News

Trieste: il bilancio della conferenza su canottaggio e scuola

domenica 12 Dicembre 2010

Trieste: il bilancio della conferenza su canottaggio e scuola

TRIESTE, 12 dicembre 2010 – Organizzata dal Comitato Regionale della Federcanottaggio Friuli Venezia Giulia del Presidente Dario Crozzoli, si è tenuta a Trieste, venerdì e sabato scorsi, nella sede della Lega Navale Italiana sezione di Trieste, la Conferenza Seminario dal titolo. “Il canottaggio e la Scuola in Europa: valore pedagogico dell’esperienza formativa educativa nell’attività remiera.” Un simposio di valenza internazionale il primo in Europa, (con testimonial il pluricampione mondiale e olimpico Rossano Galtarossa, e l’azzurro Federico Ustolin), che ha visto la presenza, nella due giorni triestina, di esperti del settore provenienti da Australia, Austria, Croazia, Gran Bretagna, e Italia.

L’apertura dei lavori, dopo i saluti di rito nella sala affollata con una presenza superiore alle cento unità di tecnici, insegnanti, dirigenti, studenti ed atleti, è stata della dott.ssa Marina Gerin Birsa della Scuola dello Sport, che ha intrattenuto la platea sugli aspetti pedagogici del canottaggio scolastico giovanile.

‘ seguita una delle relazioni più interessanti del seminario, quella dell’italiano dott. Antonio Maurogiovanni, fino al 2000 atleta olimpionico e allenatore di grande valore in Italia, e dal 2001 impegnato in Australia presso la Western Australian Istitute of Sport, attraverso il quale ha contribuito alla preparazione di atleti di valenza mondiale, che ha illustrato, con dovizia di particolari, aspetti molto interessanti dello sport in Australia, indissolubilmente legato al mondo scolastico. Ha lasciato tutti stupiti la relazione di Maurogiovanni, anche per i molti che hanno conoscenza dello sviluppo e dei metodi dello sport anglosassone. Una organizzazione metodica quella australiana, che prende per mano il bambino nella scuola materna (nuoto e atletica leggera obbligatori fino alla scuola elementare) e lo accompagna attraverso le varie fasi di crescita (biologica sempre e non cronologica), per tutta la vita, fino al convincimento, in età matura, che la pratica sportiva è elemento indispensabile per la prevenzione di sintomatologie tipiche in età avanzata. Altro aspetto determinante nell’Isola dei canguri, è il costante monitoraggio degli studenti, con l’acquisizione di parametri fondamentali inseriti in adeguati database, un metodo importante, fondamentale, in passato adottato anche in Italia. Attraverso  la valutazione dei parametri, possiamo farci un’idea precisa dello sviluppo delle capacità fisiche dello studente ed azzardare su basi scientifiche previsioni future. Lo sviluppo scolastico australiano è fantascientifico se rapportato a quello italiano, se non altro per l’organizzazione e lo spiegamento di mezzi e risorse, ma soprattutto perché il movimento sportivo è scolastico, e solo dopo il 17esimo anno d’età a carico dei club. Eppure non soddisfa gli addetti ai lavori, evidentemente perché un metodo non è eterno e deve essere continuamente cambiato e modificato in base all’evoluzione della persona come della società.

Nella seconda giornata di lavori, è stata la volta del croato dott. Drazen Sudic, responsabile dei rapporti tra la Federazione di Canottaggio croata e le scuole, il quale ha relazionato circa una attività remiera scolastica agli albori, con un coinvolgimento di centinaia di alunni, con risultati ottimi  e irrinunciabili che hanno portato ad affermazioni di valore mondiale. Era palpabile la soddisfazione, più volte ricordata di un equipaggio d’elite come il giovanissimo quad croato campione del mondo, ed è facile affermazione quella che i tre uomini in barca (ma Jerome in questo caso non c’entra nulla), sono il prodotto consapevole di un canottaggio conosciuto tra i banchi di scuola. Dalle parole di Sudic si poteva forse intendere che in Croazia si vorrebbe fare di più, che le idee ci sono (soprattutto a favore di un canottaggio femminile praticamente inesistente), i soldi un po’ meno, e che per adesso va bene così nell’attesa di tempi migliori.

