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Comunicato Stampa

venerdì 2 Maggio 2008

Comunicato Stampa

DUE EMISSARI DEL DALAI LAMA INCONTRANO AUTORITÀ CINESI
Fiaccola a Hong Kong, proteste e scontri
Tra i manifestanti anche l’attrice Mia Farrow che ha accusato la Cina di appoggiare il regime del Sudan

HONG KONG, 2 maggio 2008 – Tappa tormentata a Hong Kong per la fiaccola olimpica. La polizia ha fermato una ventina di persone dopo i tafferugli tra nazionalisti cinesi e attivisti che protestavano contro la repressione in Tibet (video). Arrestata anche una studentessa, la 21enne Christina Chan, che per protesta si era avvolta nella bandiera tibetana. Dopo le clamorose proteste a Parigi, Londra e San Francisco, le tappe più difficili per la staffetta olimpica, quella di oggi nell’ex colonia britannica è l’ultima possibilità di manifestare prima che la fiaccola arrivi sul territorio continentale cinese, sotto la diretta responsabilità del regime di Pechino.

120 TEDOFORI – Dei venti arrestati otto sono stati poi rilasciati. Un uomo con una cartello che inneggiava al dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai Lama è stato circondato dalla folla che lo ha chiamato «traditore» e «malato mentale». La staffetta è stata circondata da un imponente dispositivo di sicurezza e i giorni scorsi diversi militanti pro-Tibet sono stati allontanati dalla città. Una cerimonia ufficiale ha dato il via nella penisola di Kowloon. Si sono succeduti 120 tedofori, protetti da guardie della sicurezza cinesi, tra cui il campione di windsurf Lee Lai Shan, unica medaglia d’oro di Hong Kong ai Giochi olimpici che si sono svolti nel 1996 ad Atlanta.

MIA FARROW – Tra i manifestanti a Hong Kong anche l’attrice Mia Farrow che ha denunciato la Cina non soltanto per la repressione in Tibet ma per la copertura data, in cambio di forniture di petrolio, al regime sudanese nelle atrocità perpetrate nella regione del Darfur. Il governo di Khartum, ha detto Farrow, «incassa dalle esportazioni di petrolio 4 miliardi di dollari l’anno, di cui il 70% viene utilizzato per attaccare la popolazione in Darfur». L’attrice ha fatto un appello per il boicottaggio della cerimonia di apertura delle Olimpiadi.

VETTA EVEREST – Intanto sono stati scelti i componenti del team di 50 alpinisti che scalerà l’Everest con la fiamma olimpica. Il portavoce della Squadra Alpina Cinese, Zhang Zhijana ha detto che cinesi Han – l’etnia maggioritaria in Cina – tibetani, e altre minoranze etniche come Hui, Tu e Tujia faranno parte del team. La Cina sta portando avanti con grande segretezza i preparativi di questo evento eccezionale in cui per la prima volta la torcia olimpica sarà issata sulla sommità del più alto monte del mondo. Si tratta di una torcia concepita appositamente per l’ascensione della vetta, diversa da quella sfilata per le vie di Hong Kong. Non essendo possibile una combustione naturale alle altitudini dell’Everest, è stata realizzata una torcia che utilizza diverse miscele gassose, con l’apporto interno di ossigeno. La squadra di alpinisti attende ora solo il semaforo verde dei metereologi per intraprendere l’ascensione finale verso il picco situato a 8.848 metri di altitudine, fra Tibet e Nepal, che sarà interamente trasmessa in tv. Per evitare manifestazioni filo-tibetane, la Cina ha dispiegato un ingente apparato di sicurezza e vietato tutte le spedizioni. Lunedì un alpinista americano è stato espulso dal Nepal per aver tentato di scalare l’Everest con uno striscione a favore della causa tibetana.

EMISSARI TIBETANI – Sul versante diplomatico qualcosa si muove. Una delegazione tibetana arriverà sabato in Cina per partecipare, a nome del Dalai Lama, a colloqui «informali» con le autorità cinesi per tentare di dare una soluzione alla questione tibetana. Lo ha reso noto un portavoce del governo tibetano in esilio. A Pechino saranno l’inviato speciale del Dalai Lama, Lodi Gyaltsen Gyari, e il collega Kelsand Gyatsen: «Trasmetteranno la preoccupazione di Sua Santità il Dalai Lama sulla gestione della situazione da parte delle autorità cinesi e daranno suggerimenti per arrivare alla pace nella regione» si legge nella nota. Il 25 aprile l’agenzia Xinhua aveva preannunciato che a breve il governo cinese avrebbe avuto «contatti e consultazioni» con un rappresentante privato del Dalai Lama; e il giorno dopo il leader spirituale e politico dei tibetani aveva dato il benvenuto a eventuali negoziati, purché fossero «seri».

FONTE: CORRIERE.IT


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