News

Per la storia e per il futuro: l’argento europeo del quattro senza Senior femminile

giovedì 31 Dicembre 2020

Per la storia e per il futuro: l’argento europeo del quattro senza Senior femminile


ROMA, 31 dicembre 2020 – Una medaglia d’argento che sa di futuro, quella vinta dal quattro senza Senior femminile agli Europei Assoluti di Poznan dell’ottobre scorso. Chiara Ondoli (CC Aniene), Alessandra Patelli (SC Padova), Kiri Tontodonati (Fiamme Oro-CUS Torino) e Aisha Rocek (Carabinieri-SC Lario) con il podio in Polonia sono entrate, a loro modo, nella storia del canottaggio azzurro poiché, da quando il quattro senza femminile è barca olimpica, mai l’Italia era salita sul podio europeo, essendo l’unica medaglia conquistata sinora: un altro argento solo nel 2010, in Portogallo, vinto in un quadriennio che non prevedeva la partecipazione della specialità all’Olimpiade. Col debutto olimpico, previsto proprio per i Giochi di Tokyo 2020NE, ecco che l’argento di Poznan acquista ancor più importanza, senza contare che testimonia la continua crescita del remo femminile in seno alla Nazionale del DT Cattaneo.


Capovoga del quattro senza che ha fatto l’impresa è Chiara Ondoli, un’atleta alla quale evidentemente tra la vogata di punta e quella di coppia non ci sono differenze, che ha qualificato lo scorso anno per i Giochi di Tokyo, sempre da capovoga, il quadruplo femminile. Chiara dunque è una sorta di unicum all’interno del Gruppo Olimpico azzurro, anche se lei a questa caratteristica tecnica non dà peso: “Non ho preferenze, coppia o punta è uguale. Le ho piuttosto sulla barca, preferisco specialità multiple, come il quattro e l’otto, poi non mi importa avere un remo o due. Mi basta avere compagnia in barca”. Compagnia che Chiara ha trovato, dopo una lunga esperienza negli Stati Uniti che le ha lasciato molto. Ed è proprio in virtù di questa esperienza negli States che afferma:


“Mi porto dietro tante cose del mio periodo in America, dove ho potuto remare e studiare allo stesso tempo. Era buono il livello dell’Università così come quello della squadra di canottaggio, davvero multietnica se penso di essermi confrontata con atleti ed atlete non solo dagli Stati Uniti, ma anche da Germania, Gran Bretagna, Olanda se non addirittura da Australia e Nuova Zelanda. Sono stati anni formativi, che mi hanno fatto crescere, rendendosi autonoma. Ho imparato a gestire il mio tempo e i momenti di maggior pressione, sia sui libri come nell’agonismo. Ho imparato l’importanza del lavoro in team, e che in una squadra non ci sei solo tu con le tue esigenze”. Conseguita la laurea Chiara Ondoli ha poi passato qualche mese più complicato, dove il canottaggio era passato in secondo piano, al punto da farle credere che non sarebbe mai entrata nel Gruppo Olimpico.


E invece: “I miei valori fisiologici al rientro, anche a causa di un lungo periodo di scarse motivazioni durante il quale mi ero allenata spesso da sola, non erano nulla di che, ma poi allenamenti e test sono andati bene e sono riuscita a entrare in Nazionale. Da quel momento in poi il lavoro ha dato i suoi frutti e la riprova è la qualificazione del quadruplo a Linz, che è stata incredibile. Non nego che un po’ di delusione e dispiacere per non essere entrate in finale c’è stata, ma quell’ottavo posto col pass olimpico è stato fenomenale. Speravo di fare una bella stagione anche in quattro senza, poi è andata come tutti sappiamo, tuttavia a Poznan battere equipaggi che lo scorso anno ai Mondiali di Linz erano in finale è stato appagante. Sono contenta e soddisfatta di tutto questo percorso, che è merito anche del gruppo. Mi trovo bene a lavorare con le compagne di barca e con la squadra in generale. C’è voglia di fare e migliorare, l’ambiente è sereno, ci troviamo bene ed è ciò che ci rende più forti. Adesso voglio solo continuare a lavorare, nella speranza di poter andare a Tokyo”.


29 anni, una partecipazione olimpica, sei ai Mondiali Assoluti, sette agli Europei Assoluti. Alessandra Patelli a Poznan, con la storica compagna di barca Sara Bertolasi ai box per un infortunio che si spera possa risolvere in fretta, era sicuramente l’atleta più esperta non solo del quattro senza medaglia d’argento, ma in generale di tutto il gruppo femminile. Un ruolo rivestito con onore e professionalità: “Non ero la più vecchia di età, Veronica Lisi ha quattro anni più di me ma era al debutto tra le Senior, ma sicuramente lo ero per esperienza. Sono onorata di essere stata capitana del gruppo femminile. Non lo ero mai stata, e non è che il capitano nel canottaggio faccia chissà cosa, ma essere insignita di questo ruolo mi ha fatto piacere, e fare l’urlo da capitana al centro del gruppo per la prima volta in carriera è stato emozionante.


