“Generazione Canottaggio” – La passione e la forza di volontà del CUS Trento
“Generazione Canottaggio” – La passione e la forza di volontà del CUS Trento

Il Centro Nautico del CUS Trento, situato sulle rive del lago di Caldonazzo, porta avanti un progetto di crescita e valorizzazione del canottaggio in un territorio dove questa disciplina non vanta ancora una tradizione consolidata. Nonostante le difficoltà logistiche e strutturali, aumentano i praticanti, cresce l’interesse per l’attività master e si guarda con entusiasmo al futuro, con l’obiettivo di coinvolgere anche le nuove generazioni. Ne abbiamo parlato con Federico Perinati, uno dei due allenatori della sezione canottaggio del CUS Trento.
Il Canottaggio è uno sport fatto di passione, sacrificio, spirito di squadra e profondo legame con l’acqua. Valori che trovano una significativa espressione anche in Trentino, sulle suggestive acque del lago di Caldonazzo, dove il Centro Nautico del CUS Trento sta lavorando con determinazione per promuovere e consolidare la pratica remiera. Una realtà che, dopo aver superato le difficoltà legate alla pandemia, ha intrapreso un percorso di progressiva crescita, puntando soprattutto sull’attività master, sulla partecipazione alle competizioni nazionali e sull’avvicinamento di nuovi appassionati.

A raccontarci questa esperienza è Federico Perinati, allenatore della sezione canottaggio insieme a Matteo Tomasi, con il quale condivide un progetto ambizioso: far conoscere sempre di più il mondo del remo in Trentino, costruendo le basi per un movimento capace di coinvolgere persone di tutte le età.
Federico, partiamo dalla vostra realtà. Come si è sviluppata negli ultimi anni l’attività di canottaggio del CUS Trento?
«Dopo essere riusciti a superare il difficile periodo del Covid, anche dal punto di vista dei numeri, negli ultimi anni abbiamo concentrato i nostri sforzi sulla crescita dell’attività master e sulla partecipazione a manifestazioni di carattere nazionale. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo preso parte a una gara di Beach Sprint a Bardolino. È un percorso che sta dando risultati incoraggianti, perché registriamo una crescita sia nel numero dei tesserati alla Federazione sia nelle iscrizioni ai nostri corsi. Sono sempre di più le persone che si avvicinano al canottaggio e questo rappresenta per noi un segnale molto positivo».

Il vostro Centro Nautico si trova sul lago di Caldonazzo, uno scenario particolarmente suggestivo. Quali sono state, però, le principali difficoltà incontrate nel rilanciare questa attività?
«La prima difficoltà è legata al territorio. Ci troviamo in una zona dove il canottaggio non è particolarmente conosciuto e non esiste una tradizione consolidata come quella che possiamo trovare sui laghi lombardi, sul Po, sul Tevere a Roma oppure a Napoli. In quelle realtà il canottaggio ha una storia importante, alimentata anche dai successi degli atleti e dalle presenze nelle squadre nazionali. Da noi, invece, dobbiamo partire proprio dalla diffusione della cultura del canottaggio, facendo conoscere questo sport e cercando di avvicinare nuove persone».
Oltre alla necessità di far conoscere questa disciplina, dovete confrontarvi anche con alcune problematiche strutturali?
«Certamente. Il nostro Centro Nautico, sul lago di Caldonazzo, ospita diverse attività sportive legate all’acqua: oltre al canottaggio ci sono la vela, la canoa e il paddle. Non disponiamo quindi di una struttura esclusivamente dedicata al remo, come accade nelle società canottieri più organizzate. Questo comporta alcune limitazioni, a cominciare dal numero delle imbarcazioni disponibili. Non abbiamo neppure un hangar che ci permetta di ricoverare le barche in maniera adeguata e sicura. Durante l’inverno dobbiamo fare i conti con condizioni climatiche particolarmente impegnative, tra neve e ghiaccio, che possono accelerare il deterioramento delle attrezzature. Sono difficoltà concrete, che cerchiamo di affrontare con le risorse a nostra disposizione».

Nonostante questi ostacoli, i numeri sembrano darvi ragione. Qual è attualmente la partecipazione alle vostre attività?
«Fortunatamente il numero dei partecipanti è in continua crescita. Fino ad agosto la nostra attività coinvolgeva principalmente una ventina o una trentina di persone. Poi, alla fine di settembre, abbiamo organizzato un Open Day che ci ha regalato una bellissima sorpresa: ben 25 persone sono venute al Centro Nautico per conoscere da vicino il canottaggio. Per noi è stato un risultato davvero importante, soprattutto considerando che l’iniziativa era stata organizzata con poco preavviso e promossa attraverso canali social nati soltanto da poche settimane. Riscontrare un interesse così significativo ci ha dato grande entusiasmo e ci ha confermato che esistono importanti margini di crescita».
Un risultato che rappresenta anche un buon punto di partenza per la prossima stagione?
«Assolutamente sì. La nostra attività è inevitabilmente condizionata dalla stagionalità. Durante l’inverno, sul lago di Caldonazzo, diventa molto complicato promuovere e svolgere regolarmente l’attività in acqua. Tuttavia, l’interesse raccolto con l’Open Day ci permette di guardare con fiducia alla ripartenza prevista tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Abbiamo una base importante sulla quale lavorare e vogliamo cercare di trasformare questa curiosità iniziale in una partecipazione costante».

