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Comunicato Stampa

venerdì 20 Febbraio 2009

Comunicato Stampa

Luca Agamennoni : forza di volontà infinita

Lunedì 23 febbraio, a Firenze, Luca Agamennoni riceverà il premio Pegaso d’Oro 2009, il riconoscimento per l’atleta toscano del 2008 votato da tutta la Regione: un plebiscito d’affetto enorme per il vogatore livornese delle Fiamme Gialle diventato da qualche giorno papà di Achille.
Una stagione da incorniciare: nell’autunno 2007, lui e il compagno di squadra-amico Simone Venier erano due leoni feriti a causa delle delusioni riservate soprattutto dagli infortuni.
Poi il risveglio, le motivazioni che li hanno spinti verso la strada del successo. Un cammino a tappe rispettate con precisione svizzera: vittorie e belle figure alle gare nazionali e al Memorial in doppio, finale conquistata a Monaco in Coppa del Mondo e… la giostra del quattro di coppia è stata servita! Con i veterani Rossano Galtarossa e Simone Raineri è arrivato l’oro di Poznan, lo schiaffo alla Polonia in casa sua. Tre secondi di vantaggio al traguardo!
Poi Beijing, uno splendido argento a fronte dell’incalzante serrate finale di Francia e Australia. L’oro, stavolta, è finito al collo dei polacchi. Nella bacheca personale di Luca, vicino agli argenti mondiali (2001 nel quattro con, 2006 nell’otto), ai bronzi mondiali (2005 nel due senza), all’argento di Beijing 2008 e al bronzo di Atene 2004 (quattro senza) c’è rimasto un piccolo ma significativo spazio: l’obiettivo è riempirlo appena tornato da Londra…

Buongiorno, papà! Dicci subito se la notte tu e tua moglie Anna riuscite a dormire.
Si, Achille fa il bravo: con Mozart, Beethoven e Schubert dorme che è una meraviglia…

Svelaci il perché di questo nome particolare!
Una casualità. Piaceva moltissimo ad Anna, a me no: poi, però, ho cambiato idea e con il tempo mi sono affezionato a questo nome.

Passiamo alla tua elezione: atleta toscano dell’anno, complimenti!
Tre mesi di battaglie internet: tutte le persone che mi conoscevano si registravano al sito indicato dalla Regione votando una volta al giorno con la propria e-mail. Ho battuto il portiere della Fiorentina Frey, sicuramente più conosciuto di me, ed è una gioia perché significa che molta gente mi vuole davvero molto bene e mi ha seguito nel corso della stagione e in Cina.

Come ti hanno accolto dopo l’exploit?
Con una bella denuncia!

Prego?
Si, sono arrivato a casa alle tre di notte e ho trovato i Carabinieri: dieci amici avevano organizzato un cena con carne alla brace in mio onore ma una vicina si è lamentata per il troppo rumore e ha telefonato arrabbiata ai Carabinieri. Fortuna che poi tutto si è risolto…

Meno male. Se ti dico Beijing, tu mi rispondi…
Che il viaggio d’andata e ritorno è stato lungo e quasi insopportabile. Per il resto mi sono divertito moltissimo. Lo stress l’ho patito durante l’anno: lottare per conquistare e mantenere un posto sul quattro di coppia. In generale, poi, le gare internazionali non mi fanno soffrire dentro come quelle nazionali dove temi sempre di poter incappare in una figuraccia. Alle Olimpiadi, paradossalmente, sono ancor più rilassato.

Perché hai alzato subito il dito al cielo una volta tagliato il traguardo?
Per mio nonno, ho dedicato a lui la mia medaglia: ho iniziato a praticare questo sport grazie a lui e alla sua passione. Poi, ovviamente, una dedica è andata ad Anna che aveva ancora Achille in pancia.

Pechino e Atene: quali differenze?
Per me il bronzo nel quattro senza può essere catalogato come un miracolo visto che l’equipaggio è stato composto a un mese dalle Olimpiadi. Dovevo fare sfida con Negrini per decidere il singolista di riserva e invece… Bellissima la finale! Siamo partiti facendo la nostra gara io, Lello Leonardo, Lorenzo Porzio e Dario Dentale, abbiamo passato l’Australia al momento giusto e poi difeso quel bronzo con i denti.

E adesso?
Mi sto allenando molto. Non prescrivo alcun obiettivo, remo sempre per il piacere di remare: dove c’è bisogno, io vado. Punta, coppia, quattro, otto: dipende dove mi vedono gli allenatori. Una cosa è certa: mi piacerebbe continuare a essere in barca con Simone.

Parlaci del forte legame con Simone Venier.
Con Simone c’è sempre stata grande amicizia, si è cementata da quando abbiamo portato avanti il doppio dopo esserci scornati in singolo da settembre a dicembre, io contro di lui e lui contro di me. Eravamo assolutamente consapevoli del nostro valore dopo esserci allenati tutto l’inverno con grande serietà: i risultati ci hanno poi dato ragione. Una nostra abitudine? Bere le birre subito dopo le gare nazionali!

L’argento e il bronzo olimpico fanno parte della tua bacheca: riesci a pazientare sino a Londra per completare il quadro?
Se ‘becco’ quella medaglia potrebbe chiudersi la mia carriera ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: quattro anni sono lunghi, io ho pazienza.
 

Marco Callai

Foto Mimmo Perna © – Fiamme Gialle ©

   
   
   
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