Il Canottaggio italiano piange la scomparsa di Savino Rebek
Il Canottaggio italiano piange la scomparsa di Savino Rebek

E’ venuto a mancare questa notte Savino Rebek, uno dei pochissimi singolisti italiani finalisti olimpici. Iniziò a remare gareggiando sempre per la Ginnastica Triestina nel 1956, allenato da Mario Ustolin, rivelandosi da subito sculler di valore. Nel 1958 vinse il titolo italiano sia in singolo che in doppio con Crusizio, e nel 1959 si ripetè vincendo ancora i due titoli italiani nella categoria juniores. Nel 1960 vince il campionato italiano assoluto in singolo ed è secondo nel doppio. Dopo aver vinto tutte le preolimpiche, si qualifica, a 19 anni, per i Giochi Olimpici di Roma.

Vinse a sorpresa la batteria davanti a Finlandia, Austria e Gran Bretagna, ed entrò direttamente in finale. In una sua intervista ricordava: “In partenza non ero veloce, passavo in genere in quarta, quinta posizione i primi 500 metri e poi venivo fuori alla distanza. Avevo il terzo o quarto tempo in batteria e volevo tentare di prendere la medaglia. Partii fortissimo tanto che transitai in testa ai 500 metri. Gli altri recuperarono, e mi trovai a gareggiare nelle posizioni di rincalzo. Sul traguardo arrivai sesto a pochi decimi dagli Stati Uniti, nella gara vinta da Ivanov secondo il tedesco Hill, terzo il polacco Kocerka.”

Nel 1961 vince il campionato assoluto in singolo e partecipa agli Europei di Praga classificandosi 8°. Nel 1962 era in procinto di partire per le selezioni per i primi Campionati del Mondo di canottaggio che si svolsero a Lucerna, ma un attacco di peritonite lo costrinse a rinunciare. Passò al Gruppo Sportivo dei Vigili del Fuoco Ravalico, ma ci rimase per poco tempo. Ritornò alla Ginnastica Triestina in qualità questa volta di socio, smettendo di gareggiare nel 1966. Socio Benemerito della FIC, e da sempre socio della Ginnastica Triestina, uscì a lungo in singolo dal numero 6 di Pontile Istria, per poi passare al tipo regolamentare, alternando la voga alla bicicletta, altro suo grande amore.

Di lui ho un ricordo indelebile quando iniziai a frequentare la Ginnastica Triestina, era il 1971. In quanto figlio dell’allenatore, papà Mario una volta che presi confidenza con la barca, quindi dopo un lungo periodo in canoino, mi diede la barca più vecchia che c’era in società, il Volturno, impostandola però in modo che mi trovassi a mio agio. Una volta finito il lavoro, Savino Rebek stava stava rientrando dal suo giro in skiff, ed una volta sceso, mio padre gli chiese di andare a provare se andasse bene l’impostazione. L’olimpionico dall’alto della sua grande umiltà uscì la provò e rientrando mi rassicurò che era stata preparata a dovere. Con il suo benestare a 5 Cerchi iniziai a remare in tipo libero.

Riposa in pace Savino, Grande Uomo, Grande Canottiere.
Maurizio Ustolin
Il Presidente Rossano Galtarossa, a nome personale, del Consiglio e del canottaggio nazionale, si stringe alla Famiglia in questo momento di dolore e porge le più sentite condoglianze per la scomparsa del caro Savino.
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