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Comunicato Stampa

sabato 26 Luglio 2008

Comunicato Stampa

AMARANTE E AMITRANO, COME DUE FRATELLI. “IL NOSTRO QUATTRO? SE STAREMO BENE, A PECHINO POTREMO FARE GRANDI RISULTATI. E SANTANIELLO E’ UNO DI NOI

di Franco Morabito

LIVIGNO, 26 luglio 2008 – Se a vederli non fossero così diversi Catello Amarante e Salvatore Amitrano potrebbero benissimo essere due fratelli, anzi gemelli. La loro vita procede di pari passo: entrambi nati a Castellammare di Stabia, nel ‘79 l’uno, nel ’75 l’altro, hanno iniziato a vogare tutti e due allo Stabia di Antonio La Padula e Beppe La Mura; sono entrambi tesserati per un Ente miltare: per le Fiamme Gialle (finanziere scelto) Catello, per le Fiamme Oro (assistente di Polizia) Salvatore. Molte analogie anche nella vita familiare: Amitrano, sposato con Raffaella, 34 anni, due figli, Alessia di 9 e Asia di 10 mesi, ed un altro (maschio o femmina?) che arriverà a fine gennaio 2009; Amarante, sposato con Maria, 23 anni, una figlia, Chiara di 3, e un altro (maschio o femmina?) che arriverà a marzo 2009.
In barca, poi, non se ne parli, insieme sul quattro pesi leggeri ai Giochi di Sydney 2000 (quarto) e ad Atene quattro anni dopo (bronzo), e poi ancora a Mondiali ed Europei dal 1999 ad oggi: sempre sul quattro pl tranne il 2005 a Gifu (Giappone) quando vinsero il bronzo sul due senza pl.
Da due anni il quartetto di Atene si è ricomposto, con una sola variazione rispetto ad allora: con Amarante e Amitrano, solido e potente centrobarca, e Bruno Mascarenhas capovoga, è salito a bordo Jiri Vlcek che ha rilevato al quarto carrello Lorenzo Bertini, aggregato comunque al gruppo olimpico come riserva di lusso.
“La condizione fisica è ok, stiamo bene, certi problemi alla schiena sono passati, per merito di chiropratico e fisioterapista, che ringrazio”, inizia Amitrano. “Se questa barca si è ricomposta – continua il ‘fratello’ – è merito soprattutto nostro, frutto della volontà, ci dava forza e fiducia l’aver fatto risultato insieme per più anni. Dopo Atene ci eravamo divisi: ai Mondiali giapponesi noi due gareggiammo in due senza pl mentre Mascarenhas e Bertini fecero il quattro, con Di Somma e Luini. E entrambe le barche vinsero il bronzo. Ma era destino che dovessimo ricomporci. Infatti un fotografo, a Gifu, subito dopo le rispettive premiazioni, ci vide tutti e quattro insieme, con la medaglia dello stesso colore al collo, e ci fotografò pensando che fossimo tutti scesi dalla stessa barca. Fu la molla che ci fece decidere di realizzare quell’idea che avevamo già in testa da un po’ di tempo. Chiedemmo a Molea di seguirci, trovammo alcuni sponsor che dettero fiducia al nostro progetto e ripartimmo.
Siamo giunti alla vigilia di un nuovo appuntamento olimpico e siamo ottimisti per il futuro; quest’anno la barca non è andata bene a Monaco (4ª in finale B) per i noti problemi di vento e per alcuni problemi fisici, ma l’argento di Poznan ci è servito a farci capire il nostro valore. Qua a Livigno abbiamo lavorato duro cercando di far bene e di migliorarci ancora”.
L’importanza del gruppo. “Ci conosciamo ad occhi chiusi anche se in certi momenti siamo un po’ tesi, ma è normale quando ci si prepara per un traguardo così importante e vogliamo tutti rendere al massimo di noi stessi – proseguono entrambi -, la nostra grande forza è il gruppo, la fiducia che abbiamo l’uno nell’altro e l’amicizia che coltiviamo anche fuori dalla barca.
