“Generazione Canottaggio” – Canottieri Pesaro: la barca come spazio relazionale
“Generazione Canottaggio” – Canottieri Pesaro: la barca come spazio relazionale

La Società Canottieri Pesaro nasce nel 1954 per iniziativa di Bruno Puja, figura centrale nella storia della società, ed è da oltre settant’anni una presenza storica dello sport pesarese e del rapporto della città con il mare.
Oggi conta circa 140 soci, di cui circa 45 ragazzi e una componente prevalente di master, e svolge attività di canottaggio olimpico, coastal rowing e beach sprint, accanto ad altre discipline legate alla pagaia e al mare.

“Negli ultimi anni stiamo cercando di far evolvere la Canottieri in una realtà sempre più aperta, inclusiva e radicata nel territorio. Inclusione, responsabilità sociale, benessere delle persone, impegno, disciplina e spirito di squadra sono i valori sui quali vogliamo costruire anche l’eccellenza sportiva, valorizzando talento e ambizione e offrendo a ciascuno la possibilità di crescere secondo le proprie capacità e i propri obiettivi – racconta il Presidente Fabio Giustiniani – Questo vale per i nostri giovani, sui quali stiamo investendo molto e dai quali stanno arrivando risultati importanti anche a livello nazionale e internazionale, ma vale altrettanto per il settore master, che rappresenta una componente fondamentale della nostra società, sia per la partecipazione alla vita della Canottieri sia per l’attività agonistica”.

Anche i master negli ultimi anni hanno ottenuto risultati di rilievo, con titoli e podi nelle competizioni nazionali di olimpica, coastal rowing e beach sprint, dimostrando come passione, impegno e ricerca della prestazione possano accompagnare tutta la vita sportiva di un atleta. “Tra i giovani, negli ultimi anni sono arrivati segnali particolarmente significativi: nel 2024 un nostro equipaggio Under 19 ha conquistato il bronzo ai Campionati Italiani di Beach Sprint e un nostro atleta, con la Nazionale italiana, ha ottenuto il quarto posto alla Coupe de la Jeunesse 2024 – prosegue Giustiniani – Nel 2025 sono arrivati altri risultati di rilievo, tra cui due argenti ai Campionati Italiani di Beach Sprint, nel doppio femminile e nel singolo maschile, oltre a un argento al Festival dei Giovani di Varese. Per noi questi risultati hanno valore anche perché dimostrano che ampliare la base, investire sulla crescita delle persone e ricercare l’alto livello possono far parte dello stesso progetto”.

Fabio Giustiniani è Presidente della Società Canottieri Pesaro dal dicembre 2023. “In questi anni il mio impegno è stato soprattutto quello di dare una prospettiva di lungo periodo alla società, rafforzandone l’organizzazione, il rapporto con il territorio e l’attenzione verso i giovani, insieme all’ambizione di costruire una Canottieri sempre più competitiva anche dal punto di vista sportivo”. Sabato 3 e domenica 4 ottobre la Canottieri Pesaro ospita i Campionati Italiani Coastal Rowing.

Le scuole rappresentano un primario bacino di reclutamento?
“Con le scuole collaboriamo da molti anni, ma è soprattutto negli ultimi tre che abbiamo intensificato e reso più strutturato questo rapporto. La nostra idea è quella di inserire il canottaggio all’interno del percorso scolastico ed educativo dei ragazzi, non proponendolo semplicemente come un’attività sportiva occasionale, ma come parte di un progetto più ampio. Abbiamo quindi cercato di passare dalla singola iniziativa a rapporti continuativi con gli istituti e con le realtà del territorio. Crediamo che una società sportiva possa avere un ruolo importante nella crescita dei giovani e che, per uno sport come il nostro, lavorare in maniera sistemica con scuola e istituzioni sia anche il modo più efficace per costruire nel tempo una presenza solida e riconoscibile tra i ragazzi”.

Quanta attenzione state dedicando al Canottaggio per disabili?
“Il progetto rivolto alle persone con disabilità intellettiva e relazionale, invece, è iniziato quest’anno ed è un percorso al quale teniamo particolarmente. Come associazione sportiva sentiamo molto il nostro ruolo sociale e inclusivo e siamo convinti che offrire a tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità, l’opportunità di avvicinarsi al canottaggio rappresenti una delle espressioni più importanti della nostra funzione. Vedere questi ragazzi entrare in Canottieri e poter vivere il nostro sport insieme agli altri è per noi motivo di particolare orgoglio”.

