“Generazione Canottaggio” – Cinquanta universitari alla Canottieri Padova tra studio e sport
“Generazione Canottaggio” – Cinquanta universitari alla Canottieri Padova tra studio e sport

Il viaggio di “Generazione Canottaggio” fa tappa questa volta alla Canottieri Padova, dove ad accoglierci abbiamo trovato Gherardo Gamba, allenatore squadra Universitaria e responsabile del progetto “Remare all’Università” (all’unisono con Cus Padova e Università di Padova) e responsabile di tutta la parte amatoriale, corsi e anche il settore Master.
Da quanto tempo siete così attivamente impegnati nella promozione del Canottaggio universitario?
“Il nostro circolo contribuisce a portare avanti questi progetti da circa sette anni, con grande convinzione e continuità”.

Come si sono evoluti questi progetti, anche in termini di risultati?
“Il progetto Remare all’Università è nato dall’esigenza di creare un percorso dedicato ai giovani, con attività e modalità più adatte alle loro esigenze rispetto ai gruppi adulti. Nel tempo il progetto si è sviluppato in modo significativo, offrendo ai ragazzi non solo una maggiore visibilità, ma anche un calendario di regate e attività particolarmente stimolante. Oggi il gruppo conta circa 50 studenti universitari e rappresenta una realtà consolidata all’interno del nostro circolo”.
Quali sono i valori principali del Canottaggio che promuovete?
“Il Canottaggio è uno sport impegnativo, che richiede tempo, costanza e dedizione. Per questo è fondamentale proporre percorsi di apprendimento coinvolgenti e motivanti fin dai primi approcci. Talvolta i giovani possono incontrare delle difficoltà iniziali, ma una volta superata questa fase scoprono uno sport capace di offrire benefici straordinari dal punto di vista fisico, coordinativo, educativo e sociale. Questo vale per tutti, indipendentemente dalle proprie condizioni o abilità”.

Ci sono momenti particolari, nel percorso progettuale, che vanno ricordati e menzionati?
“Ogni trasferta vissuta insieme rappresenta un momento speciale. Sono occasioni in cui i ragazzi fanno squadra, condividono esperienze, crescono insieme e imparano gli uni dagli altri. Anche per noi allenatori sono momenti preziosi, perché ci permettono di osservare il loro percorso umano e sportivo e di continuare a migliorare nel nostro ruolo”.
Quali sono i punti di forza di questa sinergia?
“Nel nostro caso l’Università ha mostrato grande interesse verso il progetto. Abbiamo riscontrato che gli studenti riescono a vivere in modo equilibrato il rapporto tra studio e sport, traendo benefici in termini di serenità, organizzazione e benessere personale. Questo contribuisce a rendere la collaborazione particolarmente positiva”.

Il fine ultimo è legato essenzialmente alla crescita umana e sportiva del ragazzo.
“La crescita umana e sportiva dei ragazzi è sicuramente l’obiettivo principale. I risultati agonistici sono importanti e rappresentano una soddisfazione, ma non devono essere l’unico parametro di valutazione. Crediamo che il valore dello sport risieda anche nella capacità di creare relazioni, favorire il benessere fisico e insegnare a vivere esperienze significative all’interno di un gruppo. Quando questi aspetti vengono coltivati, anche i risultati sportivi arrivano con maggiore naturalezza”.

Insieme a Marta Basilicata fate un grande lavoro: quanta riconoscenza c’è in quello che fate e portate avanti?
“La nostra è una società polisportiva nella quale ogni sezione si impegna quotidianamente per offrire il meglio ai propri atleti. In un contesto così ricco di attività e risultati, non sempre è semplice dare visibilità a tutto il lavoro svolto. Tuttavia siamo consapevoli dell’importanza del nostro impegno e continuiamo a portarlo avanti con passione e responsabilità. Gli apprezzamenti fanno certamente piacere, ma la motivazione principale resta la volontà di offrire opportunità di crescita ai giovani e contribuire positivamente alla comunità”.

Nel calcio si è tornati a parlare di carenze derivanti dai vivai. Voi siete un passo avanti…
“Credo che il lavoro svolto con i giovani stia dando risultati positivi, anche se esiste sempre margine di miglioramento. Le nuove generazioni vivono in un contesto molto diverso rispetto al passato e questo richiede una continua evoluzione dei metodi educativi e sportivi. La sfida è riuscire a trasmettere il piacere di praticare sport, il valore della condivisione e il benessere che deriva dall’attività fisica. Progetti come questi rappresentano un passo importante in questa direzione”.
Gianluca Atlante
