Mi sento la più esperta non perché penso di essere la più brava, ma solo per gli anni di canottaggio che ho sulle spalle, e per questo in barca parlo abbastanza e cerco di esprimere le mie sensazioni. Sono tuttavia in barca con delle professioniste, e chi più sul lato della sensibilità, chi della forza, ciascuna ha messo del suo meglio in questa esperienza continentale, e anche io ho imparato molto da Chiara, Kiri e Aisha. Ognuna aveva qualcosa da dare ed è per questo che abbiamo lavorato bene”. Parole che sanno di soddisfazione, e di un’armonia che, quando si è in barca multipla, non è mai scontata, e Alessandra lo sa: “Non ho mai fatto periodi lunghi su imbarcazioni multiple, sono meno abituata, ed è normale che sia più complicato, non sempre c’è coesione, devi accettare gli alti e bassi di ciascuno, la stanchezza e il nervosismo che a turno colpiscono te e le tue compagne sono cose con le quali devi fare i conti. Però sulla strada per Poznan avevamo tutte un’attitudine positiva al lavoro e al miglioramento, ed è per questo che sono soddisfatta non solo del risultato ma anche della marcia di avvicinamento all’Europeo.


Non sempre è stato facile, in alcuni allenamenti la barca non filava come volevamo, ma abbiamo lavorato insieme per migliorare e poi al momento giusto ci siamo espresse al meglio. È stato bello riassaporare una medaglia, e in barca olimpica multipla all’Italia non capita spesso di salire sul podio internazionale, dunque abbiamo fatto un qualcosa di importante e dobbiamo riconoscercelo, è importante anche autogratificarsi di tanto in tanto. Personalmente sono felice di aver scritto un piccolo record, avendo vinto una medaglia agli Europei su tutte e tre le specialità olimpiche di punta”. Adesso, anche se il sapore dell’argento di Poznan è ancora in bocca, Alessandra guarda al futuro: “Riguardo spesso la gara, che ho registrata sul cellulare, e ancora mi emoziono. Dobbiamo però guardare avanti. Ora siamo ancora al lavoro su questa barca e mi auguro di ottenere altre soddisfazioni. È una bella scommessa, e le altre ragazze stanno scommettendo con me. Da parte mia, continuo a mettere a disposizione l’esperienza, che mi auguro possa essere di aiuto alle mie compagne anche in futuro”.


Alle spalle di Chiara e Alessandra, le artefici della qualificazione olimpica per Tokyo del due senza femminile azzurro, Kiri Tontodonati e Aisha Rocek. Ed è proprio Kiri che, da prodiera del due senza a motore del quattro senza, ci racconta il passaggio da una specialità all’altra, non nascondendo una certa difficoltà per chi, come lei, non gareggiava su un quattro in campo internazionale dal 2016: “Non è stato semplice passare dal due al quattro, soprattutto per il fatto che io negli ultimi anni ho sempre gareggiato in singolo o al massimo con un’altra persona, ma mi sono trovata molto bene con le ragazze. Ciascuna di noi aveva qualcosa di diverso da portare in dote alla barca senza sminuire le qualità delle altre, e quindi è stata una bella esperienza che spero di portare avanti, in quanto mi ha permesso di crescere molto come atleta. Non era scontato, le barche multiple non sono mai state il mio forte!”.


Da oggi invece forse lo sono, anche se l’azzurra di origini australiane, partendo alla volta della Polonia forse non si aspettava addirittura una medaglia: “Non sai mai se riuscirai a salire sul podio, ma sapevamo che stavamo facendo dei tempi da finale e che potevamo giocarci una medaglia con quelle nazioni che sulla carta erano più forti di noi. La medaglia poi è arrivata, e così ora possiamo guardare al futuro con più consapevolezza delle nostre forze. Il quattro senza è ancora da qualificare per l’Italia, quindi conta ancora di più farlo andare bene e crescere, visto il livello delle barche rimaste fuori. Penso che i nostri tecnici avessero visto qualcosa in noi già nei primi allenamenti, e hanno pensato che potessimo andare discretamente bene. Ci hanno visto giusto, adesso dobbiamo proseguire su questa strada”. Mondo capovolto a Poznan, infine, per Aisha Rocek. Da sempre abituata a stare a capovoga, in Polonia la giovanissima azzurra – ha compiuto 22 anni pochi giorni fa – si è ritrovata a ricoprire il ruolo di prodiera, e per sua stessa ammissione è stata una sensazione particolare:


“All’inizio è stato difficile ritrovarmi al numero quattro, sono abituata a stare davanti, mentre invece seguire altre tre persone è tutt’altra cosa. Quelle settimane di lavoro tuttavia, mi hanno fatto definitivamente capire che in quattro senza mi trovo meglio dietro, mentre nel due senza preferisco stare davanti a dettare il ritmo. Non è stato facile, poi lavorandoci su mi sono abituata a stare a prua, e il risultato finale parla per questo”. La medaglia d’argento europea nel quattro senza infatti per Aisha ha rappresentato anche una rivincita su un’altra esperienza nella medesima specialità, ai Mondiali Assoluti di Plovdiv nel 2018 quando, con Giorgia Pelacchi, Ilaria Broggini e Veronica Calabrese, rimase giù dal podio per appena otto decimi: “E’ stata una rivincita, ma non solo. Prevalentemente, è stato un buon punto di partenza per una possibile qualifica ai Giochi Olimpici di Tokyo, qualora dovessimo proseguire su questa barca e con questa formazione, che a Poznan è quella che ha reso maggiormente”.