“Generazione Canottaggio” – La voga inclusiva del CUS Bari
“Generazione Canottaggio” – La voga inclusiva del CUS Bari

“Generazione Canottaggio” viaggia alla volta della Puglia e del capoluogo. Il Cus Bari porta avanti, da sempre, progetti importanti che riguardano gli Special Olympics e, soprattutto, il discorso relativo al reintegro nella vita sociale, attraverso lo sport del remo, di quei ragazzi che hanno avuto problemi e che grazie alla valente opera del centro universitario provano a reinserirsi. Abbiamo parlato di tutto questo con Paolo Attolino.

Paolo, cosa c’è alla base di questo progetto?
“Il progetto nasce a gennaio del 2024 quando 3 ex canottieri, con un brevetto da allenatori FIC di 1° e 2°, hanno ripreso i crediti essenziali per riprendere l’attività ed hanno iniziato con l’entusiasmo che da sempre ci lega al nostro sport ad avvicinare i ragazzi “speciali” al remo. Nel corso degli anni i genitori hanno dato vita ad una nuova asd aps la “GLAROS” che attraverso un protocollo di intesa affianca il C.U.S. BARI nelle attività rivolte al terzo settore e da qui nasce l’idea figlia del progetto FIC di “remare in libertà” di dare la possibilità ai minori “messi alla prova” dalla USSM di Bari (Ufficio di servizio sociale dei minori) di affiancare come volontari i tecnici nelle attività. Un connubio vincente”.
Quali sono gli obiettivi da raggiungere?
“Ci colleghiamo all’esigenza di dare opportunità di inclusione attraverso lo sport ai ragazzi “speciali” del nostro territorio. Un’esperienza in tal senso era stata avviata sempre dal sottoscritto qualche anno prima (e si ripropone anche quest’anno) affiancando i ragazzi nelle attività dei “campus estivi” del CUS ai ragazzi “normotipici” che hanno a loro volta l’occasione di conoscere un mondo parallelo. L’esperienza di docente in corsi di formazione dedicati ai ragazzi “fragili” e l’obbiettivo raggiunto nel corso degli anni di inserire alcuni di essi nel mondo del lavoro mi ha dato lo spunto per iniziare questo progetto di volontariato. Il successo è dimostrato dalla voglia dei ragazzi di essere presenti e di sentirsi “importanti” per una causa come la nostra”.

Quanto è importante che un giovane provi nel mondo del remo, disabile o non, una sorta di rinascita?
“Riporto la mia esperienza personale per rendere sintetica questa risposta. Il C.U.S. per me rappresenta una “seconda casa”. Può sembrare banale, ma essere cresciuto in un ambiente come il nostro che frequento ormai da più di 50 anni, mi ha insegnato ad essere competitivo ma sempre in modo leale e ad affrontare i percorsi che nella vita anche dal punto di vista professionale ho dovuto affrontare. Lo “spogliatoio” ti insegna regole che ti porterai dietro per tutta la vita. A malincuore oggi, guardo i ragazzi “appiattititi” dall’uso sconsiderato dei social attraverso i loro smartphone senza socializzare con i loro coetanei in un mondo reale fatto di allenamenti, trasferte ed esperienze ma affascinati, invece, da valori effimeri e pericolosi. Il nostro sport è invece propedeutico per accrescere la sfera relazionale dei ragazzi in quanto come “sport di squadra” insegna a remare tutti nella stessa direzione”.

Ai giovani che remano va inculcata anche questa dottrina, quella del rispetto verso gli altri prima di ogni altra cosa?
“Il rispetto è uno dei valori fondamentali che ti insegna lo sport in genere. Nel nostro sport faccio fatica a ricordare casi eclatanti di doping aiutati magari dall’aspetto dilettantistico della nostra disciplina, aspetto questo diverso da quello di uno sport con caratura diversa dettata dagli interessi del professionismo. Il rispetto nasce anche dalla consapevolezza che l’equipaggio che arriva davanti a te magari ha lavorato meglio ed esprime conseguenzialmente un valore diverso dal tuo e questo ti indica la giusta direzione per competere al meglio delle tue possibilità”.

Su che numeri operate?
“Attualmente i ragazzi con disabilità cognitive comportamentali sono circa 15 e guardano con entusiasmo anche le gesta sportive dei ragazzi con disabilità fisiche (in 3 anni abbiamo attenzionato nel pararowing 3 elementi alla FIC come pr3 e pr2) seguiti dai coach della squadra agonistica. All’interno della sezione PR3II abbiamo raggiunto la quota di 2/3 ragazzi che ormai fanno parte degli equipaggi nelle regate FIC a loro dedicate mentre per tutti gli altri siamo legati al movimento “special Olympics” dove un nostro ragazzo è stato convocato per l’incontro internazionale del prossimo 25 aprile a Roma per poi prendere parte ad una regata internazionale in Germania”.

C’è difficoltà nell’interagire, oppure riuscite a trovare terreno fertile?
“Dividere la palestra, le imbarcazioni e gli spazi non è stato semplice all’inizio del percorso anche perché i nostri ragazzi vanno gestiti, a volte, nel rapporto 1/1. Oggi dopo il necessario ambientamento, si è raggiunto un discreto asset organizzativo”.

Per il futuro a cosa puntate?
“Nell’immediato l’obiettivo è quello di consolidare il nostro movimento anche per dare spazio a nuovi ingressi e soprattutto dare la possibilità di partecipare alle gare del calendario che spesso ci trovano “assenti giustificati” per un problema di logistica e costi (i bacini spesso sono lontani centinaia di chilometri e le spese sono da assoggettare alle famiglie) e quindi ci siamo posti l’obiettivo di essere presenti a 2 massimo 3 gare su tutto il territorio nazionale. Nel futuro mi piacerebbe portare una gara “special” all’interno di un evento FIC nella mia città, dove il motto è “A Bari nessuno è straniero”.
Gianluca Atlante





















