“Generazione Canottaggio” – Divertimento, socializzazione e benessere alla Canottieri Ondina
“Generazione Canottaggio” – Divertimento, socializzazione e benessere alla Canottieri Ondina

Il viaggio di “Generazione Canottaggio” fa tappa, questa volta, alla Canottieri Ondina di Roma. Raffaello Leonardo racconta la filosofia di un circolo che mette al centro le persone: «Le vittorie fanno piacere, ma il nostro obiettivo principale è far star bene chi viene a remare».

Il canottaggio Master a Roma è una realtà sempre più vivace, capace di coinvolgere persone di età, professioni ed esperienze differenti, unite dalla passione per il remo. C’è chi si avvicina a questa disciplina per mantenersi in forma, chi cerca un momento di evasione dalla frenesia quotidiana e chi, invece, decide di mettersi alla prova partecipando alle competizioni del circuito Master. In questo panorama si inserisce la Canottieri Ondina Roma, una realtà che ha fatto dell’accessibilità, dell’aggregazione e del benessere dei propri praticanti i principi fondamentali della propria attività. A guidarla è Raffaello Leonardo, ex canottiere olimpico, protagonista ai Giochi di Atene 2004 e profondamente legato al Circolo Canottieri Aniene, società per la quale ha remato per molti anni. Oggi Leonardo porta la propria esperienza sportiva e umana in un progetto che vuole interpretare il canottaggio in maniera diversa, rendendolo accessibile a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare alla qualità dell’attività e alla partecipazione agonistica.

Lo abbiamo incontrato per parlare del movimento Master romano, della filosofia della Canottieri Ondina e degli obiettivi futuri del circolo.
Raffaello, partiamo dai numeri. Quanto è importante oggi il movimento Master all’interno della vostra realtà?
«La nostra è una realtà piuttosto numerosa. Bisogna innanzitutto distinguere tra chi pratica canottaggio semplicemente per svolgere attività fisica, mantenersi in forma e allenarsi una, due o tre volte alla settimana, e chi invece affronta un percorso propriamente Master, partecipando al circuito delle competizioni. Complessivamente ci muoviamo intorno alle 150-180 persone. È un gruppo importante, con esigenze e obiettivi differenti, ma accomunato dalla stessa passione per questo sport».

Oltre a essere presidente della società, quale ruolo cerchi di ricoprire nella vita quotidiana del circolo?
«Cerco di essere presente il più possibile, non soltanto durante gli allenamenti o nei momenti strettamente sportivi, ma anche nelle occasioni di aggregazione al di fuori dell’acqua.
Il mio obiettivo non è semplicemente quello di organizzare un’attività sportiva. Vorrei soprattutto regalare alle persone un momento di distacco dalla vita di tutti i giorni.
Chi viene da noi deve poter vivere un momento di relax, magari accompagnato dall’attività agonistica, dal piacere di stare all’aria aperta e dalla possibilità di condividere un’esperienza con altre persone. Cerco quindi di far combaciare tutti questi aspetti, tenendo insieme tante persone e tante esigenze differenti. Non è sempre semplice, ma è proprio questa una delle parti più importanti del mio lavoro».

A Roma esistono circoli storici e prestigiosi. Qual è l’identità della Canottieri Ondina?
«Sono particolarmente legato all’Aniene, perché ho vogato per quel circolo per tantissimi anni e continuo a frequentarlo con grande piacere. Proprio per la mia esperienza, però, ho maturato una visione leggermente diversa di quello che può essere oggi un circolo canottieri. A Roma esistono realtà storiche e prestigiose nelle quali, molto spesso, chi diventa socio non lo fa necessariamente per avvicinarsi al canottaggio, ma anche per entrare a far parte della vita sociale del circolo. Con la Canottieri Ondina ho voluto creare qualcosa di differente: una realtà nella quale l’accesso al canottaggio fosse più semplice e aperto a tutti. La mia intenzione è quella di permettere a chiunque abbia voglia di avvicinarsi a questo sport di poterlo fare, senza incontrare particolari barriere».
Quindi un circolo aperto a tutti?
«Assolutamente sì. E devo dire che questa scelta mi ha regalato grandi soddisfazioni. Ho incontrato persone meravigliose, provenienti dai contesti più diversi. Ci sono professionisti, amministratori delegati, casalinghe e persone che svolgono attività completamente differenti. Ma quando arrivano al circolo queste distinzioni scompaiono. Tutti si ritrovano sullo stesso livello, con lo stesso obiettivo: praticare una bella attività sportiva e trascorrere del tempo insieme. È una delle cose che apprezzo maggiormente della nostra realtà. Non conta quello che fai nella vita quotidiana, ma la voglia di condividere la passione per il canottaggio».

