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Marco Cecchin, Non voglio perdere questo treno

mercoledì 30 Dicembre 2009

Marco Cecchin, Non voglio perdere questo treno

ROMA, 30 dicembre 2009 – Alzi la mano chi si è dimenticato il quattro senza Junior che sfrecciava a Schinias? Estate 2003: condizioni meteo marine da lupi ad Atene, finali sui 1000 metri e la barca-regina di Luca Martin, Martino Goretti, Riccardo Fasoli e Marco Cecchin vola verso il titolo mondiale cancellando la Repubblica Ceca (2.54.05 contro 2.54.80) mentre Croazia e Romania piombano alla pari (2.57.15) sul traguardo.

E Poznan? Primo anno da under 23 per uno degli assi della Canottieri Gavirate figlio della coppia del clic (Claudio e Lorena), Marco Cecchin pesa 72 kg ed è nuovamente capovoga del quattro senza: di nuovo con Martino Goretti con Matteo Castaldo e Michele Savriè al posto di Fasoli e Martin.
Quarti ai 1000, allungano di 10 colpi conferendo maggiore brillantezza alla barca: terzi ai 1500 dopo il sorpasso sulla Danimarca, chiudono gli occhi e producono l’attacco estremo mangiandosi anche il Canada. Argento!

In quattro senza Marco conquisterà poi il bronzo ai Mondiali Universitari del 2006 e il settimo posto (peso pesante, non più leggero) ai Mondiali Under 23 di Strathclyde.
Quest’anno, in due senza a Varese dopo una settimana di febbre, subito un bel terzo posto alla prima regata nazionale di Gran Fondo e la convocazione per i raduni Senior della Schiranna e Piediluco.

“Anche l’anno scorso ho continuato a remare togliendomi le mie soddisfazioni: una stagione un po’ anomala perché è l’unica nella quale non avevo obiettivi internazionali – spiega – La squadra Senior era chiusa e poi purtroppo il canottaggio non faceva parte del programma delle Universiadi: ne ho approfittato per dedicarmi all’università e a un lavoro estivo presso il Cus Ferrara”.

Da Ferrara a Ravenna, la strada è breve e i risultati inaspettati.
“Abbiamo allestito equipaggi un po’ improvvisati a causa dei vari impegni che ognuno di noi aveva ma incredibilmente abbiamo centrato un argento nel ‘quattro con’ dopo essere stati in testa per poco più di metà gara e un dignitoso bronzo nell’otto”.

Spina staccata per poco tempo, poi la chiamata del coach della Lario.
“Fraquelli mi ha chiamato chiedendomi se per la nuova stagione mi andava di fare il due senza con Alessandro Adduci e mi sono detto ‘perchè no?’: a Varese la gara è stata più che soddisfacente soprattutto perché avevo la febbre da una settimana ma volevo assolutamente disputarla tanto che la mattina stessa ho preso una tachipirina. Essere arrivato alla fine di quei 6000 metri è stata una liberazione”.

Primi raduni nel settore Senior con il CT Beppe De Capua che attualmente sta valutando un buon numero di giovani.
“Sono abbastanza soddisfatto dei raduni anche se non mi accontento mai e forse un pochino meglio io e Ale potevamo fare: per il momento va bene così, so che De Capua sta dando la possibilità a vari giovani di mettersi in mostra  e inserirsi nella squadra Senior e non possiamo e non dobbiamo perdere queste occasioni.
Dobbiamo cercare di stare attaccati a questo “treno” il più possibile e far tesoro di queste esperienze”.

Tornando ad Atene e Poznan, questi sono i ricordi nitidi di Cecchin.
“Due anni fantastici: mi hanno segnato i legami umani con Martino Goretti,Luca Martin, Riccardo Fasoli, Matteo Castaldo e Michele Savriè. Sono tutt’ora dei miei grandi amici ma non solo loro: nella squadra azzurra ho stretto amicizia con Andrea Tranquilli, Matteo Motta, Daniele Danesin, Domenico Montrone, Livio La Padula, Fabrizio Gabriele, Raffaele Mautone, Fabrizio Cumbo, Federico Migliaccio, Melosi, Infimo e tanti altri. Posso dire che le amicizie sono più importanti dei risultati”.

A Poznan peso leggero, oggi Senior: una scelta che ha un perché.
“Scelta piuttosto obbligata. Premetto che facevo molta fatica a stare in peso, una fatica soprattutto mentale. Mi piace molto allenarmi e spesso faccio dei sacrifici:per tenere il peso non potevo uscire a mangiare una pizza con gli amici o a bermi una birra perché il mio corpo era diventato una spugna, qualsiasi cosa mangiavo la assorbiva subito e il peso aumentava. Durante il giorno non riuscivo a fare sforzi fisici al di fuori dell’allenamento e non riuscivo nemmeno a stare concentrato in Università: così dal primo raduno del 2007, insieme al mio tecnico Giovanni Calabrese, ho maturato la mia decisione di cui sono felice”.

Rapporto con gli allenatori: ecco il Marco pensiero.
“La prima cosa che ho imparato dagli allenatori è che nessuno ti regala niente: se ti vuoi conquistare il posto in barca devi sudartelo. Sono stato a contatto con molti allenatori e ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa: a  Giovanni Calabrese devo tutto perché tutto quello che ho fatto, faccio e farò è in gran parte merito suo. La Canottieri Gavirate è la mia seconda famiglia e in questa famiglia lui è un po’ il mio secondo padre. Questo nn vuol dire che andiamo sempre d’amore e d’accordo ma i litigi servono a far crescere lui e me. Nell’anno in Marina mi sono trovato molto bene con Capo Lepore partecipando alla mia prima Coppa del Mondo e vincendo uno splendido Tricolori con Scala, De Piccoli e Di Leo. E poi non posso non ringraziare Paolo Di Nardo che mi ha seguito nella vittoria del mio Mondiale Juniores in quanto responsabile del settore di punta: con lui mi sono ritrovato qualche anno dopo al college di Ferrara e tutt’ora, quando mi trovo a Ferrara per motivi di studio, è lui che mi segue e mi aiuta. Ho anche un bellissimo ricordo di Antonio La Padula relativamente ad alcuni raduni pesi leggeri”.

E infine la coppia del click, sempre vicina in occasione delle scelte sportive e di vita.
“La mia famiglia ovviamente mi ha sempre supportato nei momenti belli e in quelli difficili: io cerco di tenerli fuori dalla mia vita sportiva però, come ben sai caro Marco, mio padre è su quasi tutti i campi di regata con mia mamma al seguito quindi come posso liberarmene?(scherza n.d.r.) La cosa che a loro preme di più è che io finisca l’università e spero di potermi finalmente laureare nel 2010 regalando loro questa grande soddisfazione. Il problema è che quando devo andare via per una gara o un raduno in concomitanza con un esame non riesco a dire di no al canottaggio e neanche a papà ma riuscirò a coniugare gli impegni”.

Fine intervista? No tempo supplementare.
“Oltre a tutti gli amici che ho citato, volevo ringraziare in particolare Jacopo Zocchi e Giorgio Maran che mi sono sempre vicini e, anche se non ci vediamo molto,  li ringrazio per tutto quello che fanno per me”.