E’ stata quindi la volta di tre italiani: il dott. Mauro Tarlao, fisiokinesiterapista che ha trattato gli effetti della pratica del canottaggio sul corretto sviluppo nei preadolescenti e adolescenti, il prof. Daniele Zangla sulle esperienze tra il canottaggio e la scuola in Italia, Luigi Manzo, sul Progetto Remare a Scuola: tre relazioni per gli addetti ai lavori tutto sommato ben note, ma che avevano il compito precipuo di definire a quale punto sta il rapporto in Italia tra il canottaggio e la scuola.

Un finale di Conferenza molto interessante, con l’inglese dott. Ryan Demaine (Headington School Oxford) e l’austriaco dott. Cristoph Engl (coordinatore per le attività giovanili nella Federazione di canottaggio austriaca), che hanno portato la loro personale esperienza rispettivamente dal Regno Unito ed dall’Austria.

Demaine ha ricalcato le orme di Maurogiovanni di un canottaggio inglese molto ben organizzato, ma che soprattutto sa chi è e dove vuole andare, dove il rapporto tra scuola pubblica e privata e lo sport del remo è oramai consolidato, frutto di un lavoro, professionistico in certe occasioni, ma con molto volontariato. La suddivisione scolastica è molto simile a quella australiana, e uguali sono i due sport di base dalla pre-primary alla fine della primary school: nuoto e atletica leggera, mentre il canottaggio entra in gioco più tardi, a 13-14 anni. Grande impulso inglese alla comunicazione. Una volta individuato il soggetto, si parla con lo studente, con l’insegnante, si parla con i genitori, e si invita il ragazzo a frequentare il club.

Christoph Engl, austriaco, ha ricalcato invece un po’ la situazione croata, e perdipiù con risultati modesti in questi ultimi anni a livello mondiale assoluto, con qualche peso leggero in evidenza, ed il lavoro delle squadre nazionali finalizzato a Coupe de Jeunesse ed alle volte un gradino più in su, i mondiali juniores e under 23. Un canottaggio quello austriaco, che ha bisogno di allenatori ed istruttori, perché secondo Engl solo da un tecnico capace in una società si può ripartire per la ricostruzione. Una situazione strana quella descritta dall’austriaco (ma è una mia personale convinzione), vista la quantità di acque ferme di cui dispone l’Austria. Un approccio tradizionale quello del canottaggio nelle scuole, con remo ergometri, immagini statiche e dinamiche, e l’invito (sinceramente non sembrava molto convinto) a frequentare i club.  Con laghi e laghetti presso i quali esercitare l’esercizio della voga, rimane perlomeno strano accettare la situazione austriaca, che non può basarsi solo sui 400.000 visitatori in una sola giornata alla Festa dello Sport che ogni anno si svolge a Vienna.

E’ seguita una tavola rotonda nel corso della quale sono stati approfonditi i temi di particolare interesse: penetrazione nel mondo della scuola, canottaggio e sicurezza, canottaggio e divertimento, che hanno visto alternarsi tecnici, insegnanti e dirigenti a porre i quesiti, i relatori a rispondere in maniera tutto sommato abbastanza esauriente.

Grande soddisfazione infine degli organizzatori: “Il successo dell’iniziativa è testimoniato dalle presenze a Trieste dei partecipanti,” ha concluso Crozzoli, “dalle molte domande fatte ai relatori da parte dell’uditorio, dalla richiesta anche degli ospiti stranieri di pensare all’organizzazione negli anni futuri, di seminari  che mettano a confronto esperienze dissimili in aree geograficamente diverse. ”
 

Maurizio Ustolin