A Pechino sappiamo benissimo che sarà dura, ci avviciniamo a questo appuntamento con molta fiducia nei nostri mezzi ma anche con grande umiltà. Gli avversari sono più d’uno: la Cina, molto forte, che ha vinto due prove di Coppa del mondo; la Francia; la Gran Bretagna che sicuramente dirà la sua, l’Australia, il Canada e gli Usa; e poi non perdiamo mai di vista la Danimarca che alle Olimpiadi sa trasformarsi. Pensiamo, però, che se staremo bene potremo fare grandi risultati”.
Ed eccoci ora ai giudizi incrociati. “Che cosa pensiamo di Mascarenhas? Che ha dimostrato ancora una volta di avere carattere. Restare capovoga di una barca che deve sempre dare il massimo non è facile. Nel momento giusto sa essere freddo e fino ad ora non ha mai sbagliato.
E di Vlcek? Ci ha sorpreso, l’abbiamo conosciuto bene in questi ultimi due anni, prima non avevamo avuto molte occasioni per frequentarlo”. “In una occasione –
precisa Amarante – avevamo fatto l’otto pl insieme, segno che era uno valido. E si è adattato benissimo anche al quattro malgrado il fatto che una specialità olimpica sia molto diversa da una non olimpica”.
“La dimostrazione che è uno di carattere forte –
osserva Amitrano – l’ho avuta tre settimane fa quando, dopo Poznan, il direttore tecnico decise di fare alcune prove sulla velocità della barca alternandolo per diversi giorni con Bertini. Essere messo in discussione dopo il secondo posto in Coppa del mondo, a così poca distanza dalle Olimpiadi, avrebbe potuto deprimerlo, scoraggiarlo. Invece ha reagito benissimo uscendo da questa esperienza letteralmente rafforzato. In quelle condizioni ci si può giocare tutto; noi garantimmo al direttore tecnico che avremmo dato tutto sia con l’uno che con l’altro ma anche fra noi si stava creando un po’ di tensione. Ora che tutto si è risolto siamo contenti, consapevoli di aver vinto quella che noi abbiamo chiamato la ‘Guerra olimpica’. Ha vinto il gruppo, noi non siamo dei mostri fisiologici, sicuramente ci sarà anche qualcuno più forte di noi ma noi siamo ‘tutti per uno’, ‘uno per tutti’. E questa, probabilmente, è la nostra arma in più”.
Continuiamo con i giudizi. E’ la volta di Mascarenhas. “Amitrano? E’ una colonna portante del quattro senza, lo ha dimostrato in tutti questi anni. Non riuscirei a vedere la barca senza di lui al carrello dietro di me. Non mi fa solo piacere che ci sia …, è addirittura indispensabile che ci sia. Amarante? Col suo carattere solare, con la sua grande volontà, lì dietro riesce a fare esattamente quello che penso e che voglio fare io. E’ importante lì in quel posto, al terzo carrello; quando decido una cosa lui è in grado di interpretare esattamente quello che voglio.
E di Jirka che penso? Ho imparato a conoscerlo in questi anni, nei quali ho dormito sempre in camera con lui. Inizialmente era una persona isolata, ora si è integrato perfettamente nel gruppo; ha una forza spirituale straordinaria che mette in tutto ciò che fa, nel canottaggio e nella vita. E da lui ho imparato tanto anch’io”.
Grazie anche ai tecnici. “Siamo pronti – chiudono tutti ad una voce sola – , non vediamo l’ora di scendere in acqua. E se siamo arrivati a questo punto e in queste condizioni lo dobbiamo anche a Giovanni Santaniello (nella foto con Amarante) che ci ha seguiti con grande cura. Prima c’era Bottega che ci ha portati lo scorso anno ai Mondiali; poi per problemi familiari e di lavoro ci ha dovuti abbandonare a metà stagione. Ed è subentrato Giovanni col quale abbiamo trovato qualche difficoltà all’inizio, tanto diverso era il suo modo di pensare e di lavorare; ma con buona volontà da parte nostra e da parte sua ora siamo diventati ‘cinque’ del gruppo. La borsa blu che ci contraddistingue ce l’ha anche lui, gliel’abbiamo regalata noi”.  

NOTA:
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