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Lo sport a Roma e Provincia: numeri, realtà e prospettive

venerdì 23 Ottobre 2009

Lo sport a Roma e Provincia: numeri, realtà e prospettive

ROMA, 23 ottobre 2009Le luci e le molte ombre dell’impiantistica romana sono emerse durante il convegno, organizzato dal CONI provinciale di Roma, di martedì 20 ottobre nella sala stampa dello stadio Olimpico di Roma. “Prendere coscienza della realtà” è stato il senso espresso dall’intervento introduttivo del Presidente Riccardo Viola del CONI provinciale di Roma. Nella disamina della situazione sportiva dell’area romana sono emerse emergenze, ma soprattutto assenze di strutture per praticare sport anche a livello amatoriale. In questo contesto è stato inserito il progetto di bacino remiero: il canottaggio, cenerentola dell’impiantistica, annovera un autentico record negativo rappresentato dalla mancanza di un’ area appositamente concepita per questo sport ed in grado di ospitare grandi eventi. La situazione, per certi versi drammatica, è stata oggetto di riflessione da parte dello stesso Presidente Viola che ha evidenziato come non esista una vera e propria programmazione nella costruzione degli impianti sportivi, nonostante la crescita della domanda. Lo sport capitolino procede in relazione ai grandi eventi: così l’occasione dei Mondiali di Nuoto ha portato nuove piscine seppur con le problematiche di cui è piena la cronaca di questi giorni. Parte dell’impiantistica risale addirittura alle Olimpiadi del 1960 e c’è chi ha scritto che la candidatura di Roma ai giochi del 2020 sia facilitata dalla presenza di strutture già operative, con esplicito riferimento al bacino remiero di Castelgandolfo dove si svolse, appunto, la XVII Olimpiade. Peccato, però, che in quel bacino…manchi l’acqua! E allora cosa fare? Programmare secondo le esigenze dello sport per tutti e secondo le necessità dello sport di vertice. Che le due cose possano convivere non vi è dubbio, ma il problema è più complesso: esistono discipline che con pochi praticanti hanno un peso determinante nel medagliere nazionale in occasioni di campionati mondiali o dei giochi olimpici. In queste discipline il canottaggio occupa un posto importante. Con soli 1094 tesserati (annuario FIC 2008) nella regione Lazio si ha una importante concentrazione di olimpionici che spesso sono alla ricerca di un bacino ottimale per allenamenti mirati, test e tutto ciò che serve per ottenere risultati di rilievo. Ma lo stesso bacino può essere impiegato come “campo” per le competizioni di pesca sportiva, che nell’area di Roma hanno un numero di tesserati valutabili in decine di migliaia. Il problema come ha affermato l’On. Giulia Rodano, Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della regione Lazio, è evitare la costruzione delle classiche “Cattedrali nel Deserto”, destinate a grandi eventi internazionali, ma di difficile gestione una volta che lo stesso evento si sia esaurito. Il discorso è stato esplicitato dal delegato allo Sport del Comune di Roma Alessandro Cochi: per completare la “Città dello sport” di Tor Vergata, prevista per i mondiali di nuoto di questa estate, occorreranno almeno altri 300 milioni di euro. Le casse comunali non sono in grado di sopportare una tale spesa anche perché alcune opere, come la costruzione di linee metropolitane, sono a tutti gli effetti più urgenti rispetto ad un mega impianto sportivo. La soluzione può essere data dalla progettazione di piccoli insediamenti, ma dalla collocazione ottimale, come affermato dall’Assessore Pino Battaglia della Provincia di Roma. In ogni caso il problema del finanziamento va risolto. La costruzione degli stadi delle società calcistiche di Roma e Lazio si presta a non poche perplessità: innanzitutto perché a questa operazione si accompagna una speculazione di tipo edilizio e commerciale che attualmente è l’elemento più evidente dell’espansione urbanistica di Roma. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ma, come afferma Giulia Rodano, ci si chiede quale sarà la sorte dello stadio Olimpico, impianto già palesemente sottoutilizzato. Investimenti pubblici, quindi, per grandi occasioni, con il rischio, però, di dare vita ad una impiantistica di difficile gestione una volta superato l’evento. Investimenti privati per piccole e grandi necessità, ma con il rischio di avviare operazioni dal forte impatto economico. Sembra che la soluzione non ci sia, a meno di non prospettare una sorta di “New deal” per lo sport italiano, in cui l’intervento pubblico sia volano di iniziative che possano poi coprire l’investimento iniziale. L’importante che si parta, anche perché in chiusura di convegno qualcuno osservava: magari “le cattedrali nel deserto”! Nel panorama sportivo romano non ci sono neanche quelle.

Pino Lattanzi
Ufficio stampa comitato regionale Lazio FIC