborazione con la FISA. Per tre anni consecutivi sono stato in Malesia, a Singapore, in Birmania e in Thailandia. Organizzavamo dei Training Camp sia per gli atleti che per gli allenatori. Poi il Coni ha cambiato i suoi programmi e ha interrotto questa collaborazione”. Hai qualche idea sui progetti che la FISA ha in serbo per il nostro centro nazionale? “L’idea, parlando con Thor, era di tornare al progetto iniziale del Memorial, cioè di allargare i training Camp non sono alle nazioni in via di sviluppo, ma a tutte quelle che volevano fare un esperienza di confronto con le altre realtà federali. Però un’attività del genere coinvolge il Centro Federale a pieno. Non si tratta solo di supportare la FISA per seguire quindici o venti atleti, ma di saper gestire un centinaio di persone. Ma questo discorso lo affronteranno i responsabili della FISA e quelli della nostra Federazione, se ci sarà la possibilità di collaborare ne sarò molto felice”.
Possiamo iniziare a parlare di un ritorno ai tempi d’oro per Piediluco? “Un tempo Piediluco era l’ombelico del mondo, il centro del canottaggio internazionale. La presenza di Thor a Piediluco e i suoi rapporti con tutte le federazioni nazionali ha permesso che a Piediluco arrivassero atleti da ogni parte del mondo per allenarsi. Noi da ottobre fino a giugno avevamo nazioni che chiedevano il sostegno del centro sia per test fisiologici sia per venirsi ad allenare qui. Il Memorial era arrivato ad avere una quarantina di nazioni di spicco”.
L’Italia torna ad essere un punto di riferimento per il canottaggio internazionale, ci lasciamo con questa speranza? “C’è stato un periodo in cui, quando la squadra italiana arrivava sui campi di regata, ci guardavano con ammirazione. Sarebbe bello se quei tempi tornassero. Molti nostri tecnici sono andati in giro per il mondo e allenano nazionali straniere, basti pensare a Giovanni Postiglione attuale allenatore della Grecia e Antonio Maurogiovanni per Australia e Olanda. A mio parere, Enrico Gandola sta lavorando nella giusta direzione. Mi auguro che l’Italia torni presto ad essere la nazione leader”.