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Andrea Rocchegiani, Riflessioni sul Festival dei Giovani

mercoledì 7 Luglio 2010

Andrea Rocchegiani, Riflessioni sul Festival dei Giovani

ROMA, 07 luglio 2010Il DS dell’Aniene Andrea Rocchegiani è felice al termine della 21° edizione del Festival dei Giovani. I suoi 38 atleti (delegazione più numerosa) hanno ben difeso i colori del Circolo, grazie anche ai preziosi suggerimenti delle allenatrici Marta e Giorgia, ma la sua soddisfazione deriva dall’aria respirata a Piediluco da venerdì a domenica. 

“E’ stato splendido ed emozionante vedere questi giovanissimi under 14 vincere o perdere ed essere comunque contenti per aver partecipato secondo lo spirito “decoubertiniano”.  Gli spalti pieni di gente pronta a tifare e gioire. Allenatori che diventano “chiocce” gestendo centinaia di bambini che corrono e gridano da tutte le parti.  Dirigenti federali che si improvvisano “registi” e creano una trasmissione in diretta via internet con tanto di commenti, interviste e spezzoni di gara che ha reso felici migliaia di persone che si sono collegate al sito www.canottaggio.org.   Le premiazione finale, l’ammaina bandiera: anche in questi momenti c’è stata una grande e calorosa partecipazione di pubblico mentre un tempo, a quell’ora, scappavano tutti. Insomma, ci sono tanti piccoli spunti che fanno capire che il canottaggio si può vivere anche così, con la freschezza e la semplicità dei bambini che ci accompagna e ci rende felici mentre  partecipiamo alle loro gioie”.

Rocchegiani riflette, poi, ad alta voce su altri aspetti. “La formula del festival è senz’altro vincente e lo dimostra l’alta partecipazione.  Mi permetto, però, di criticare lo spirito con cui vengono affrontate queste regate da alcune società premettendo tutto il rispetto e la simpatia che ho per tutti. Ritengo che spremere questi ragazzi facendoli allenare tutti i giorni, con importanti carichi di lavoro, non porti a nulla. Anzi, spesso è controproducente. Molti di loro non arrivano nemmeno alla categoria Ragazzi. Sono, infatti, eccessivamente stressati.  Non esistono, poi, studi scientifici seri che possano dimostrare il tipo d’impatto degli allenamenti di canottaggio particolarmente pesanti sul fisico dei bambini.  In letteratura scientifica  esistono molti lavori sugli atleti di vertice, speriamo che presto qualcuno si dedichi anche ai piccoli atleti”.

Il suo parere si allarga anche alle rappresentative regionali  Cadetti.
“Osservo un’esagerata esaltazione della prestazione agonistica, pertanto lascerei questo tipo di regata alla categoria Ragazzi dove, invece, inizia la vera e propria carriera agonistica dell’atleta. Si potrebbe disputare  dopo gli stessi Campionati Italiani e sono sicuro che le società non avrebbero problemi a cedere i propri atleti a quella che potrebbe anche essere considerata e vissuta come l’equivalente o il gradino precedente alla partecipazione in nazionale Juniores degli anni successivi”.

Altra piccola riflessione.  “Mi soffermo adesso sul periodo che viene scelto per svolgere i Campionati Italiani Ragazzi. La prima settimana di giugno, infatti, corrisponde alla fine dell’anno scolastico,  periodo particolarmente stressante per i ragazzi. Non sarebbe meglio posticiparli  a metà Luglio quando sono liberi da impegni dandogli inoltre una motivazione a remare fino a quel periodo?  E ancora, se mi posso permettere, non sarebbe meglio anticipare  i Tricolori Juniores e Assoluti  prima dei rispettivi Mondiali in modo da avere sempre delle aspettative e motivazioni in crescita?”.