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Comunicato Stampa

giovedì 31 Gennaio 2008

Comunicato Stampa

L’atleta col moschetto che salvò il “Canottieri”
Il Circolo tra le due guerre nell’album dei ricordi di Sansone
da “Il Mattino” di Salerno (31/01/2008)

di Erminia Pellecchia

È il 1910. La città moderna ha preso forma. La villa comunale, il teatro Verdi, i nuovi palazzi gentilizi affacciati su via Indipendenza, la Marina con i suoi caffé-salotto: la borghesia disegna i suoi luoghi di rappresentanza fuori dal perimetro del centro antico in una visione urbanistica innovativa sul modello europeo. Ed è all’Europa, in particolare all’Inghilterra, che guardano i rampolli della società emergente, gli Scaramella, i Bellelli, i Fruscione, i Romano, i Grasso, che vedono nella pratica di sport élitari un’ulteriore emanazione del loro ceto e della loro formazione aperta ai linguaggi ed alle esperienze del contemporaneo. Prende piede un progetto: Salerno è città di mare, l’ambiente ideale per il canottaggio tanto in voga, in quegli anni, a Londra e Parigi e già hobby prediletto dei napoletani. Nasce così il Circolo nautico, dieci soci fondatori, presidente l’onorevole Pietro Pellegrino, sede un raffinato chalet sulla spiaggia di Santa Teresa (nella foto) inaugurato a giugno in pompa magna. Ha vita breve il sodalizio, da subito malumori e liti fino alla rottura sancita dall’incendio che distrugge totalmente la piccola costruzione lignea. Caso o dolo? È un giallo irrisolto che oggi, a distanza di quasi cento anni, assume i toni lievi della leggenda. Alfonso Sansone,presidente del Circolo Canottieri Irno, racconta le origini del club che si appresta a festeggiare, a giugno 2010, il primo secolo di vita. «Ci fu un brevissimo momento di stasi – dice – poi la parte giovane del circolo decise di creare un altro club e costituì il Canottieri Irno che, dopo aver incorporato il vecchio Nautico, divenne operativo nel febbraio del 1914. La fondazione risale al 1910 perchè i due organismi sono l’uno l’emanazione dell’altro». La nuova sede fu trovata in un edificio sulla spiaggia interna del porto, eletto presidente il medico e storico Saverio Avenia. «Gli inizi sono stati un po’ tempestosi – continua Sansone – con soste forzate causate dall’avvicendarsi delle guerre. Dal 1918 al ’45, insomma, le nostre attività si sono svolte, si può dire, quasi a singhiozzo. I soci erano continuamente di leva, d’altra parte erano tutti ragazzi gagliardi e forti; fallita anche nel ’33 la fusione con la società di nuoto Rari Nantes, a custodire il circolo e a contribuire a diffonderne il nome furono le donne, vere e proprie campionesse di canoa». Addio anche alla sede, demolita per ampliare la banchina “3 gennaio” dove si imbarcavano le truppe dirette in Africa. «Per fortuna – sorride Sansone – ci dettero un altro spazio, anche questo volta demaniale, grazie alla testardaggine dell’avvocato Renato Bellelli, presidente forse un po’ assolutista, ma pragmatico e tenace. È l’odierno Canottieri che a breve dovremo, forse, abbandonare per il riassetto urbanistico previsto per l’area nell’ambito del Fronte del mare. Beh, spero che il centenario lo celebreremo nella nostra “casa” definitiva: stiamo valutando con il Comune alcune soluzioni, sceglieremo quella più idonea. In fondo la nostra storia è da sempre legata a quella cittadina». Mostra foto ingiallite dal tempo il presidente Sansone. Ecco i canottieri che negli anni Venti affrontavano il golfo lunato per ritrovarsi, poi, a pranzo, lasciata la jole ad Amalfi per la carrozzella, sulla terrazza del Caruso di Ravello; ecco le atlete, bellissime ed energiche, degli anni Quaranta; ecco le vedute paesaggistiche di Salerno a cavallo tra i due conflitti bellici; le premiazioni dei campioni, le feste mondane, gli incontri musicali e culturali. E, ancora, un fiume di aneddoti tra cui quello più intrigante riguarda Andrea Palumbo, marinaio della Capitaneria, che adottò il circolo dal ’40 al ’43 montando la guardia, con tanto di moschetto, all’ingresso. Pacifica la convivenza con gli Alleati e, negli anni Cinquanta, il cammino riprende a vele spiegate. Il Canottieri si apre all’agonismo, chiama a sè atleti di belle speranze, è presente in molte competizioni nazionali ed estere, conquista titoli, coppe e medaglie. «La sfida più bella – ammette Sansone – è stata l’aver intrapreso l’attività velica, uno schiaffo ai napoletani che sostenevano che il nostro golfo non fosse propizio al veleggiare. Bene, oggi siamo Medaglia d’oro italiana con protagonisti olimpionici come i fratelli Gallo. Ed è sui giovani che vogliamo puntare. L’obiettivo del centenario è soprattutto questo: avvicinare gli studenti e formare, insieme alla scuola, i futuri lupi di mare made in Salerno».

   

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