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“Generazione Canottaggio” – Bardolino tra scuola e disabilità nel segno delle persone

venerdì 4 Settembre 2026

“Generazione Canottaggio” – Bardolino tra scuola e disabilità nel segno delle persone

Il viaggio di “Generazione Canottaggio” fa tappa, questa volta, alla Canottieri Bardolino, un club di canottaggio nato nel 1988 a Bardolino, sulla sponda veneta del Lago di Garda, dall’iniziativa e dalla passione dei soci fondatori per lo sport e la socialità. 

Oggi, dopo quasi quarant’anni di attività, la Canottieri è molto di più: certamente un luogo dove si pratica sport, ci si allena e si cresce come atleti, ma soprattutto una comunità di persone, costruita negli anni attorno a valori condivisi impegno, rispetto, amicizia, collaborazione e capacità di fare squadra.

Nel 2028 il club festeggerà quarant’anni di attività. Un traguardo importante, che racconta non soltanto la continuità di una società sportiva, ma la capacità di crescere insieme al proprio territorio e di diventarne parte integrante.

La Canottieri Bardolino è Centro di Avviamento allo Sport del CONI, fa parte della Scuola Italiana di Canottaggio della Federazione Italiana Canottaggio e collabora con le scuole anche attraverso il progetto federale “Remare a Scuola”. Sono inoltre attive proposte come il Fitness Rowing e il Cross Rowing, che permettono di avvicinarsi al mondo della remata anche senza intraprendere un percorso agonistico.

Fin dalla nascita della Canottieri Bardolino, si è creduto che il rapporto con il mondo della scuola fosse fondamentale, non soltanto per far conoscere il canottaggio, ma soprattutto perché scuola e sport condividono una responsabilità importante: contribuire alla crescita dei ragazzi. Già nei primi anni di attività il club è riuscito a instaurare collaborazioni con gli insegnanti delle scuole del paese. Da quelle prime esperienze, poco alla volta, si è allargato il raggio d’azione, coinvolgendo anche gli istituti dei Comuni limitrofi e facendo conoscere il canottaggio a un numero sempre maggiore di ragazzi. Il progetto della Federazione Italiana Canottaggio “Remare a Scuola” ha rappresentato un passaggio importante, perché ha dato una linea organizzativa comune a livello nazionale a un’attività che noi stavamo già portando avanti da molti anni. A livello regionale Bardolino è storicamente tra le società più attive in questo ambito e in numerose occasioni i ragazzi delle scuole con cui collabora hanno raggiunto le fasi finali delle manifestazioni organizzate dalla Federazione Italiana Canottaggio.
Dietro questi progetti e dietro il lavoro quotidiano con i ragazzi ci sono, anche e soprattutto, Piergiorgio Pinali e Federica Sartori, che insieme formano la squadra tecnica della Canottieri Bardolino. Storie e percorsi diversi, ed è proprio da qui che vogliamo presentarli.

Federica Sartori è entrata alla Canottieri da bambina, iniziando a gareggiare dalla categoria Allievi C. La Canottieri è sempre stata una seconda casa, quasi una seconda famiglia, e crescendo è stato naturale, a un certo punto, passare dall’altra parte della barricata. Nel 2014 è diventata tecnico di primo livello e nel 2023 ha conseguito il secondo livello, continuando così un percorso iniziato molti anni prima da atleta, ma con un ruolo e una responsabilità diversi. Laureata in Pedagogia e psicomotricista funzionale, quindi anche il suo percorso professionale, i suoi interessi e le sue attitudini si sposano con quella che sente essere la missione della società: insegnare uno sport, certamente, ma soprattutto accompagnare bambini e ragazzi in un pezzo importante della loro crescita.

Piergiorgio Pinali fa parte della Canottieri Bardolino ormai da diversi anni. Nel 2006 ha conseguito la qualifica federale di tecnico di primo livello e successivamente, nel 2008, quella di secondo livello, frequentando i corsi di formazione della Federazione Italiana Canottaggio. Quello che lo ha spinto e continua a spingerlo è prima di tutto la grande passione per lo sport, per la socialità e, nel mio caso, in modo particolare per l’insegnamento del canottaggio.

