Comunicato Stampa
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PECHINO, 24 maggio 2008 – Il bilancio delle vittime del terremoto del Sichuan ha superato le 60mila e quello finale potrebbe superare le 80mila. Lo ha detto oggi il primo ministro cinese Wen Jiabao visitando insieme al segretario dell’Onu Ban Ki-moon l’area terremotata nella Cina occidentale. In seguito l’ ufficio stampa del governo, da Pechino, ha precisato che la cifra delle vittime accertate è di 60.560 mentre i dispersi sono 26.221. Ban Ki-moon ha promesso alla Cina l’aiuto della comunità internazionale: “tutto il mondo è con voi – ha detto – se lavoriamo duro tutti insieme possiamo superare tutto questo”. Wen Jiabao e Ban Ki-moon hanno visitato insieme quello che rimane della cittadina di Yingxiu, uno dei centri completamente rasi al suolo dal terremoto. Ban ha aggiunto che l’Onu continuerà ad inviare aiuti e che “farà del suo meglio per aiutare con la ricostruzione”. Wen Jiabao ha ringraziato il segretario dell’ Onu ed ha inviato il mondo a “ricordare questo devastante terremoto, a ricordare la coraggiosa battaglia della gente nelle regioni colpite ed in tutto il paese”. Ban Ki-moon è poi rientrato a Bangkok, in Thailandia, per inaugurare una base per la partenza dei voli umanitari per la Birmania, dove all’inizio di maggio il ciclone Nargis ha causato la morte di oltre centomila persone e dove 2,4 milioni di vittime del ciclone hanno urgente bisogno di cibo, acqua e medicine. Nel corso di una visita in Birmania, ieri, il segretario ha strappato alla giunta militare la promessa di aprire il paese agli operatori stranieri. In Cina, il ministero per la protezione dell’ambiente ha lanciato l’allarme per la presenza nelle zone terremotate di 50 fonti di radiazioni atomiche provenienti dalle installazioni nucleari che si trovano nel Sichuan, non lontano dall’epicentro del sisma. Di queste, ha precisato il ministero, 35 sono state neutralizzate ma le rimanenti 15 sono impossibili da raggiungere, almeno per il momento. Milioni di persone affollano i campi profughi o dormono all’aperto in sistemazioni di fortuna in tutta la regione ed i sanitari avvertono che i pericoli di epidemie crescono ogni giorno, anche perché le temperature sono in aumento. Wen Jiabao, che si era recato nel Sichuan subito dopo il terremoto restandovi per cinque giorni, ha sottolineato che per ospitare tutte le persone che hanno perso la casa mancano al momento 900mila tende. I cittadini rimasti senza casa sono più di cinque milioni ma quelli che dormono nei campi profughi sono molti di più, perché anche molti di quelli che potrebbero rientrare nelle loro case preferiscono dormire all’ aperto nel timore di nuove scosse.
FORTE SISMA NELLE MOLUCCHE – L’arcipelago indonesiano delle Molucche è stato colpito da un terremoto di magnitudo 6,7 che, secondo le prime informazioni, non ha causato vittime né danni. Lo ha annunciato l’ente meteorologico di Giakarta. L’epicentro del sisma, avvenuto alle 7.50 locali (le 00.50 in Italia), è stato localizzato 194 km a nord ovest della città di Saumlaki. Secondo l’Istituto nazionale di geofisica americano (Usgs) ha valutato la magnitudo del terremoto a 5,7. A ROMA 500 CINESI SU INVITO DEL PAPA, ‘PREGATE PER LA CINA’ – Sono venuti in più di 500 per pregare per “l’unità della Chiesa in Cina” e per vedere realizzato un giorno non troppo lontano “il grande sogno della libertà” nel loro Paese. Nella giornata di preghiera universale indetta da Benedetto XVI con la Lettera ai cinesi pubblicata il primo giugno scorso, i cattolici cinesi d’Italia – una comunità di 3000 fedeli su 180.000 immigrati cinesi, secondo le stime del dossier Caritas-Migrantes – si sono dati appuntamento oggi nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore, proprio alle spalle del multietnico quartiere Esquilino dove negli ultimi anni è sorta la Chinatown romana, per una messa speciale. Si è pregato in italiano e cinese e la messa è stata il primo raduno nazionale della comunità cinese in Italia. Nella chiesa gremita, ai cinesi d’Italia si sono uniti molti turisti cinesi di passaggio, anche loro ad ascoltare le parole del cardinale Ivan Diaz, affiancato nella celebrazione da una decina di sacerdoti cinesi. “Ci sono segni di speranza per il futuro della Chiesa in Cina”, ha detto nell’omelia. “Ci sono state sofferenze per i nostri fratelli e sorelle in passato”, ha aggiunto, ma ora è il momento “di perdonare, guardare avanti e pregare per una chiesa di nuovo in fratellanza e in pace”. Certo, ha ammesso il porporato, ora la chiesa è divisa: “Alcuni nostri fratelli sono riconosciuti dal governo mentre