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Otto Pesi Leggeri ancora per Animosa

domenica 7 Novembre 2010

Otto Pesi Leggeri ancora per Animosa

KARAPIRO (NZL), 07 novembre 2010 – Anche quest’anno l’otto pesi leggeri gareggia in Nuova Zelanda per sostenere la missione di Animosa, fondazione di cui il fiorentino Davide Riccardi (Fiamme Oro) è fondatore e presidente.

Animosa sostiene associazione di volontariato impegnata in progetti di sviluppo in Colombia. Recentemente Riccardi ha scritto un saggio “L’Africa d’oltreoceano. Comunità afrocolombiane e pluralismo culturale”, pubblicato da Kimerik srl.

vi riproponiamo intervista a Davide Riccardi del maggio 2010 sugli obiettivi di Animosa.


Davide Riccardi, La Colombia nel mio cuore

ROMA, 14 maggio 2010Nello sport e nel sociale. Alle competizioni remiere, il campione del mondo Davide Riccardi abbina anche la sensibilità verso un’iniziativa che da anni è ormai una ragione di vita: aiutare chi sta peggio, in particolare le comunità colombiane attraverso Animosa. “Remare verso la Colombia” è una maratona benefica che vede al fianco del ventiquattrenne canottiere fiorentino delle Fiamme Oro molti altri amici. Il messaggio di pace passa anche attraverso le scritte sulle barche e le magliette: vedi il felice Mondiale di Poznan dell’otto pesi leggeri oppure l’ultimo Meeting Nazionale di Varese.
Riccardi ha recentemente scritto un libro: “L’Africa d’oltreoceano. Comunità afrocolombiane e pluralismo culturale”, di questo e altro parlerà questa sera all’Università La Sapienza di Roma.
Davide, quale il tuo
bilancio dell’esperienza Animosa? Come e perché è nata e quali obiettivi a tuo avviso ha sinora raggiunto?
“Animosa è un’associazione di volontariato che nasce nel 2005 da un gruppo di giovani come me, in gran parte canottieri, che volevano unirsi per appoggiare le realtà più disagiate del sud del mondo attraverso principalmente iniziative di sport solidale.
Col passare del tempo ci siamo concentrati sulla Colombia, dato che avendo forti legami con i missionari carmelitani e ci è sembrato opportuno rivolgere i nostri sforzi in progetti collegati con il loro lavoro. Ad oggi abbiamo concluso in maniera essenziale la struttura di un piccolo ambulatorio sanitario e stiamo collaborando con altri progetti legati all’ istruzione, sport e alimentazione”.

Quali, invece, gli obiettivi futuri?
“Sono molteplici, innanzitutto terminare l’ambulatorio in maniera completa e renderlo operativo con personale volontario disposto a fare dei piccoli corsi di formazione. Poi intensificare i lavori sugli altri progetti dianzi citati. Il programma alimentare per esempio richiede appena 20 centesimi di Euro per far mangiare un bimbo…Le sfide sono molteplici, ma abbiamo bisogno di sostegno!”.

Parliamo del tuo libro. Quando lo hai scritto e da dove nasce l’idea? Cosa intende evidenziare?
“Il libro che ho scritto presenta lo scopo di ampliare le attività dell’associazione, non solo ad iniziative di sport-solidale ma anche alla cultura. Come scrivo nelle prime pagine, ‘Questo libro nasce dalla volontà di mettere in evidenza ciò che la storia ha denigrato per cinque secoli’, ovvero dare voce alle comunità afrocolombiane che dalla colonizzazione hanno ricevuto spazio sui testi di storia in maniera marginale e funzionale all’elite creola.
Ovviamente è un punto di vista ma è stato importante lasciare questa testimonianza soprattutto alla biblioteca di Palenque de San Basilio, uno dei primi villaggi resosi libero nel 1600 dall’oppressione coloniale e, dal 2005,dichiarato dall’ UNESCO patrimonio culturale intangibile dell’umanità”.

Riccardi in barca: sintetizzami lo straordinario 2009 che hai vissuto insieme ai tuoi compagni dell’8 Pesi Leggeri.
“L’anno scorso è stato particolare non solo per il coronamento di un importante obbiettivo ma anche perché, nonostante le differenze d’età e di carattere, ciascuno di noi ha fatto il massimo per trarre il meglio di sé e riversarlo nell’interesse dell’equipaggio. Eravamo molto affiatati, se qualcuno rimaneva indietro o si trovava in difficoltà tutto l’equipaggio si fermava per aspettarlo e per ricominciare con più grinta e tenacia. Questa esperienza mi ha fatto crescere molto, devo molto ai miei compagni”.

Quale sensazione nel vincere portando il messaggio di solidarietà e… il body da carcerato?
Se vincere un mondiale è sempre un’emozione magica, vincerlo portando un messaggio di pace e di solidarietà è qualcosa che lascia un segno indelebile e fa riflettere su quanto lo sport possa abbattere ogni barriera e sprigionare la propria forza al servizio dei più deboli e di chi soffre. Anche in questa circostanza ho trovato pieno appoggio dai compagni che sono rimasti entusiasti dell’iniziativa, abbiamo avuto la capacità di passare da momenti giocosi, come per esempio il body da carcerato, per passare a tematiche certamente più serie”.

2010: che cosa hai in testa? Quali sono i prossimi obiettivi?
“Il 2010 si prospetta un anno molto intenso e lungo, sarà fondamentale riuscire a mantenere un’ottima forma mentale per affrontare con lucidità ogni fase cruciale della stagione. Per quanto riguarda gli obbiettivi agonistici, pur avendoli chiaramente scolpiti in mente, abitualmente non mi pronuncio.
Le attività dell’associazione si stanno intensificando soprattutto all’interno delle facoltà universitarie, oggi, saremo a “La Sapienza” di Roma per parlare delle comunità africane ed il loro nesso con i cugini d’oltreoceano. Con l’occasione promuoveremo il canottaggio ed il suo ruolo all’interno di ANIMOSA.
Per le prossime iniziative stiamo cercando un posto dove svolgere la prossima edizione di “Remare verso la Colombia” ed infrangere il Guinness dei primati sulle 24 ore no-stop al remoergometro già conquistato nel 2006. Se ci fosse qualcuno interessato a collaborare nell’organizzazione o a proporre uno spazio interessante non esiti a contattarci, [email protected]”.
 

 

   

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