Carolina Foresti

Carolina Foresti

Ero una grande sportiva, un talento. Mi fermarono due incidenti in moto, nei quali ho riportato prima una disabilità visiva, perdendo la vista a un occhio, poi la perdita parziale di flessione ed estensione della caviglia. Il recupero è durato tanto, l’ospedalizzazione è stata lunga ed ero fisicamente a pezzi, “pelle e ossa”, ma il recupero psicologico è stato quello più duro e devastante. Nel 2021 ho ricominciato ad accettare il cambiamento del mio corpo, lo sport è stato decisivo. L’avvento del Canottaggio, dopo aver riprovato invano il tennis, mia prima grande passione, mi ha permesso di tirare fuori tutto ciò che la nuova versione di me aveva da esprimere.

La prima volta in barca è al Reale Yacht Club Canottieri Savoia. Agli allenatori e al presidente Fabrizio Cattaneo della Volta va un enorme ringraziamento, provo un grande sentimento di gratitudine. Il primo allenamento? Era il 4 novembre 2021. Dopo un mese, mi allenavo già per due ore in vasca-voga. Mi chiesero se volessi andare in barca con Alessandro Brancato, un altro atleta del Circolo Savoia per il pararowing, per fare competizioni ufficiali. Non sapevo a cosa sarei andata incontro ma confidavo nella mia mentalità, e accettai la proposta. Iniziò quel giorno il percorso mentale e fisico che mi ha portato a Parigi. E oggi, alle Paralimpiadi, mi ritengo soddisfatta del mio percorso e la mia rinascita è completa.

Con la barca non è stato amore a prima vista. Coordinare il movimento delle braccia, non incastrare i remi, tenere i pugni vicini fino a farsi sanguinare le nocche della mano. Remare sembra un gesto così semplice, e invece non si smette mai di imparare. Durante ogni allenamento la concentrazione da mantenere è immensa, tanto da entrare in una bolla lontana da tutti gli altri pensieri. Quando entro in connessione con la barca, e la sento scorrere sull’acqua quasi da sentirmi sollevata e volare, mi dico di aver ritrovato le stesse emozioni provate sulla moto da adolescente.

Notizie Correlate