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Daniele Stefanoni: la forza e l’entusiamo del più longevo atleta di Amsterdam

venerdì 28 Agosto 2026

Daniele Stefanoni: la forza e l’entusiamo del più longevo atleta di Amsterdam

Ci sono vite che cambiano in un istante, ma che trovano proprio in quel cambiamento la spinta per diventare straordinarie. È il caso di Daniele Stefanoni, atleta paralimpico originario di Lecco, la cui storia è un manifesto di resilienza, passione e amore infinito per lo sport. Una carriera eccezionale che dimostra come né la disabilità né l’età possano fermare un’anima nata per gareggiare. 

Il punto di svolta drammatico arriva nel 1987. A poco più di vent’anni, Daniele rimane vittima di un grave incidente sul lavoro che gli cambia per sempre l’esistenza. Lo shock iniziale è profondo, ma la sua determinazione non si spegne. Dopo quattro anni di riabilitazione, Daniele decide di riprendere in mano la propria vita. Il punto di ripartenza è lo sport. Inizia inizialmente con il ciclismo, un modo per rimettersi in gioco e testare i propri limiti.

La vera svolta nel mondo paralimpico avviene però nel 2004, quando scopre gli sport invernali ed entra in contatto con lo sci nordico. È un colpo di fulmine. Con impegno e allenamenti estenuanti, Daniele riesce a conquistare la convocazione per i Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006. Partecipare a un’Olimpiade in casa è un sogno che si realizza, ma per lui è solo l’inizio di un viaggio incredibile.

Stefanoni decide di rimettersi nuovamente in discussione e passa all’acqua. Si avvicina al canottaggio (pararowing) e anche in questa disciplina i risultati non tardano ad arrivare. Daniele impara a remare a tempo di record e si qualifica per altre due edizioni dei Giochi Paralimpici estivi: Pechino 2008 (con Stefania Toscano) e Londra 2012 (con Silvia De Maria). Diventa così uno dei pochissimi atleti capaci di gareggiare ad altissimo livello sia nelle edizioni invernali sia in quelle estive delle Paralimpiadi.

Vent’anni di carriera nel Canottaggio – sorride Daniele – Il mio primo Mondiale è stato nel 2007 con Stefania Toscano: era la prima esperienza e ho provato questa nuova disciplina che muoveva allora i suoi primi passi. All’inizio è stata una bella avventura, mentre oggi è diventata una cosa molto seria. Io arrivavo dallo sci, ma nel canottaggio potevo esprimermi al massimo sfruttando la parte forte del mio fisico senza usare le gambe dove ho grosse limitazioni”.

Monaco 2007. “Io e Stefania arrivammo quarti: ho iniziato a remare ad aprile e ad agosto ero già al mio primo Mondiale, dove abbiamo conquistato un inaspettato quarto posto. Con Paola Grizzetti, allora come oggi guida tecnica, avevamo lavorato bene, nonostante fosse ancora tutto da provare e da capire. C’era una continua evoluzione di barche e seggiolini, eppure facemmo grandi passi in avanti per iniziare a personalizzare le imbarcazioni. Eravamo tutti da scoprire: ognuno con le proprie peculiarità, la propria seduta e il proprio modo di remare”.

Il suo rapporto con il canottaggio. “E’ una bellissima disciplina, ti mette alla prova e permette di dare il massimo. È uno sport impegnativo e non bisogna mollare all’inizio: ci vuole del tempo per trovare la giusta tecnica, a differenza della preparazione fisica che è più immediata. Mi ha regalato grandi soddisfazioni, per questo oggi sono solo entusiasta ma anche più consapevole di ciò che sono riuscito a fare”. 

Nel 2026 l’inizio di un nuovo percorso con una nuova compagna: l’abruzzese Ilenia Colanero. Dall’Internazionale di Parigi agli Europei di Varese, sino ad arrivare ai Mondiali di Amsterdam, conclusi ieri con un ottavo posto, vent’anni dopo Monaco 2007. E proprio oggi, venerdì 28 agosto, Daniele – l’atleta più “esperto” degli oltre 850 iscritti – festeggia il suo sessantesimo compleanno.

Speciale Mondiali Assoluti – Amsterdam