Avete parlato soprattutto di master, ma tra i partecipanti all’Open Day c’erano anche dei giovanissimi. È questo uno degli obiettivi per il futuro?
«Sì, ed è un aspetto al quale teniamo particolarmente. Delle 25 persone che hanno partecipato all’Open Day, cinque erano ragazzi under 14. È un dato che ci ha fatto molto piacere, perché uno dei nostri sogni è proprio quello di riuscire a sviluppare anche l’attività giovanile. Insieme all’altro allenatore, Matteo Tomasi, vorremmo costruire un progetto capace di coinvolgere sia i master sia i più giovani. Attualmente non disponiamo delle strutture necessarie per organizzare una vera attività agonistica giovanile, ma ci piacerebbe promuovere un canottaggio soprattutto ludico, formativo e accessibile. L’obiettivo è dare a sempre più persone l’opportunità di conoscere e praticare questo bellissimo sport, contribuendo alla sua diffusione in Trentino».
All’interno della sezione canottaggio del CUS Trento, come vi dividete i compiti tu e Matteo Tomasi?
«Siamo entrambi allenatori, ma cerchiamo di suddividere le responsabilità per seguire al meglio tutte le attività. Matteo si occupa maggiormente dell’organizzazione dei corsi e dell’avviamento al canottaggio, quindi del lavoro con le persone che si avvicinano per la prima volta a questa disciplina. Io, invece, mi concentro soprattutto sull’attività master e sulla possibilità di proporre ai nostri atleti esperienze competitive, dando loro l’opportunità di confrontarsi con altri canottieri provenienti da tutta Italia. Credo che partecipare alle regate rappresenti uno stimolo importante, non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche per la crescita del gruppo».
A proposito di competizioni, quali sono state le esperienze più significative affrontate dai vostri master?
«Abbiamo cercato di partecipare a diverse manifestazioni, compatibilmente con le nostre possibilità organizzative. Tra gli appuntamenti ai quali abbiamo preso parte ci sono l’Inverno sul Po, una gara regionale in Veneto e la regata Via le Mani di Mantova. Abbiamo inoltre programmato ulteriori partecipazioni a manifestazioni dedicate al mondo master. Per una realtà come la nostra, riuscire a prendere parte a quattro o cinque eventi nell’arco di un anno rappresenta già un risultato importante. Bisogna considerare che non abbiamo grandi risorse e che anche il trasporto delle imbarcazioni comporta difficoltà logistiche. Ogni trasferta richiede quindi organizzazione e impegno, ma siamo convinti che queste esperienze siano fondamentali per motivare gli atleti e dare visibilità alla nostra attività».

Quanto è importante offrire agli atleti master la possibilità di partecipare alle gare?
«È molto importante perché permette di dare continuità al lavoro svolto durante gli allenamenti. Il confronto con altre realtà italiane rappresenta un’occasione di crescita, uno stimolo a migliorarsi e anche un’opportunità per vivere il canottaggio in una dimensione diversa da quella dell’attività quotidiana. Per noi non conta soltanto il risultato agonistico: è importante esserci, fare esperienza e dimostrare che anche una realtà come quella del CUS Trento può essere presente nelle manifestazioni nazionali».
Guardando al futuro, quale sarebbe il risultato più bello da raggiungere per il canottaggio del CUS Trento?
«Ci piacerebbe innanzitutto continuare a crescere, consolidare il gruppo master e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone. Vorremmo soprattutto riuscire ad avvicinare i giovani, perché crediamo che il canottaggio abbia molto da offrire anche dal punto di vista educativo e formativo. Sappiamo di avere ancora diversi limiti strutturali, ma la passione e la volontà di far crescere questa disciplina non mancano. Il nostro desiderio è che il canottaggio diventi sempre più conosciuto e praticato anche in Trentino».
Una passione che guarda lontano. La storia della sezione canottaggio del CUS Trento, con il suo punto di riferimento presso il Centro Nautico sul lago di Caldonazzo, racconta dunque una realtà sportiva che cerca di costruire il proprio futuro attraverso l’entusiasmo, la competenza e la determinazione. L’incremento dei partecipanti, il positivo riscontro dell’Open Day di settembre e la presenza dei master in manifestazioni di rilievo rappresentano segnali incoraggianti per un movimento che, pur dovendo affrontare difficoltà strutturali e logistiche, continua a investire energie nella promozione della disciplina. Il lavoro portato avanti da Federico Perinati e Matteo Tomasi testimonia come il canottaggio possa trovare nuovi spazi di crescita anche lontano dai territori storicamente legati alla tradizione remiera.
E proprio dalle acque del lago di Caldonazzo potrebbe prendere forma una nuova stagione per il remo trentino, nella quale l’esperienza degli atleti master e l’entusiasmo delle nuove generazioni possano diventare i protagonisti di un progetto sportivo destinato a crescere nel tempo.
Gianluca Atlante
















