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Comunicato Stampa

lunedì 31 Marzo 2008

Comunicato Stampa

L’accensione all’indomani della dura reazione di Pechino all’UE: «Sul Tibet non interferite»
Hu Jintao accende la torcia olimpica
Cerimonia a piazza Tiananmen: inizia il lungo viaggio della torcia che si concluderà a Pechino

PECHINO, 31 marzo 2008 – Inizia il viaggio della fiaccola olimpica attraverso i cinque continenti e attraverso tutte le province della Cina. Il presidente cinese Hu Jintao ha acceso infatti la torcia, nel corso di una svoltasi su una blindata piazza Tiananmen.

IL VIAGGIO – Tra imponenti misure di sicurezza, la torcia era arrivata all’aeroporto di Pechino sull’aereo messo a disposizione dal Comitato Organiazatore dei Giochi Olimpici ed era stata portata nella piazza più celebre di Pechino, dove si è svolta la cerimonia di benvenuto. Nella piazza, completamente circondata da bandiere cinesi e chiusa al pubblico dalla notte, la attendevano da ore giornalisti e più di 4.000 tra artisti e volontari. Il “viaggio” della torcia sarà il più ambizioso di tutti i tempi: oltre 130 giorni di viaggio, 137 chilometri di percorso, toccando Paesi come l’Argentina e la Corea del Nord, la staffetta arriverà persino, a maggio, sul Monte Everest. Domenica alcuni disordini si erano registrati ad Atene durante la consegna della fiaccola olimpica ai cinesi: la polizia ha arrestato una decina di manifestanti pro-Tibet

PECHINO ALL’UE: «FORTE MALCONTENTO» – L’accensione della fiaccola olimpica a Pechino arriva all’indomani delle dure critiche della Cina alla presa di posizione sulla repressione in Tibet da parte dell’Unione Europea (i ministri degli Esteri dei cui Stati membri riuniti in Slovenia hanno lanciato un appello al regime della Repubblica Popolare per un «dialogo costruttivo» con i manifestanti tibetani, escludendo però qualsiasi ipotesi di sanzioni economiche e lo stesso boicottaggio della cerimonia d’apertura ai Giochi Olimpici Estivi di Pechino 2008, in programma ad agosto). Un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, ha espresso il «forte malcontento» del suo governo rispetto all’atteggiamento assunto dai Ventisette. «Il Tibet è un affare completamente interno della Cina», ha tagliato corto Jiang, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. «Nessun Paese straniero o organizzazione internazionale ha il diritto d’interferire al riguardo».

FONTE: corriere.it


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