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Storia di un titolo italiano: il due senza Ragazzi dell’Aniene

venerdì 18 Giugno 2010

Storia di un titolo italiano: il due senza Ragazzi dell’Aniene

ROMA, 18 giugno 2010Luca Di Francesco e Carlo Portaccio, due ragazzi d’oro. D’oro come la medaglia vinta ai Tricolori Ragazzi di Piediluco nella specialità del due senza con sorpresa finale. Un bel bagno, un metro scarso oltre il traguardo tagliato davanti all’Ilva Bagnoli (Roberto Cuollo, Antonio Lamagna), ostici avversari sul campo di gara ma amici fuori.

L’Aniene si coccola i nuovi campioni d’Italia e un nutrito gruppo di ragazze: la vincitrici del doppio femminile Ludovica Serafini e Alessia Del Panta e il quattro di coppia argentato (Dezi, Allegra, Dusmet, Salvetti).  Unità e compattezza della squadra di Giovanni Suarez e del dirigente Roccheggiani: è il primo segreto, neppur troppo nascosto per la verità, delle medaglie tricolori.

Ma intanto, tornando a bomba, Di Francesco spiega come si è avvicinato al canottaggio.
“I miei primi ricordi sono le gare scolastiche di remoergometro un paio di anni fa. Le allenatrici dell’Aniene e i professori di educazione fisica hanno lavorato insieme nel progetto ‘Remare a scuola’ e io ho voluto provare a spingermi oltre impegnandomi sempre di più ed entrando nel club”.

“All’età di 11 anni avevo bisogno di praticare uno sport e mio padre, per puro caso, mi ha suggerito il canottaggio in un piccolo circolo chiamato Flaminio sporting club” replica Portaccio.

Il due senza dell’Aniene inizia a credere a una stagione da protagonista dopo l’inverno.
Abbiamo vinto la prima prova di Gran Fondo a varese e, quindi, la classifica finale nella nostra specialità – prosegue Luca -  Dopo il terzo posto in una regata regionale, i nostri tecnici hanno compreso le nostre affinità. E’ arrivato poi un altro successo in appuntamento riservato ancora una volta alle società laziali, una vittoria più importante di quanto si pensi considerato il valore dei nostri avversari. Vincere a Varese ci ha dato la giusta carica per iniziare la preparazione dei Tricolori e mi piace sottolineare che dal quel momento in poi è nata un’amicizia con i vogatori dell’Ilva Bagnoli”. 

“Onestamente è stata una stagione molto lunga e dura, piena di alti e bassi, ma l’ho sempre affrontata con grande grinta e determinazione  – ribadisce Carlo – La nostra soddisfazione più grande deriva dal fatto che io e Luca ci siamo trovati quasi per caso e alcuni risultati soddisfacenti hanno spinto i nostri allenatori a provarci ancora e, conseguentemente, a farci crescere sino all’apice: la vittoria del Campionato”. 

“Dopo settimane di allenamento siamo arrivato a Piediluco, con la volontà di vincere ma anche molto preoccupati di poter perdere – continua Carlo – Dopo le batterie e le semifinali,  noi e l’Ilva abbiamo dimostrato di essere i due equipaggi favoriti. In finale Roberto e Tonino se ne sono andati via subito in partenza, ma noi non ci siamo arresi e abbiamo continuato a spingere fino agli ultimi 250m dove li abbiamo costretti ad un piccolo errore tecnico che ci ha fatto vincere! Il tuffo finale è semplicemente stato un errore dovuto dalla stanchezza poichè alla fine della gara, distrutto dalla fatica, ho mollato il remo che è finito sott’acqua e ha fatto ribaltare la barca! Per questo trionfo, mi sento di ringraziare i nostri allenatori, Matteo e Giovanni , che hanno pienamente creduto in noi, mio padre e la mia ragazza, Claudia, che mi ha aiutato in momenti difficili in passato”.

Palpitante la finale, quel duello infinito con l’Ilva Bagnoli, e Di Francesco ricorda così gli attimi post traguardo. “Ancora non ci credevo e mi stavo riprendendo dallo sforzo senza rendermi conto di ciò che mi accadeva intorno. E’ stato un attimo. Carlo è saluto sulla barca, i suoi schiaffi e i suoi complimenti. Solo allora mi sono ricordato di tutte le persone che erano sulle tribune per noi, dei nostri avversari, amici che avevamo battuto,  e, soprattutto, mi sono reso conto di essermi rovesciato. A tutte le persone che mi circondano ogni giorno, i miei allenatori, i compagni di squadra e i parenti che mi hanno sempre sostenuto che dedico questo titolo. Di queste persone vorrei sottolineare mia nonna, mancata da poco: il suo ricordo mi aiuta nei momenti difficili”.

“Mi piacerebbe poter arrivare alla Coppa della Gioventù e magari anche ad un Mondiale ma per ora è troppo presto “ dice Portaccio tra scaramanzia e realtà. Resta più legato al presente Di Francesco che sogna “un bel risultato ai Tricolori Junior dove voglio aiutare i miei compagni più grandi con tutte le mie forze”.

Sui loro modelli, sono discordi. Di Francesco ammira molto Luini, Portaccio dice invece che il suo campione preferito è il suo capovoga… Luca.
 
Chiusura dedicata al gruppo Aniene.
All’interno del nostro gruppo si rema per divertirsi. Spesso si litiga ma in queste occasioni non c’è neanche bisogno di chiedere scusa perché l’intesa è molto profonda. Ognuno di noi sa di poter contare sull’altro, di potersi confidare e sfogare con chiunque per ottenere consigli. L’intesa con gli allenatori è, forse, la migliore. Il rispetto verso di loro è, anche nel gioco, altissimo come è alta la devozione per come ci curano e come ci trattano. La cosa che mi piace di più di questo gruppo è il fatto che ognuno sia sempre disposto ad aiutare gli altri e ciò ci fa sentire come in una grande famiglia”.
Coro a due voci.