Come si struttura il rapporto della Canottieri Bardolino con il mondo della Scuola?
Nasce praticamente insieme alla società. Fin dai primi anni di attività abbiamo cercato la collaborazione degli insegnanti e delle scuole del territorio, inizialmente quelle di Bardolino e successivamente anche gli istituti dei Comuni limitrofi. L’adesione al progetto federale ‘Remare a Scuola’ è arrivata successivamente e ha dato una struttura più definita a un’attività che, in realtà, stavamo già portando avanti da molti anni. Oggi siamo tra le società particolarmente attive a livello regionale e in diverse occasioni i ragazzi degli istituti con cui collaboriamo hanno raggiunto anche le fasi finali delle manifestazioni organizzate dalla Federazione Italiana Canottaggio. Per quanto riguarda il progetto VOGA – Canottaggio per tutti, nel dicembre 2026 festeggeremo dieci anni di attività. È quindi un’esperienza ormai consolidata e diventata parte integrante dell’identità della nostra società”.

Cosa c’è alla base?
Per quanto riguarda ‘Remare a Scuola’, il progetto nasce dalla convinzione che una società sportiva non debba limitarsi a insegnare una tecnica o a cercare risultati agonistici. Con i giovani il nostro compito è certamente insegnare a remare, ma attraverso lo sport possiamo trasmettere anche impegno, rispetto, collaborazione, capacità di affrontare una difficoltà, di accettare una sconfitta e di sentirsi parte di un gruppo. Da qui nasce naturalmente il rapporto con la scuola, perché scuola e sport, pur con ruoli differenti, condividono una responsabilità importante: contribuire alla crescita dei ragazzi. Il progetto VOGA, invece, nasce con due obiettivi: dare a tutti la possibilità di praticare il canottaggio e, allo stesso tempo, sensibilizzare i nostri bambini e ragazzi, aiutandoli fin da piccoli a cambiare sguardo sulla disabilità e contribuendo così a formare futuri adulti più consapevoli, sensibili e attenti all’altro. Fin dall’inizio abbiamo fatto una scelta precisa: non creare un gruppo separato dedicato alla disabilità, ma costruire un’unica squadra, un’unica realtà. Per questo i ragazzi del progetto VOGA condividono attività, spazi, allenamenti e soprattutto uscite in barca con gli altri ragazzi della Canottieri. E per lo stesso motivo noi tecnici abbiamo scelto di non gareggiare insieme a loro come partner, ma di coinvolgere in questo ruolo i nostri atleti agonisti. È una scelta che va oltre l’aspetto sportivo: significa permettere ai nostri ragazzi di vivere concretamente l’inclusione, attraverso la relazione, la collaborazione e il perseguimento di un obiettivo condiviso. In questo modo l’inclusione non viene soltanto spiegata ai ragazzi: viene vissuta. Per noi inclusione significa esattamente questo: non creare un mondo a parte, ma costruire occasioni per condividere lo stesso mondo”.

Scuola e disabilità: cosa accomuna l’impegno della Canottieri Bardolino in questi settori? 
Crediamo siano due esperienze diverse, ma accomunate da qualcosa di fondamentale: mettersi alla prova e avere bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di riconoscersi in un gruppo. Già indossare i colori della propria società, e indossarli con fierezza, significa riconoscersi in qualcosa che va oltre il singolo. Quei colori diventano un simbolo di identità e di appartenenza: raccontano ‘faccio parte di questa squadra, questo è il mio posto’. Ed è un sentimento che accomuna tutti i ragazzi, indipendentemente dalla propria condizione. Sentirsi parte di una squadra significa sentirsi riconosciuti, avere un ruolo e sapere di appartenere a qualcosa che si costruisce insieme. Per un giovane salire su una barca significa scoprire uno sport particolare. Il canottaggio insegna molto presto che i risultati non arrivano immediatamente. Bisogna imparare un gesto tecnico, allenarsi, sbagliare, riprovare, confrontarsi con la fatica e, soprattutto quando si rema insieme, capire che quello che facciamo influenza anche gli altri. Per una persona con disabilità, a volte, il primo risultato importante può arrivare ancora prima della prestazione sportiva: decidere di uscire di casa, venire in Canottieri e salire su una barca significa già accettare una sfida. Poi succede qualcosa di molto bello: una volta in acqua non si parte più soltanto da ciò che una persona non può fare, ma si comincia a scoprire quello che può fare. Il limite naturalmente non scompare, ma cambia il modo di affrontarlo. Si prova, magari si sbaglia, si riprova e si scoprono capacità che qualche volta la persona stessa non pensava di avere. È questo, secondo noi, uno degli aspetti più importanti dello sport: non promette di cancellare i limiti, ma può insegnare ad affrontarli. Quello che cerchiamo di trasmettere è che il punto di partenza non deve necessariamente determinare il punto di arrivo. Ognuno parte con possibilità e difficoltà diverse, ma può mettersi alla prova, scoprire risorse che non pensava di avere e arrivare più lontano di quanto immaginasse”

