Comunicato Stampa
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GIULIA ZONCA Il Water Cube, piscina lunare, esce dalla fantasia di un gruppo di architetti australiani, il progetto è stato realizzato da 20 architetti, solo tre cinesi. Il villaggio, anche quello ideato all’estero, conta nello staff di ingegneri un solo cinese. Anche nel rigidissimo impero sono disposti a farsi colonizzare da idee altrui. Come quelle per le Olimpiadi verdi, chieste dal Cio al momento dell’assegnazione e appaltate agli sponsor. Gli educati cinesi sono diventati insofferenti, stanchi di sentire critiche appendono bandiere rosse ai balconi senza che sia un ordine di stato e si indignano come non era mai successo. Sono stati sfollati per questi Giochi, però ora li vogliono, depurati dalla politica, dallo smog, dal Darfur e dal Tibet. Hanno inaugurato l’aeroporto e una nuova linea metropolitana e rispondono ai sospettosi con molti numeri mandati a memoria. Ci sono 70 mila volontari che parlano inglese (contati dalla Cnn), e 30 mila giornalisti hanno raccontato questi mesi controversi senza censure. La corrispondente del «Times» che in un’editoriale ha paragonato le Olimpiadi 2008 a quelle del 1936, a Berlino, è la donna più detestata della Cina, la più insultata in rete, però ha continuato a scrivere. FONTE: LA STAMPA |
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PECHINO, 30 aprile 2008 – Solo oggi che la fiaccola arriva a Hong Kong, ormai Cina, Pechino si riprende le sue Olimpiadi. Ha vinto il diritto di ospitarle nel 2001 e gli è toccato riconquistarle un giorno alla volta mentre il popolo dei diritti umani cercava di spegnere la fiaccola e il mondo parlava di boicottaggio. Succede ancora e la torcia si è sdoppiata, una viaggia nelle tranquille strade di casa, l’altra è ferma al campo base pronta a scalare l’Everest e altre contestazioni. Eppure in questi mesi la Cina è riuscita a finire tutti gli impianti, spettacolari, efficienti e non così cinesi come ci si aspettava. Quaranta miliardi di dollari spesi per stadi che sono musei dello sport fuori e strutture super tecnologiche dentro. 

















