DOPPIO PL, PER PECHINO SIAMO PRONTI ELIA LUINI: “GLI AVVERSARI SONO TUTTI FORTI MA CI SIAMO ANCHE NOI” MARCELLO MIANI: “LA SICUREZZA DEL POSTO MI HA RIDATO SERENITÀ”
di Franco Morabito
LIVIGNO, 21 luglio 2008 – Nel programma olimpico è entrata da poco – ad Atlanta ’96, insieme al quattro senza pl, al posto di due barche di lunga e nobile tradizione come due e quattro con – ma si è già fatta abbondantemente valere. Una medaglia d’argento a Sydney 2000 e un’altra già sul piatto, quattro anni dopo ad Atene, andata inaspettatamente in fumo per i motivi che tutti sappiamo. In campo mondiale, poi, ha addirittura dominato con quattro titoli e due argenti iridati, consecutivamente dal 1997 al 2003. Ora ai prossimi Giochi il nostro doppio pl ci riprova. A bordo c’è sempre lui, il ‘vecchio’ Elia Luini, 29 anni, gaviratese accasato all’Aniene, grande artefice di quasi tutti i trionfi, insieme ad un compagno più giovane, il ventiquattrenne ravennate Marcello Miani, da tre anni approdato sul doppio dopo i successi collezionati sul singolo e sul quattro di coppia. Si stanno preparando al meglio per i prossimi Giochi olimpici – la terza partecipazione per Luini, la prima per Miani – dopo aver rischiato di dover mandare tutto a monte. “Due giorni dopo il Memorial d’Aloja – racconta Elia – caddi mentre stavo facendo un po’ di footing visto che la giornata ventosa mi aveva impedito di scendere in barca. Una caduta banale, all’inizio credevo che non fosse niente, sentivo solo un po’ di dolore al braccio; quando – all’ospedale – mi dissero, invece, che si trattava di una frattura mi cadde improvvisamente il mondo addosso, terrorizzato dall’idea di un’altra Olimpiade gettata al vento, dopo quella di Atene persa per l’infortunio capitato al mio ex compagno di barca Pettinari. Non mi sono, però, buttato giù d’animo, ho continuato a fare attività fisica per farmi trovare pronto nel momento in cui avrei ripreso ad allenarmi, ed ora eccomi qua, già pronto per questo ultimo rush che dovrà portarci a Pechino”. Nel frattempo, rientrata in gara a Poznan un mese fa nella terza e ultima prova di Coppa del mondo, la barca azzurra, pur a corto di preparazione, ha lanciato segnali rassicuranti: terza in finale dietro a inglesi e danesi dopo essere stata al comando fino agli ultimi 400 metri. “Quel risultato – spiega Luini – era il massimo che potessimo ottenere, io avevo ripreso la preparazione da meno di un mese e di conseguenza la barca non poteva essere al cento per cento. Ma quella gara, assai tirata per la presenza di tanti equipaggi molto forti, quasi tutti allo stesso livello, ci ha fatto capire che la barca c’è e che a lottare per qualcosa che conta ci saremo anche noi”. A Livigno questa consapevolezza si è ulteriormente rafforzata. “Ci stiamo allenando bene, la barca cammina, l’affiatamento con Marcello è ottimo e sono convinto che insieme si possano fare grandi cose. D’altra parte l’Olimpiade è un evento che ti sprona sempre al massimo e trovo che questo gruppo sia migliore rispetto a quello di quattro anni fa; durante la preparazione per i Giochi di Atene si avvertivano già i segnali di qualcosa che non andava, ora invece c’è molta più serenità. E poi si lavora bene anche perché siamo in pochi, quando siamo in tanti ti danno fastidio molte cose e finisci spesso per innervosirti”.
“Anch’io sto bene – prosegue Miani -, ho solo un po’ di mal di schiena ma niente di preoccupante. E mentalmente sono sereno perché a Pechino ancora non ci penso, penso solo a quello che devo fare qua a Livigno, domani mattina le tirate, il pomeriggio il fondo. Credo che il modo giusto per prepararsi ad un evento come l’Olimpiade, che rappresenta l’obiettivo massimo per ogni atleta, sia quello di fare un passo alla volta, altrimenti si corre il rischio di andare in affanno di farsi sopraffare dalla tensione. Mentre io voglio fare di tutto per mantenermi sereno. Di tensione mentale ne ho avuta anche troppa nei mesi scorsi, quando il direttore tecnico non aveva ancora scelto il compagno da affiancare a Luini. Lui diceva che quello stare sul chi vive mi avrebbe aiutato a tirare fuori il massimo da me stesso, io invece vivevo quelle situazioni in difficoltà. Sta di fatto che da quando Coppola mi ha detto: ‘Andate avanti voi’, è come se mi fossi liberato da un peso. E la barca ha cominciato a migliorare”. Da Poznan, anche Marcello ha ricavato certezze: “E’ stata la prima gara vera fatta quest’anno ed è stata bellissima, ci è mancato solo il guizzo finale ma con Elia in quelle condizioni era il massimo che potessimo sperare”. Un primato ce l’ha già: è in assoluto il primo canottiere ravennate a prendere parte ad una Olimpiade: “La Canottieri Ravenna è una società seria, siamo pochi ma buoni, tutti si danno da fare perché sanno che chi tira il culo indietro viene messo fuori. Il presidente Claudio Miccoli, poi, sta facendo cose incredibili; così come l’allenatrice Valeria Catescu, che ha portato un po’ di scuola rumena nei nostri allenamenti”. Un po’ di amaro in bocca, semmai, Marcello ce l’ha con le Istituzioni locali: “Non si ammazzano certo per sostenermi”. E racconta un aneddoto: “Sono nato a Faenza, ma sono rimasto lì solo due giorni. Bene, quando vinco qualche gara il primo ad arrivare è sempre il telegramma del sindaco di Faenza, da Ravenna fino ad oggi mi è arrivato sempre poco. O nulla”.
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