Cosa c’è alla base della vostra visione?
“Siamo convinti che per avvicinare i giovani al canottaggio, incuriosirli e soprattutto riuscire a trattenerli nel tempo non basti proporre loro semplicemente uno sport: occorre costruire intorno a loro un ambiente educativo, sociale e relazionale nel quale possano stare bene.
Per questo cerchiamo di partire prima di tutto dal piacere di venire in Canottieri, dal divertimento, dal sentirsi parte di un gruppo, dal trovare nuovi amici e dal vivere lo sport con serenità. Su questa base si può poi costruire l’atleta e, quando ci sono talento, motivazione e ambizione, anche il campione. La nostra priorità, però, rimane sempre quella di formare prima le persone e poi gli atleti.
Vogliamo che ogni ragazzo possa trovare nel canottaggio il proprio spazio, praticandolo serenamente e in maniera coerente con le proprie possibilità, i propri tempi e le proprie ambizioni. Non tutti devono necessariamente avere lo stesso percorso o gli stessi obiettivi, ma tutti devono poter vivere un’esperienza positiva e sentirsi parte della società.
È anche per questo che attribuiamo tanta importanza al rapporto con le scuole e con le istituzioni. Crediamo che lavorare in maniera sistemica, inserendo lo sport all’interno di un progetto educativo più ampio, sia la strada più efficace per raggiungere i ragazzi, far conoscere loro il canottaggio e creare le condizioni perché possano appassionarsi e continuare a praticarlo nel tempo”.

Torniamo alla Scuola. Quanto è importante il rapporto con i docenti?
“È fondamentale, soprattutto per uno sport come il nostro. Il canottaggio non ha la stessa esposizione quotidiana di altri sport e moltissimi ragazzi probabilmente non avrebbero mai occasione di conoscerlo o provarlo se non fossimo noi a portarlo dentro la scuola.
La scuola ci consente inoltre di raggiungere ragazzi molto diversi tra loro, anche quelli che non provengono da famiglie già vicine al mondo dello sport o che spontaneamente non penserebbero mai al canottaggio.
Ed è proprio questo, secondo noi, uno degli aspetti più importanti: creare l’occasione per una scoperta. Poi sta a noi fare in modo che quel primo incontro possa trasformarsi in curiosità, passione e voglia di continuare.
In un momento in cui l’abbandono dell’attività sportiva tra i giovani rappresenta un problema sempre più evidente, crediamo che il rapporto tra scuola e società sportive possa diventare uno degli strumenti più efficaci non soltanto per intercettare nuovi ragazzi, ma per aiutarli a costruire un rapporto duraturo con lo sport”.
Quale messaggio fate arrivare ai ragazzi che iniziano la pratica del Canottaggio?
“Noi vorremmo che i ragazzi capissero presto che non sono semplicemente utenti di una società sportiva, ma ne sono parte e contribuiscono direttamente a determinarne l’ambiente. Il modo in cui accolgono un nuovo compagno, si rapportano con chi ha capacità o ambizioni diverse, aiutano un ragazzo più piccolo o vivono una sconfitta contribuisce a costruire la Canottieri tanto quanto quello che fanno in barca.
Per questo cerchiamo di responsabilizzarli. Chi cresce all’interno della società deve progressivamente imparare non soltanto a chiedersi “quanto posso migliorare io?”, ma anche “che cosa posso dare al gruppo nel quale sto crescendo?”.
E questo per noi è particolarmente importante perché vogliamo una Canottieri nella quale possano convivere ragazzi con obiettivi molto diversi: chi sogna di arrivare ai massimi livelli, chi vuole semplicemente fare sport, chi ha bisogno di tempi differenti e chi parte da condizioni di maggiore difficoltà. Il valore educativo sta anche nell’imparare che queste esperienze possono stare insieme senza che una tolga valore all’altra.
Se riusciamo a far crescere atleti capaci di comprendere questo, probabilmente avremo formato anche atleti migliori. Ma soprattutto avremo formato giovani più consapevoli e capaci, un domani, di restituire qualcosa alla comunità nella quale sono cresciuti”.

