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Giovanni Calabrese: il racconto di un percorso vincente

lunedì 6 Dicembre 2010

Giovanni Calabrese: il racconto di un percorso vincente

GAVIRATE, 06 dicembre 2010Canottieri Gavirate nuovamente ai vertici nella classifica della Coppa Montù e ai vertici in quella generale sommante anche i punteggi delle categorie giovanili. La società lombarda cresce stagione dopo stagione sotto vari punti di vista: risultati, numero praticanti, qualità eventi organizzati e attività. Vi proponiamo un’intervista a 360 gradi dell’allenatore Giovanni Calabrese.

Allenatore da dieci anni, un progetto lungo dieci anni. Partiamo da un analisi generale

“È la fine del decimo anno, si è realizzato un sogno ed un progetto che mi ha visto in prima fila tra i protagonisti e gli artefici di quello che è la Gavirate oggi. Dieci anni fa il mio obiettivo era promuovere e far conoscere il canottaggio. Nel 2000 ho conquistato la medaglia olimpica e coronato il sogno da atleta. In quel momento di appagamento ho voluto promuovere e mettere a disposizione di tutti la mia esperienza , oggi che tutto questo è diventato una realtà ben consolidata la mia mente corre veloce ad un altro obiettivo da perseguire è cioè quello di dedicare più attenzione alla ricerca e alla valorizzazione dei talenti”.

Partiamo dalle origini. Come è iniziato questo viaggio?

“Quando sono arrivato a Gavirate, grazie all’interessamento di Leonardo Binda e Stefano Martinoli, ho trovato una bellissima struttura di appena 10 anni, ma una realtà molto demotivata, mentre io arrivando da un’esperienza positiva, la medaglia olimpica, ero al massimo del mio entusiasmo. Da subito mi sono calato nel ruolo di allenatore e motivatore. Non ho mai preteso il risultato da alcuno, ho preteso però che ognuno si confrontasse con se stesso e si migliorasse. L’agonismo non doveva essere inteso come un problema di confronto tra persone, ma con se stessi. Ho cercato di minimizzare l’ansia e l’angoscia della prestazione. Ho cercato di ridimensionare la competitività all’interno del gruppo. Facendo crescere, allo stesso tempo, atleta e persona siamo riusciti in poco tempo a creare atleti di livello nazionale ed internazionale.
E’ importante che tutti si sentano utili, che si diano una mano, si sostengano e si aiutino reciprocamente a crescere. Ho cercato di creare una grande famiglia, con la consapevolezza che in un ambiente come il nostro le difficoltà da superare non siano solo di natura economica, ma anche di natura emotiva, di valori negativi che cercano di insinuarsi nel nostro ambiente e creare disarmonia”.

Sono passati pochissimi anni, nel 2003 Gavirate già sul tetto mondiale. Che ricordi?

“Il 2003 è stato un grande anno: primo titolo mondiale con Cecchin e Martin in quattro senza Juniores, il ritorno di Elia Luini e la sua vittoria mondiale in doppio pesi leggeri con Pettinari. In quell’anno sono anche arrivati i primi titoli italiani. L’ otto ragazzi ha fermato il predominio del Circolo Canottieri Posillipo, e l’otto junior è Campione d’Italia con 6/8 dell’ otto ragazzi e con l’inserimento dei due campioni del Mondo junior .
Vinto anche il doppio pesi leggeri con all’accoppiata Luini, Binda
Da non dimenticare il primo titolo italiano su specialità olimpica nel 2001 con Silvia Magni e Danila Bogni, due atlete della Corgeno tesserate Gavirate per apprendere i principi della voga dello scorrevole”.

Hai parlato di risultati, ma in questi anni i risultati non sono mai mancati. Quale è stato di maggior successo?

“Dal 2003 in poi la Canottieri Gavirate ha una media di 10 titoli all’anno suddivisi tra fondo, specialità olimpiche e canottaggio indoor, tante maglie azzurre e medaglie nei vari Campionati del Mondo e regate Internazionali. Sicuramente è stato il 2008 l’anno più emozionante con 15 titoli italiani, la Coppa Montù, premio nazionale riservato alla classifica a squadre e la medaglia d’oro nel quattro con adaptive alle Paralimpiadi di Pechino”.

Tanti successi, ma saranno anche capitati momenti di sconforto. Sbaglio?

“Momenti brutti in effetti non sono mancati. Il più eclatante riguarda l’ormai famoso incidente in autostrada al ritorno dalla regata di Torino, quando si ribaltò il carrello con le barche e perdemmo parte del nostro patrimonio. Non è facile gestire una società che ha grandi numeri, tutti però abbiamo remato quasi sempre  nella stessa direzione. Non siamo mai stati vittime dell’accanimento agonistico, il risultato è la conseguenza di lavoro e passione. Tecnici e dirigenti sono a servizio dell’atleta. Questa filosofia ci ha accompagnato ed è stata la pozione magica della società”.

La Gavirate può essere paragonata ad un esercito, ma quanti siete?

“Quando sono arrivato ho trovato 20 ragazzi, molti ancora oggi sono in canottieri e questo mi fa molto piacere. Fanno attività, alcuni ad alto livello, senza mai trascurare gli studi. Un esempio per tutti e soprattutto una dimostrazione di come la passione perduri nel tempo. Nel 2010, grazie al tesseramento promozionale, siamo arrivati a oltre 300 tesserati praticanti”.

