Sara Bertolasi, Se il buongiorno si vede dal mattino
Sara Bertolasi, Se il buongiorno si vede dal mattino
ROMA, 07 gennaio 2010 – Dalla bici alla barca: un passaggio felice, tinto ben presto d’azzurro. La varesina Sara Bertolasi, ventunenne laureanda in Scienze della Comunicazione, appare come una ragazza metodica: si nota l’abitudine a far sempre ordine negli impegni giornalieri, mensili e annuali per raggiungere il massimo in tutti i suoi ambiti.
Stima profonda verso il proprio tecnico Renato Gaeta e il CT Josy Verdonkschot: ammette di aver tratto molti insegnamenti dalle esperienze vissute assieme a loro.
E con loro scommette ancora su un sensibile miglioramento per il 2010 senza trascurare Università e felicità personale.
Sara, qual è il tuo bilancio per la stagione nazionale e internazionale 2009?
“La conquista del titolo italiano in singolo è stata la vittoria che mi ha dato più soddisfazione anche se, a mio sommesso avviso, non è la più importante.
Un altro traguardo raggiunto con successo è stato quello di entrare nella finale A in 4 di coppia al Mondiale di Racice, essere quindi tra le prime sei nel mondo. Peccato che non siamo riuscite ad andare oltre il sesto posto e posso anche dire che avremmo potuto fare meglio. Banyoles e Lucerna sono state le mie prime esperienze in Coppa del Mondo, ottimi banchi di prova per Racice, un obiettivo al quale miravo con grande attenzione”.
Dal ciclismo al canottaggio: quali differenze e quali analogie tra questi due sport? In che misura il ciclismo ti ha aiutato ad affrontare l’esperienza remiera?
“Sono sicuramente entrambi due sport di fatica e sofferenza. Il ciclismo è uno sport di squadra, anche se non sembra, e nel team serve quindi lo stesso affiatamento che ci vuole tra persone dello stesso equipaggio. La differenza principale è che le gare di ciclismo durano molto più a lungo ed è quindi fondamentale sapere bere ed alimentarsi durante tutta la competizione. Nel canottaggio invece le gare vanno dai sei agli otto minuti circa, molto più brevi ed intense, ed è il riscaldamento ad avere un ruolo chiave.
Credo che senza quattro anni di ciclismo ad alto livello sulle spalle non sarei riuscita ad emergere nel canottaggio. A livello fisiologico ero già un’atleta, avevo muscoli forti nelle gambe ed ero abituata alla sofferenza sia fisica che psicologica”.
Capitolo nazionale: ti aspettavi di entrare a farne parte in cosi breve tempo?
“No, a dir la verità quando ho iniziato a fare canottaggio neanche ci pensavo alla Nazionale. Remavo per cercare di tenermi in forma dopo aver abbandonato la bicicletta. Poi nel ciclismo ero un’atleta mediocre, non avevo chance di vestire la maglia azzurra e pensavo che nel canottaggio sarebbe stata la stessa cosa. Invece, dopo i primi 3-4 mesi di allenamento, in barca ho avuto dei grossi miglioramenti ed i miei allenatori (in quel periodo erano Guido Ferrario e Ioan Dima n.d.r.) mi hanno invogliato a fare sempre meglio finchè, dopo un anno, è arrivata la prima convocazione ad un raduno a Piediluco: ero felice e, allo stesso tempo, terrorizzata”.
Cosa ti hanno trasmesso il CT Josy Verdonkschot e il tecnico societario Renato Gaeta?
“Renato mi ha insegnato che con costanza, impegno e determinazione si può arrivare in alto. Io devo molto a lui. Con l’Università non riesco ad allenarmi sempre insieme agli altri ragazzi della società e quindi spesso utilizza il suo tempo per allenare solo me.
Da Josy invece ho appreso, oltre alle sue idee e conoscenze tecniche, che anche nei momenti più critici bisogna mantenere la calma. Non lasciarsi mai prendere dall’agitazione, ma ragionare e risolvere il problema”.
Dando uno sguardo alla prossima stagione cosa ti viene in mente?
“Per quanto riguarda il canottaggio punto di nuovo al Campionato del Mondo Under 23.
Un altro obiettivo importante sarebbe quello di riuscire a laurearmi entro il 2010. Sono al terzo anno di Scienze della Comunicazione e oramai mi mancano gli ultimi esami, oltre a tesi e tirocinio”.
I presupposti ci sono: l’inverno lo stai trascorrendo bene…
“Sono arrivati segnali positivi sia dalla Silver Skiff che dalla prima regata di fondo di Varese. Sto cercando di lavorare al meglio incastrando allenamenti, esami, lezioni e la mia vita privata che sta diventando molto importante per me perché condivisa con una persona speciale. Speriamo di poter confermare il proverbio: “Il buongiorno si vede dal mattino”.
