Su quali valori puntate?
Possiamo spiegare a un ragazzo cento volte cosa significano inclusione, rispetto o attenzione verso gli altri. Ma quando quello stesso ragazzo sale su una GIG insieme a un ragazzo del progetto VOGA, deve imparare ad ascoltare, collaborare e remare insieme a lui verso lo stesso obiettivo: a quel punto quei valori diventano un’esperienza reale. E la cosa più interessante è che il rapporto non è a senso unico. I ragazzi della nostra squadra imparano certamente ad avere attenzione per gli altri, ad accogliere le differenze, ad avere pazienza e ad assumersi delle responsabilità. Ma contemporaneamente incontrano ragazzi che devono affrontare difficoltà spesso molto più grandi delle loro e che continuano comunque a mettersi in gioco. Questo può insegnare moltissimo anche a un giovane atleta. Una gara persa, un allenamento difficile o un risultato che non arriva assumono una dimensione diversa quando accanto a te c’è qualcuno che ogni giorno deve buttare il cuore oltre l’ostacolo per affrontare le proprie difficoltà. Per questo diciamo che la relazione è osmotica: ciascuno dà qualcosa e ciascuno riceve qualcosa. Non ci sono ragazzi che insegnano e ragazzi che imparano. Imparano tutti, gli uni dagli altri”

Su che numeri lavorate in merito a questi progetti?
Per quanto riguarda il progetto VOGA, oggi abbiamo 10 atleti con disabilità, regolarmente tesserati alla Federazione Italiana Canottaggio nella categoria Special Olympics e iscritti a Special Olympics Italia. Per il progetto scolastico i numeri sono naturalmente più variabili, perché dipendono ogni anno dagli istituti e dalle classi che aderiscono. Nel corso degli anni abbiamo comunque coinvolto numerosi istituti del territorio e dei Comuni limitrofi. L’attività non si limita alla presenza nelle scuole: alcuni ragazzi proseguono poi il percorso attraverso le iniziative federali e diversi hanno raggiunto negli anni le fasi finali delle manifestazioni nazionali di “Remare a Scuola”. Inoltre organizziamo direttamente il Trofeo Luigi Sala, una manifestazione sul remoergometro alla quale partecipano rappresentative degli istituti coinvolti nei nostri progetti. I ragazzi gareggiano individualmente ma anche come squadra, rappresentando la propria scuola. Per molti è il primo incontro con il canottaggio: qualcuno successivamente decide di provare anche la barca e magari continua con noi; per altri rimane un’esperienza vissuta insieme ai propri compagni. Per noi hanno valore entrambe le cose, perché l’obiettivo non è soltanto trovare nuovi atleti, ma permettere a più ragazzi possibile di conoscere questo sport e i suoi valori”.


Gli istituti scolastici e le Associazioni con le quali collaborate in sinergia in che maniera rispondono?
La risposta è generalmente molto positiva, soprattutto quando riusciamo a costruire un rapporto diretto con le persone. Con le scuole abbiamo imparato che la figura fondamentale è l’insegnante. Gli insegnanti sono il vero collegamento tra noi e i ragazzi: quando troviamo docenti che credono nel progetto, nasce una collaborazione che può durare molti anni. Ed è giusto sottolineare che senza la loro disponibilità molte delle iniziative che realizziamo semplicemente non sarebbero possibili. Lo stesso principio vale per le associazioni. La Canottieri ha costruito negli anni una rete di rapporti con diverse realtà del territorio perché crediamo che mettere insieme competenze, persone ed energie permetta di realizzare cose che una singola associazione avrebbe molta più difficoltà a fare da sola. In fondo è lo stesso principio che cerchiamo di insegnare ai nostri ragazzi quando salgono in barca: insieme si riescono a raggiungere obiettivi che da soli sarebbero molto più difficili”

