Sport e Legalità
Sport e Legalità
PAVIA, 26 novembre 2013 – Sport e legalità, convivenza impossibile o binomio inscindibile? Ovviamente la seconda, secondo i due procuratori Franco Roberti, Procuratore Nazionale antimafia, ed Armando D’Alterio, Procuratore Distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica di Campobasso, amici da una vita e compagni di voga in Napoli, dall’adolescenza ai giorni nostri, legati dalla comune passione dello sport del remo e non solo.
Oggi, presso l’università di Pavia è questo il tema che hanno trattato dinanzi ad una platea di studenti e professori, qui chiamati da Angelo Porcaro, loro allenatore negli anni dell’attività partenopea di quest’ultimo.
I riferimenti alla Costituzione Italiana e dunque alla democrazia come fattore di uguaglianza, ed all’Europa, come opzione per il rafforzamento dei diritti inviolabili dell’individuo, hanno costituito l’asse portante dell’intervento di Franco Roberti, che ha ricordato come le norme che garantiscono l’uguaglianza, formale e sostanziale dei cittadini, unitamente a quella ( art. 2 della Costituzione) che garantisce la tutela dei diritti inviolabili dell’individuo nell’ambito delle formazioni sociali in cui si forma la personalità dello stesso ( e prime fra queste le associazioni sportive che, senza scopo di lucro, ne curano la formazione e lo sviluppo dei valori etici, unitamente alla tutela della salute fisica) sono il primo fondamento dell’indissolubilità di quel binomio, già presente nei valori normativi, non sempre però tutelato nei fatti.
Gli stessi valori ha confermato e rilanciato Armando D’Alterio, ricordando tra l’altro come la sua scelta di impegnarsi nel contrasto antimafia ha trovato fonte e momento di impulso nell’esempio del collega, da lui seguito nella analoga esperienza professionale, anche grazie all’attitudine a seguire modelli di comportamento di eccellenza, maturata in ambiti della comune attività sportiva; attività da entrambi coltivata con quotidiane levatacce, vissute però con l’entusiasmo consapevole del senso dello sport come impegno per la vita, in quanto allenamento alla perseveranza nella persecuzione degli obbiettivi di maturazione personale e professionale.
D’Alterio ha anche ricordato (attraverso riferimenti sia alla cultura classica – il concetto di legalità formale secondo Socrate, che lo spinse ad accettare la condanna a morte, benché ritenuta ingiusta, quello di legalità sostanziale secondo Sofocle, che spinse Antigone, nella nota tragedia, a ribellarsi al divieto di seppellire il fratello Polinice- sia attraverso riferimenti alla moderna cinematografia) come i valori dello sport, intesi ad affermare il rispetto delle regole, con consapevole e sentita condivisione dei principi, accettati facendo ingresso nella comunità sportiva, costituiscano una felice ed irripetibile sintesi di quei due valori di legalità, solo apparentemente in tal caso confliggenti.
Ovviamente la condanna del doping quale espressione di una deriva illecita sintomatica di ben altre illegittime scorciatoie perseguite per facili guadagni è stata da entrambi affermata, insieme all’auspicio che i valori fondativi dello sport ( lealtà , correttezza, e perseguimento, nel gioco di squadra, di obbiettivi di interesse collettivo) possano non solo consolidarsi nell’espletamento dell’attività sportiva, ma anche negli ambiti di azione del cittadino e delle pubbliche istituzioni.
Ufficio Stampa Panathlon Pavia
- Così lo sport insegna la legalità ai giovani (La Provincia Pavese)
















