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Lago di Varese: il centro del futuro?

sabato 5 Dicembre 2009

Lago di Varese: il centro del futuro?

MILANO, 05 dicembre 2009 – Che il Lago di Varese sia diventato il nuovo centro di allenamento globale per il canottaggio è ormai assodato, che dalle parole si sia passati ai fatti lo hanno riscontrato tutti gli addetti ai lavori. Ora però è giunta l’ora di andare a capire il vero perché di questa scelta dal profumo internazionale. Un’analisi dettagliata che prende vita dopo la fine del primo raduno del settore femminile della nazionale italiana e che vuole portare alla luce delle caratteristiche che forse per mancanza di comunicazione sono rimaste all’oscuro per anni.
A far emergere i pregi del bacino remiero non è stato il caso o un gruppo di appassionati di sport ma una chiacchierata tra il Presidente del Comitato Lombardo Antonio Bassi ed il CT della nazionale femminile Josy Verdonkschot.
Il Lago di Varese ha una profondità media di 11 metri, è protetto dalle montagne e quindi non è colpito dalle correnti ventose, la superficie è di 14,95 km2 ed offre 7 chilometri in linea per i percorsi su lunga distanza. Sul lago non vi è alcun tipo di navigazione e le imbarcazioni, ad eccezioni di quelle per il canottaggio, non possono montare motori superiori ai 10hp. Queste caratteristiche rendono lo specchio d’acqua uno dei bacini migliori al mondo per l’allenamento. Ciò è confermato dalle squadre nazionali straniere che sposano il bacino come punto fisso di allenamento in preparazione dei più importanti appuntamenti mondiali. Svizzera, Germania, Inghilterra, Australia, Repubblica Ceca hanno siglato contratti pluriennali per i loro allenamenti. Di particolare interesse la decisione dell’Inghilterra che per preparare le Olimpiadi in programma proprio nel loro territorio nazionale ha scelto il Lago di Varese.
Andiamo però ad analizzare il nostro piccolo orticello, la nazionale italiana femminile che è stata il focus della chiacchierata tra Bassi e Verdonkschot.
Il primo punto trattato è stata la sistemazione logistica. L’albergo che ospita la nazionale è fronte lago, 60 i metri che separano le camere dall’acqua. Questo permette alle ragazze, anche minorenni, di vivere in autonomia senza che un tecnico debba preoccuparsi del trasporto delle atlete. Ciò permette di risparmiare energie impiegabili quindi in campo tecnico.
Il tutto sotto l’attento occhio vigile di Josy e dei suoi validi collaboratori: Andrea Benecchi-Massimo Casula e la novità della “stagista” Cristina Gilardoni.
Altro punto di forza è stato riscontrato nella possibilità di vivere in una società attiva e che quindi conosce le esigenze, ma soprattutto è disponibile a collaborare mettendo a disposizione mezzi e materiale. Un plauso quindi va alla Canottieri Varese che ha stretto un forte legame con il CT ed il “gruppo rosa”.
Spesso il contesto è responsabile delle situazioni che si creano attorno ad esso, ed è proprio così. La familiarità, la tranquillità, il sentirti parte integrante della città che dista solo 3 chilometri ha fatto riscontrare anche un grande livello di serenità all’interno del gruppo. Ciò non può che far lavorare bene, e la stagione passata ne è la conferma
Altra grande novità e stato il gemellaggio con al Federazione Pesistica Italiana, un progetto che ha come obiettivo quello di offrire alle ragazze la possibilità di essere seguite con grande professionalità non solo durante gli allenamenti in acqua. Un grande in bocca la lupo a Carlo Varalda, referente della Federazione Pesistica Italiana.
Nell’aria si respira molta determinazione, sembra che il CT Josy Verdonkschot con il suo staff abbia le idee molto chiare: arrivare a Londra 2012 al meglio per poi non avere rimpianti. Il canottaggio femminile sta crescendo molto, parlare già di 2016 forse è azzardato ma la determinazione è palpabile. Un progetto come questo può anche far pensare ad uno sviluppo della base, ciò porterebbe ad un aumento delle leve in campo femminile e, di conseguenza, un aumento di ragazze sulle quali fare selezione.
Sarà mai possibile che un semplice cambio di luogo possa far innescare una rivoluzione del sistema? Queste sono solo constatazioni dei fatti e sembra proprio che la risposta sia si.

 
Luca Broggini
Uff. Stampa FIC Lombardia