Special Olympics e il canottaggio, un connubio vincente
Special Olympics e il canottaggio, un connubio vincente
SABAUDIA, 29 settembre 2009 – In che modo il remo li sta aiutando? Quali sono stati i principali problemi che hanno dovuto superare? Fin dove sono arrivati?
“Il canottaggio aiuta questi ragazzi nell’autostima. Oggi si sentono integrati e normalissimi.” I ragazzi in questione sono Gianluca Panicutti, Armando Altobelli, Katia Quattrociocchi e Roberto Pungelli, atleti Special Olimpics, che grazie al canottaggio hanno avuto la possibilità di superare quella linea invisibile, ma marcatissima, che si chiama diversità. “ Per me la cosa più bella è remare con Michelangelo Crispi.” ci rivela Gianluca, e noi gli crediamo! Non è cosa da poco avere l’occasione di salire in barca con “un due volte campione del mondo”. Ma c’è anche chi, come Armando, ama vincere e conquistare la medaglia. “Nelle scuole o nelle palestre” ci spiega Antonella Emiliozzi, Tecnico sportivo di questi atleti “non esiste una realtà del genere. Durante le regate i ragazzi hanno occasione di stare tra la gente, sorridere, addirittura farsi intervistare ed il tutto senza alcuna paura. Ho iniziato con loro qualche anno fa. In un primo momento ero spaventata, infatti non avevo mai avuto alcun contatto con le inabilità intellettive. Nonostante ciò, quando sono entrata in quella palestra e ci siamo guardati, è scattata una scintilla ed è stato amore a prima vista. Abbiamo iniziato con l’atletica, tanto che, adesso, Armando è primatista italiano nei 100 metri piani, mentre Katia lo è nei 400 metri marcia. Ci siamo avvicinati al remo grazie a mio marito, che in passato si è dedicato a questa disciplina, a Michelangelo Crispi e ad Antonio De Crescienzo, che ci hanno aiutato a dare il via a questa iniziativa. Al principio abbiamo usato il Dragon Boat, una barca molto larga, ma dopo qualche tempo era diventato troppo semplice. Quindi siamo saliti sulle canoe, per giungere, infine, ad usare le imbarcazioni di canottaggio.” Un percorso lungo che sembra giunto al momento in cui sogni e speranze ricevono il loro coronamento: l’iscrizione alla Federazione Italiana Canottaggio. Sicuramente non è stato un cammino facile, in cui l’ostacolo maggiore è stata proprio la paura per l’acqua “Abbiamo superato questo timore insieme: sono dovuta entrare in acqua ed ho iniziato a schizzare i ragazzi per scherzo, in questa maniera ho fatto capire loro che il rapporto con questo elemento non solo è bello, ma può essere anche divertente. Successivamente siamo saliti in barca, vicini al pontile, e facendola dondolare i ragazzi hanno scoperto che, nonostante il movimento, non si rovesciava. Infine ci siamo allontanati e abbiamo iniziato a remare: ogni colpo era una ragione di orgoglio e soddisfazione.” Ora, il remo non solo offre loro l’occasione di vivere pienamente una passione, di ricevere grandi emozioni e soddisfazioni, ma anche e soprattutto di sentirsi degli atleti, dei campioni.
Claudia Franceschi
Ufficio Stampa Comitato regionale Lazio
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