Una crescita esponenziale. In che modo operate per incrementare i numeri?

“Non andiamo a fare reclutamento, ma accogliamo tutte le persone che arrivano a noi. Non siamo un ambiente selettivo e crediamo fortemente che il canottaggio sia uno sport che può essere praticato da chiunque. Formare e regalare emozioni è il nostro compito, il talento emerge dal gruppo e sta a noi individuarlo e valorizzarlo”.

In mezzo a tutto ciò tu hai anche una grande famiglia. Che ruolo ha?

“La famiglia mi sta vicino capisce quello che sto facendo e condivide con me sogni e speranze è veramente una forza in più, un sostegno, una ricchezza a cui posso attingere sempre,in ogni momento della mia vita. Mia moglie Paola ha sempre collaborato con me ed è responsabile nazionale del settore Adaptive Rowing. I nostri figli sono cresciuti in canottieri e senza forzatura hanno iniziato a remare. Valentina 20 anni, veste la maglia azzurra da anni. Veronica, 16 anni, già in azzurro. Vittoria, 6 anni, ancora presto per dire se tra qualche anno abbraccerà i remi”.

In questo decennio a Gavirate è nato il settore Adaptive. Come è successo?

“Tutto è iniziato per caso, con un incontro sulla pista ciclabile. L’Istituto Sacra Famiglia cercava uno spazio al chiuso per fare attività, al mattino ho messo a disposizione la struttura e ho conosciuto una realtà nuova a me lontana. Capire che lo sport poteva migliorare la loro qualità di vita ha illuminato me ma soprattutto mia moglie Paola.
Da li ho raccolto e sostenuto l’idea di Paola di  avviare la sezione disabili fisici e mentali che oggi conta 60 tesserati,  insieme e con l’aiuto dei nostri collaboratori abbiamo iniziato un programma di inserimento, con grande successo di partecipazione e di miglioramenti notevoli delle capacità motorie e coordinative. Importante è stato il loro inserimento nel gruppo con gli altri atleti normodotati permettendo loro di allenarsi e remare insieme su barche multiple. L’Associazione è quindi divenuta il Centro Specializzato per la selezione e la preparazione degli equipaggi Nazionali che partecipano a gare internazionali, mondiali e Paralimpiche con risultati significativi. Inoltre per  Consolidare l’immagine dell’Attività Adaptive abbiamo creato e annualmente organizziamo, un evento Internazionale inserito nel calendario ufficiale della FIC e della FISA”.

Tutti fanno parte della squadra, ma come fanno a sentirsi parte integrante?

“Questa è stata una delle mie prime domande personali che mi sono fatto all’inizio dell’avventura. Ho deciso, in accordo con la dirigenza, di coinvolgere tutti. Mi spiego. Tutte le persone che fanno attività, dagli allievi ai master, diventano soci effettivi e quindi hanno due grandi possibilità: partecipare all’assemblea dei soci e avere diritto di voto. Questo garantisce l’attaccamento e cosa fondamentale, le scelte le fanno i diretti protagonisti”.

Siete una grande famiglia, vuoi ringraziare qualcuno?

“Certamente voglio ringraziare tutte le persone che a titolo di volontariato e non hanno supportato la società, dai dirigenti ai tecnici, sacrificando tempo prezioso anche alla famiglia. Persone che lavorano e che stanno nell’ombra ma con il loro impegno hanno fatto di Gavirate la numero uno in Italia e un esempio nel Mondo.  È una associazione che si regge sul volontariato, il lavoro viene  fatto con entusiasmo e passione. Le esigue risorse economiche che si possono reperire sul territorio non bastano e tutti danno il loro contributo per riuscire ogni anno nell’impresa di portare a termine la stagione.

Nutri un sogno nei confronti dei tuoi ragazzi per il futuro?

“Spero che in un futuro possano portare questa bellissima esperienza nel cuore, magari raccontandola ad altri. La diretta conseguenza ovviamente potrebbe essere che loro siano riconoscenti verso questo sport e questa società. Se questa filosofia passa la Canottieri Gavirate avrà un futuro radioso perché ognuno sarà per sempre partecipe e attento alla vita della Canottieri.
Voglio ricordare la frase di uno dei miei primi atleti, oggi laureato in economia alla Bocconi. “Quando diventerò una persona importante, il mio primo pensiero sarà sostenere  la Canottieri Gavirate”. Pensare che un ragazzo a 18 anni dica questo ti riempie di soddisfazione”.

Prima di salutarci, svela un tuo sogno personale?

“Confrontarmi con me stesso spingendomi sempre più verso l’agonismo. La struttura e il cammino a Gavirate si sta consolidando come opportunità per giovani, grandi e disabili. Vorrei ora concentrarmi sui talenti per cercare di valorizzare al meglio le loro potenzialità trasmettendo sempre entusiasmo, positività e serenità”.


Luca Broggini

 
Nelle immagini: Giovanni Calabrese; il Presidente Giancarlo Pomati con il 4 di coppia senior femminile campione italiano 2010; Valentina Calabrese capovoga del 4 di coppia donne ai mondiali U23 di Brest; foto di gruppo Adaptive in occasione di un raduno a Gavirate.