A rendere tutto ancora più affascinante c’è naturalmente il Tevere. Quanto conta la vostra posizione?
«Siamo particolarmente fortunati, perché ci troviamo in un luogo davvero suggestivo, nel cuore di Roma, nelle vicinanze di Piazza del Popolo. Eppure, pur essendo praticamente al centro della città, davanti a noi abbiamo alberi, vegetazione e il fiume. È una situazione molto particolare, perché permette di vivere un ambiente completamente diverso rispetto a quello che si trova appena fuori dal circolo. I muraglioni costruiti per proteggere Roma dalle piene del Tevere hanno creato nel tempo una separazione tra la città e il fiume. Noi abbiamo la fortuna di vivere proprio questo spazio, immersi in un contesto naturale che rappresenta un valore aggiunto enorme per chi viene a fare canottaggio. È un modo per allontanarsi, anche soltanto per qualche ora, dai ritmi della città pur rimanendo nel suo cuore».

Parliamo degli obiettivi futuri. Dove vuole arrivare la Canottieri Ondina?
«Il nostro obiettivo è continuare nella direzione intrapresa in questi anni, cercando di mantenere uno standard elevato e migliorando costantemente quello che offriamo alle persone che scelgono di praticare canottaggio con noi. Vogliamo crescere dal punto di vista sportivo, offrire servizi sempre migliori e creare le condizioni affinché tutti possano vivere un’esperienza positiva. Naturalmente, se riuscissimo anche a vincere qualche gara in più, sarebbe una soddisfazione importante. Ma non dobbiamo mai perdere di vista la nostra filosofia».
E qual è, in definitiva, questa filosofia?
«Chi viene alla Canottieri Ondina non deve venire necessariamente per vincere, ma soprattutto per stare bene. Questo è il concetto fondamentale, specialmente quando parliamo della categoria Master. Nella vita quotidiana abbiamo già tantissimi problemi, impegni e situazioni che generano stress. Il canottaggio deve rappresentare un momento di relax, di divertimento e di benessere. Se anche la gara dovesse diventare un motivo di tensione eccessiva, probabilmente avremmo sbagliato qualcosa nei nostri intenti. L’agonismo è importante, perché permette di mettersi alla prova e di condividere nuove esperienze. Ma deve sempre rimanere inserito in un contesto positivo. Vincere fa piacere, naturalmente, ma il risultato sportivo non può diventare più importante del benessere delle persone».

Il valore del canottaggio oltre il risultato. Nelle parole di Raffaello Leonardo emerge una concezione dello sport che va oltre il cronometro, le classifiche e le medaglie.
La Canottieri Ondina vuole essere prima di tutto un luogo di incontro, dove la pratica del canottaggio diventa uno strumento per migliorare la qualità della vita, costruire relazioni e ritrovare un equilibrio tra attività fisica e benessere personale.
Una filosofia particolarmente significativa nel mondo Master, dove l’agonismo può convivere con il piacere di stare insieme, senza trasformarsi necessariamente in un obbligo di risultato. Sul Tevere, a pochi passi dal cuore di Roma, la Canottieri Ondina porta avanti così un’idea semplice ma significativa: il successo più importante non è necessariamente arrivare primi al traguardo, ma avere ogni giorno il desiderio di tornare a remare.
Gianluca Atlante
