altri no”. Ma siccome, ha sostenuto, “in Cielo non ci sono ufficiali e clandestini, così deve avvenire anche sulla Terra. Ci sono due dimensioni nella vita di noi cristiani – ha aggiunto – non dobbiamo soltanto vivere la nostra fede ma fare anche in modo che gli altri possano vedere la nostra fede”. Poi l’esortazione alla preghiera “per i dirigenti del popolo cinese, in particolare in questo momento”, drammatico per la tragedia del terremoto. “Sono commosso” ha detto Pietro Xan, studente di missiologia all’Urbaniana che ha partecipato alla messa. “Ci sono molti problemi per la chiesa in Cina – ha spiegato – ma ora vedo dei segnali nuovi, positivi. Presto Cina e Vaticano avranno relazioni diplomatiche e poi ora c’éla grande opportunità delle Olimpiadi”. E’ ottimista anche Elisabetta, cinese da molti anni nel nostro Paese come l’italianizzazione del nome testimonia. “Questa giornata per noi cinesi è molto importante – ha affermato la donna che vive e lavora nella vicina Chinatown – Il Papa ci è vicino, questo ci riempie di speranza”. Sono venuti invece da Firenze dove lavorano come artigiani, i due cugini diciottenni Xue Caifu e Yan Feng, qui con le sorelle. Hanno distribuito all’ingresso i libretti della messa stampati in italiano e in cinese dove è contenuta la speciale preghiera che, come ha ricordato il card. Diaz, “Benedetto XVI ha fatto uscire dal suo pugno” per questa giornata. “Speriamo che ora il governo cinese capisca”, si è augurato don Matteo, parroco cinese di Via Marsala. “Finora i governati di Pechino non hanno mai capito le sofferenze dei fedeli cinesi perché sono stati cresciuti nell’ateismo. Adesso però vedo al potere una generazione che, seppure atea, mi sembra ragionevole come le recenti aperture verso il Papa hanno dimostrato”. La giornata di oggi è stata comunque, per il sacerdote dagli occhi a mandorla, come per molti altri venuti fin qui, “una grande emozione di fede”. |
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PECHINO, 24 maggio 2008 – Il bilancio delle vittime del terremoto del Sichuan ha superato le 60mila e quello finale potrebbe superare le 80mila. Lo ha detto oggi il primo ministro cinese Wen Jiabao visitando insieme al segretario dell’Onu Ban Ki-moon l’area terremotata nella Cina occidentale. In seguito l’ ufficio stampa del governo, da Pechino, ha precisato che la cifra delle vittime accertate è di 60.560 mentre i dispersi sono 26.221. Ban Ki-moon ha promesso alla Cina l’aiuto della comunità internazionale: “tutto il mondo è con voi – ha detto – se lavoriamo duro tutti insieme possiamo superare tutto questo”. Wen Jiabao e Ban Ki-moon hanno visitato insieme quello che rimane della cittadina di Yingxiu, uno dei centri completamente rasi al suolo dal terremoto. Ban ha aggiunto che l’Onu continuerà ad inviare aiuti e che “farà del suo meglio per aiutare con la ricostruzione”. Wen Jiabao ha ringraziato il segretario dell’ Onu ed ha inviato il mondo a “ricordare questo devastante terremoto, a ricordare la coraggiosa battaglia della gente nelle regioni colpite ed in tutto il paese”. Ban Ki-moon è poi rientrato a Bangkok, in Thailandia, per inaugurare una base per la partenza dei voli umanitari per la Birmania, dove all’inizio di maggio il ciclone Nargis ha causato la morte di oltre centomila persone e dove 2,4 milioni di vittime del ciclone hanno urgente bisogno di cibo, acqua e medicine. Nel corso di una visita in Birmania, ieri, il segretario ha strappato alla giunta militare la promessa di aprire il paese agli operatori stranieri. In Cina, il ministero per la protezione dell’ambiente ha lanciato l’allarme per la presenza nelle zone terremotate di 50 fonti di radiazioni atomiche provenienti dalle installazioni nucleari che si trovano nel Sichuan, non lontano dall’epicentro del sisma. Di queste, ha precisato il ministero, 35 sono state neutralizzate ma le rimanenti 15 sono impossibili da raggiungere, almeno per il momento. Milioni di persone affollano i campi profughi o dormono all’aperto in sistemazioni di fortuna in tutta la regione ed i sanitari avvertono che i pericoli di epidemie crescono ogni giorno, anche perché le temperature sono in aumento. Wen Jiabao, che si era recato nel Sichuan subito dopo il terremoto restandovi per cinque giorni, ha sottolineato che per ospitare tutte le persone che hanno perso la casa mancano al momento 900mila tende. I cittadini rimasti senza casa sono più di cinque milioni ma quelli che dormono nei campi profughi sono molti di più, perché anche molti di quelli che potrebbero rientrare nelle loro case preferiscono dormire all’ aperto nel timore di nuove scosse.
