Su che numeri lavorate in merito a questi progetti?
“I numeri stanno crescendo molto rapidamente. Nell’anno scolastico 2024/2025 abbiamo svolto attività con 6 istituti, tra scuole secondarie di primo e secondo grado. Nell’anno scolastico 2025/2026 siamo arrivati a 16 istituti, ampliando il progetto anche alla scuola primaria e intensificando in particolare il lavoro con le secondarie di primo grado. Complessivamente, nell’ultimo anno scolastico abbiamo incontrato più di 3.000 ragazzi.
Il dato che per noi conta forse più di tutti è però quello dei giovani che hanno poi scelto di continuare il percorso in Canottieri. Nella fascia tra i 10 e i 14 anni sono entrati 5 nuovi ragazzi nel 2024, 11 nel 2025 e 14 nel 2026: 30 nuovi giovani in tre anni. È un segnale molto concreto del fatto che questo lavoro sta producendo risultati.
Parallelamente abbiamo sviluppato il progetto del Beach Sprint scolastico. Nel 2025 abbiamo sperimentato a Pesaro una competizione locale tra tre scuole secondarie di secondo grado. Nel 2026 il percorso è arrivato fino alla Festa Nazionale del Canottaggio Scolastico, che quest’anno, nella sua prima edizione con il Beach Sprint, si è svolta a Pescara. Gli equipaggi delle scuole pesaresi hanno ottenuto risultati molto importanti, conquistando il primo posto nella categoria Juniores e il secondo nella categoria Allievi.
Sul fronte della disabilità intellettiva e relazionale abbiamo invece iniziato quest’anno con un primo progetto che coinvolge quattro partecipanti. Qui siamo ancora all’inizio e vogliamo naturalmente crescere, costruendo però il percorso con gradualità e attenzione”.
Gli istituti scolastici e le Associazioni con le quali collaborate in che maniera rispondono?
“La risposta è molto positiva e credo che l’aumento delle collaborazioni sia già un indicatore importante. L’aspetto che ci soddisfa maggiormente, però, è vedere come stia cambiando la qualità del rapporto.
Con diverse scuole ormai le attività vengono programmate, riproposte e ampliate insieme. Questo significa che progressivamente veniamo riconosciuti non soltanto come una società sportiva che propone un’attività, ma come un interlocutore con cui costruire iniziative rivolte ai giovani.
Per noi questo è molto importante perché nessuno può pensare di affrontare da solo temi complessi come l’avvicinamento dei ragazzi allo sport, il dropout o l’inclusione. Servono competenze e punti di vista diversi.
Lo vediamo molto bene anche nel progetto rivolto alle persone con disabilità intellettiva e relazionale. In questo caso per noi è fondamentale lavorare insieme alle associazioni che conoscono quotidianamente le persone coinvolte: loro mettono a disposizione competenze che noi non abbiamo, mentre noi possiamo offrire il nostro sport, i tecnici, gli spazi e una comunità nella quale accoglierle. È proprio dalla complementarità che nascono, secondo noi, i progetti migliori”
C’è difficoltà nell’interagire, soprattutto con le famiglie, oppure riuscite a trovare terreno fertile?
“Il rapporto con le famiglie per noi è decisivo. Un ragazzo, soprattutto nelle fasce più giovani, difficilmente costruisce un rapporto duraturo con lo sport se la famiglia non comprende e non condivide il percorso che sta facendo.
Cerchiamo quindi di far capire ai genitori che un ragazzo può fare canottaggio con ambizioni molto alte oppure semplicemente perché gli piace stare con gli amici, stare all’aria aperta e sentirsi parte di un gruppo. Entrambi i percorsi hanno dignità e possono anche cambiare nel tempo.
Crediamo che il compito degli adulti – tecnici, dirigenti e genitori – sia soprattutto quello di creare le condizioni perché siano i ragazzi ad appassionarsi, evitando di caricarli troppo presto di aspettative che a volte appartengono più agli adulti che a loro.
Quando una famiglia comprende questo approccio, normalmente si crea un rapporto di fiducia molto forte e anche il genitore diventa parte del percorso. Da questo punto di vista il rapporto con la scuola ci aiuta, perché permette alle famiglie di conoscere la nostra realtà all’interno di un contesto che percepiscono immediatamente come educativo”.
Gli obiettivi immediati e futuri quali sono?
“Adesso la sfida è trasformare la crescita di questi anni in qualcosa che possa durare nel tempo.
Sulle scuole non ci interessa semplicemente continuare ad aumentare il numero degli istituti o dei ragazzi incontrati. Il passo successivo è dare sempre maggiore continuità ai percorsi e riuscire a trasformare il primo incontro con il canottaggio in una passione che possa accompagnare i ragazzi negli anni.
Per questo, oltre ai numeri iniziali, vogliamo osservare sempre di più la capacità di farli restare nello sport. Credo che sia questo uno degli indicatori più importanti per capire se stiamo davvero riuscendo a incidere sul fenomeno del dropout.
Vogliamo poi continuare a sviluppare il canottaggio scolastico, anche attraverso esperienze come il Beach Sprint e la partecipazione alle manifestazioni studentesche, perché la dimensione della squadra, della scuola e della competizione può rappresentare un ulteriore elemento di coinvolgimento.
Sul fronte dell’inclusione, invece, l’obiettivo è fare in modo che il progetto iniziato quest’anno possa progressivamente diventare una componente naturale e stabile della vita della Canottieri.
Più in generale vogliamo continuare a far crescere una società nella quale possano convivere sport di base e alto livello, giovani con ambizioni differenti, attività scolastica, inclusione e agonismo. Non vediamo queste dimensioni come alternative. Al contrario, crediamo che una società capace di coinvolgere tanti ragazzi, farli stare bene e accompagnarli nella loro crescita crei anche il terreno migliore perché possano emergere gli atleti di alto livello e, magari, i campioni di domani”.
Gianluca Atlante
















