ROMA, 24 marzo 2010 – Questo racconto nasce da una scommessa. Persa dall’intervistato, vinta da chi a mezzanotte inoltrata del primo martedì di primavera si diverte a battere indice destro e medio sinistro sulla tastiera del suo Notebook. Una partita di calcio l’oggetto del contendere nell’ambito di una chiacchierata su Facebook sull’asse Genova-Santa Maria la Carità. “Se domenica sera vincerà la tua Juventus (il “nostro” è per metà tifoso del Napoli e per metà bianconero n.d.r.) scegli tu quale pegno dovrò pagare, se vincerà la Sampdoria allora mi dovrai concedere 15 minuti per un’intervista”.
Il coniglio estratto dal cilindro del Fantantonio di Bari Vecchia, un pallone calciato a velocità inaudita da 30 metri e finito dentro la rete insieme al portiere bianconero Chimenti, vale la prima intervista rilasciata da Vincenzo Abbagnale a Canottaggio.org.
Utili istruzioni per l’uso per i 20 lettori che hanno aperto questa pagina. Utili premesse per chi pensa a 100 righe su quanto sia pesante portare questo cognome, su quanto sia difficile crescere in una giungla di aspettative e pressioni, su quanto possano dare fastidio o suscitare tensioni i commenti dei novelli meteorologi Bernacca che dai tempi di Valentino e Sandro Mazzola passando per i Giorgio e Tania Cagnotto, i Cesare e Paolo Maldini si interrogano su chi è stato, è o sarà meglio tra padre e figlio. Siamo chiari: perdonateci ma tutto questo non ci interessava tanto quanto capire cosa c’è dietro una (in?)sana passione che a 17 anni (auguri, compiuti il 13 marzo) ti spinge a puntare quasi ogni mattina la sveglia alle 5.27.
“5.22, prego… L’ho anticipata da qualche mese con il passaggio dalla categoria Ragazzi a Junior. Sai, ogni momento di allenamento in più è prezioso…”. A proposito di minuti, quelli dell’intervista si sono più che triplicati: da 15 a 52, i primi dedicati alla rottura del ghiaccio.
A 8 anni, Vincenzo indossa maglietta e pantaloncini. Vuole giocare in attacco ma in uno sport dove conta più il singolo del gruppo lui si stanca presto. Non val la pena attendere il pallone al limite dell’area di rigore e pure la “vita da mediano” cantata da Ligabue deve esser noiosetta. Si tuffa in piscina per “qualche garetta”. Anche il nuoto non pare essere il suo habitat, quindi… Ciak, si gira una nuova scena! Enzo corre dentro e fuori le piste d’atletica. Gli piace la resistenza. Mezzofondista? Marciatore? Maratoneta? “No, scherzi? Anche qui la voglia passa presto”.
Quarto capitolo: il canottaggio. “Ho quasi undici anni, papà mi porta al Circolo Nautico Stabia dove incontro il mio primo tecnico. Si chiama Gennaro Cavaliere, mi fa lavorare un po’ a terra prima di gettarmi in pasto al mare con la prima uscita in 7,20. Non c’è bisogno di usare il filo per riportarmi al pontile dopo la prima uscita”. Prima e unica punta di immodestia, condita da un’ammissione. “Nemmeno qui mi diverto come vorrei, ma nella mia scelta si rivela una fortuna la sconfitta (così in casa Abbagnale si chiamano i secondi posti n.d.r.) la prima gara”. Prego? “Si, perché da quel momento penso alla rivincita e remare inizia a piacermi sul serio. Giorno dopo giorno, uscita dopo uscita, Festival dopo Festival: da Genova 2004 a Piediluco 2007, coltivo solo bei ricordi e vedo poi un gioco trasformarsi in un impegno”.
Da Cadetto, la sua custodia remiera passa da Gennaro Cavaliere ad Antonio La Padula. “Gennaro mi trasmette i primi rudimenti accompagnando la mia crescita sino all’età di 14 anni. Fondamentale poi il lavoro e l’esperienza di Antonio che è sicuramente uno dei migliori tecnici in circolazione. A oggi, posso tranquillamente dire che se non fosse stato per lui io ora non potrei accarezzare il bronzo di Brive”.
Ci arriveremo. Ma prima un po’ di cronaca di vita vissuta al CN Stabia. “Ho detto della sveglia, una lavata veloce per cancellare il sonno, borsa in spalle e via in motorino da Santa Maria La Carità a Castellammare. Sono 5-6 minuti. Due ore in barca con Schisano, Parlato, Serpico e altri amici. Ogni tanto si incontrano Catello (Amarante n.d.r.), Salvatore (Di Somma n.d.r.), Livio (La Padula n.d.r.) e Mario (Paonessa n.d.r.). Usciamo in barca la mattina prima che il mare si agiti… Poi alle otto meno un quarto tutti a scuola: io frequento il terzo anno di Liceo Scientifico all’Istituto Severi”.