C’è difficoltà nell’interagire, oppure riuscite a trovare terreno fertile?
“Il terreno fertile c’è, ma sarebbe sbagliato dire che sia sempre tutto semplice. In particolare il mondo della scuola ha le proprie regole, i propri tempi e le proprie procedure e negli anni gli aspetti burocratici e organizzativi sono diventati più complessi. Questo qualche volta rende più difficile proporre e realizzare nuove attività. Ma proprio l’esperienza ci ha insegnato che la soluzione migliore è costruire rapporti di fiducia nel tempo. Quando una scuola, un’associazione o un insegnante comprendono che dietro una proposta non c’è semplicemente l’interesse della società sportiva a trovare nuovi iscritti, ma un progetto educativo serio, diventa molto più semplice trovare un terreno comune. Probabilmente è anche per questo che alcune delle nostre collaborazioni durano
ormai da molti anni. In questo percorso dobbiamo riconoscere anche il ruolo importante del Comune di Bardolino, che negli anni ci ha aiutato e supportato, dimostrando attenzione verso le nostre attività e cercando di agevolare e incoraggiare le iniziative che abbiamo proposto. Per una società come la nostra il sostegno dell’Amministrazione comunale è fondamentale. Avere un’istituzione che comprende il valore non soltanto sportivo, ma anche sociale ed educativo di questi progetti permette spesso di trasformare un’idea in qualcosa di concreto. Crediamo sia giusto dirlo: senza l’attenzione e la disponibilità che il Comune di Bardolino ci ha dimostrato negli anni, molte delle iniziative che oggi raccontiamo sarebbero state molto più difficili da realizzare. Quindi sì, le difficoltà organizzative esistono, ma abbiamo avuto la fortuna di trovare anche molto terreno fertile: nelle scuole, negli insegnanti, nelle associazioni, nell’Amministrazione comunale e nelle tante persone che hanno creduto nei nostri progetti e ci hanno aiutato a farli crescere”.

Gli obiettivi immediati e futuri quali sono?
L’obiettivo immediato è innanzitutto continuare e consolidare quello che abbiamo costruito, perché mantenere nel tempo un progetto è spesso più difficile che avviarlo. Vogliamo continuare a sviluppare il progetto VOGA, rafforzare il rapporto con le scuole e con il progetto federale “Remare a Scuola”, coinvolgere nuovi istituti e dare continuità al Trofeo Luigi Sala e alle altre iniziative che permettono ai giovani di avvicinarsi al nostro sport. Ma c’è anche un obiettivo più ampio. Nel 2028 la Canottieri Bardolino compirà quarant’anni. Quando una società sportiva arriva a un traguardo del genere crediamo sia giusto chiedersi non soltanto quanti risultati abbia ottenuto, ma soprattutto che cosa abbia lasciato alle persone che l’hanno attraversata. Il nostro obiettivo per il futuro è continuare a formare buoni atleti, certamente, ma soprattutto contribuire alla crescita di ragazzi capaci di impegnarsi, rispettare gli altri, affrontare le difficoltà, collaborare e assumersi delle responsabilità. E ci piacerebbe che alcuni dei giovani che oggi vediamo salire in barca fossero domani quelli che raccoglieranno il testimone della Canottieri. In parte, però, questo sta già succedendo. Alcuni ragazzi, dopo aver concluso il proprio percorso agonistico, hanno scelto di rimanere vicini alla società e di continuare a dare una mano, mettendo a disposizione il proprio tempo nei diversi ambiti in cui c’è bisogno. Ognuno lo fa secondo le proprie possibilità, con il tempo e le competenze che può offrire. Per noi questo ha un valore particolare, perché significa che il legame costruito negli anni non termina quando si smette di gareggiare. La Canottieri continua a essere un luogo al quale sentirsi legati e nel quale si può restituire qualcosa di ciò che si è ricevuto. Ed è forse proprio questo uno dei risultati più belli del lavoro fatto con i giovani: vedere che alcuni di loro, diventati adulti, scelgono spontaneamente di rimanere parte della squadra, anche con un ruolo diverso. Ci auguriamo che questo accada sempre più spesso e che i ragazzi di oggi possano diventare i tecnici, i dirigenti, i volontari e gli amici della Canottieri di domani. Perché alla fine il patrimonio più importante di una società sportiva non sono le barche o i risultati scritti negli albi d’oro: sono le persone che ha contribuito a far crescere e i valori che quelle persone porteranno con sé.Quindi, se dobbiamo riassumere i nostri obiettivi futuri, forse possiamo farlo in maniera molto semplice: rimboccarci le maniche e continuare a lavorare, con l’impegno e soprattutto con la passione che questo sport e questi progetti richiedono. Sappiamo che ci saranno sempre nuove difficoltà da affrontare e nuovi problemi da risolvere, ma ci saranno anche nuovi ragazzi da accompagnare, nuove persone da coinvolgere e nuovi progetti da costruire. Ed è proprio questo che ci permette di guardare al futuro della Canottieri con fiducia e serenità”.

Gianluca Atlante