Normale routine ogni giorno? “Sempre, vabbè quasi sempre tranne un paio di volte. Una volta io ed i miei compagni dormiamo addirittura al Circolo, ma non per stretta devozione al canottaggio. Semplicemente, il sabato sera andiamo a ballare e finiamo così tardi che tutti insieme decidiamo di andare a riposare direttamente qualche ora in palestra prima di iniziare l’allenamento della domenica mattina. Ad Antonio La Padula non lo diciamo subito per non scavarci la fossa con le nostre mani… Che dire poi di quella volta che io, Serpico, Schisano e Parlato ci fermiamo vicino agli scogli lungo il percorso sui 3000 metri per un fuori programma: un bel bagno, pochi minuti di refrigerio in una giornata calda prima di riprendere il lavoro”.
Sei titoli italiani non si costruiscono per caso. “No, si è creato un bel clima al Circolo: molti di noi vanno a scuola insieme, quasi tutti ci frequentiamo fuori dal canottaggio. Ognuno fa il tifo per l’altro tanto è vero che dopo Gavirate sono felice per la scommessa vinta dai miei compagni: vincere con dieci secondi di vantaggio per lavorare insieme ai nostri tecnici in funzione delle selezione per la Coupe de la Jeunesse dove arrivano due belle medaglie per l’equipaggio allenato da Maurizio Zingone. Stiamo molto tempo insieme: a volte litighiamo pure, è inevitabile, ma ci chiariamo sempre perché il confronto è sempre molto costruttivo”.
Per i più giovani la Coupe, per lui, Schisano, Parlato, Serpico e il timoniere d’Aniello si spalancano le porte del Mondiale. “Io sono il più giovane ma ho la fortuna di trovare nella mia società altri tre compagni molto forti: insieme a loro riesco a farmi notare e a guadagnarmi il posto in barca nella specialità dell’otto”. Quarantacinque giorni di raduno a Piediluco. “Allenamenti stancanti, ma rimaniamo sempre concentrati grazie anche all’ottimo lavoro dei tecnici federali. Voglio evidenziare anche le risate dei momenti liberi, le piccole cose condivise lungo un anno in cui siamo passati attraverso varie prove: alle gare regionali e nei raduni federali proviamo di tutto, due senza, quattro senza, quattro con e poi finalmente otto”.
Agosto 2009: Brive, l’occasione per raccogliere quanto seminato e per vivere un’esperienza unica. “Il primo Mondiale, spero non l’ultimo. Bellissimo. Non lo potrò mai dimenticare, i miei compagni sono fortissimi e li ringrazierò sempre per avermi aiutato a vincere questa medaglia. Cosa diciamo tra noi dopo la vittoria nella batteria? Piedi per terra, non abbiamo fatto niente! Poi tanto, troppo tempo libero: la tensione sale secondo dopo secondo. La finale: stretta di mano tra noi, la promessa di dare tutto sino all’ultimo milligrammo di energia”.
Gli ultimi cento metri, le tribune piene, calde ed esaltate per l’arrivo delle Ammiraglie che somigliano sempre più a navi cariche di pirati pronti a sopraffarsi. Cannibale Germania in testa, la Bella Addormentata Gran Bretagna si sveglia per l’estremo attacco ma è troppo tardi per diventare campione del mondo. Italia e Stati Uniti, anzi no: a 70 metri, Stati Uniti e Italia perché l’armo a stelle e strisce mette la freccia e sorpassa. Quaranta metri al traguardo, trenta, venti… “Stiamo tirando dal capello più in alto sino all’unghia. Nessuno riesce o vuole parlare per dare la carica: solo Enrico indiavolato, inutile sprecare energie a bordo. All’arrivo tutti zitti, stremati, distrutti. Appena lo speaker dà il verdetto, tutte le nostre preoccupazioni si smaterializzano ed è solo l’inizio della festa. Una lunga festa che il nostro otto interamente partenopeo, sì ormai anche il fiorentino Marco Andreucci gode della protezione di San Gennaro, prosegue in piscina all’albergo e poi, in pratica, sino all’ora della partenza del pullman per l’interminabile viaggio di ritorno. Da casa telefona papà e parlo anche con mamma e Gaia, telefona Antonio, telefona il Dottor La Mura. A Santa Maria La Carità inizia il meritato riposo con breve vacanze tra Paestum (dal nonno materno n.d.r.) e Sabaudia dallo zio Agostino”.
Vincenzo fuori dal canottaggio. “Da buon napoletano amo la pizza, ascolto musica commerciale e rivedo spesso ‘Il Gladiatore’, il mio film preferito. Tifo Napoli e Juventus e mercoledì (stasera n.d.r.) sarò neutrale. Ho un hobby: giocare a ping pong e qui permettetemi per la seconda volta (dopo l’uscita in barca senza filo parecchie righe fa n.d.r.) di essere immodesto e dire che sono bravissimo”.
E aiutare papà a riordinare le medaglie in soffitta per fare un po’ di spazio, no? “Le ho viste, sono tantissime e tutte meritate perché lui ed i miei zii, guidati dal mio prozio, sono stati grandi campioni portando in alto non solo il canottaggio ma tutto lo sport italiano. Si, comunque ho preso anche le misure e vedo che eventualmente ci sarebbe posto anche per le mie ma vedrete che non ce ne sarà bisogno”. Immodestia o semplice napoletana scaramanzia?