Sancassani e Milani regine del canottaggio «Il futuro è donna, obiettivo Olimpiadi»
Sancassani e Milani regine del canottaggio «Il futuro è donna, obiettivo Olimpiadi»
di Franceso Padoa
(Il Messaggero)
SABAUDIA, 11 ottobre 2013 – Le onde s’infrangono dolcemente sulla spiaggia, Dune di Sabaudia come splendido scenario per il riposo delle due guerriere azzurre.
Un tuffo in mare, un po’ di sole, un dissetante spritz al tramonto: Elisabetta e Laura si godono l’ennesimo successo, il titolo italiano in doppio pesi leggeri vinto proprio qui a Sabaudia, solo l’ultimo di una stagione indimenticabile per loro e per lo sport azzurro. Sancassani e Milani, coppia perfetta, 2013 da favola: successo in Coppa del mondo, campionesse d’Europa e campionesse del mondo. Mai due italiane tanto in alto nel canottaggio. Quell’oro riportato a casa dalla Corea del Sud è il primo vero fiore all’occhiello della nuova federcanottaggio targata Giuseppe Abbagnale.
Entrambe negli anni passati hanno perso il papà, e questo grande dolore si è trasformato in un’immensa forza interiore che le ha fatte volare verso quello storico traguardo mondiale. Entrambe lombarde, Elisabetta di Lecco, Laura di Milano, un solo anno di differenza, tantissime qualità in comune.
Elisabetta, lei in fondo è una sorella d’arte: suo fratello, Franco, ha vinto ben nove mondiali e 18 titoli italiani, un mito del canottaggio azzurro. Ma lei, Laura, com’è che ha cominciato a remare? Laura
Elisabetta «Io invece da piccola giocavo a calcio in una squadra maschile. Ma crescendo, per continuare, sarei dovuta entrare in una squadra femminile: era lontana da casa, allora ho smesso. Ho provato con la pallavolo, ma ero una schiappa. Quindi canottaggio, era destino».
Uno dei luoghi comuni più diffusi tra chi non conosce questo sport è che sia una disciplina molto “maschile”.
Laura «Basta guardarci. Abbiamo un fisico mascolino? Alcune atlete straniere sì, sono di costituzione molto più robusta di noi. Nel canottaggio non si vince solo con la forza, ma anche con l’eleganza, il ritmo, la tecnica…».
Elisabetta, già due Olimpiadi alle spalle, ma alle ultime di Londra non partecipò, perché?
Elisabetta «Bloccata da un infortunio a una costola. Atene 2004 e Pechino 2008 per me erano state esperienze negative, ero delusa, così stavo per appendere i remi al chiodo. Non avevo più stimoli. Ma poi mi sentii come se avessi lasciato qualcosa in sospeso. Con il sostegno delle Fiamme Gialle, la mia società e la mia famiglia sportiva, ho stretto i denti, decisi di diventare una pl e ora sono addirittura arrivata sul tetto del mondo. Forse non ci credo ancora». Laura «Anche io volevo smettere. Poi quando l’anno scorso ho perso papà ho sentito una scossa: ho deciso di continuare, ho affrontato la selezione della nazionale per gli Europei, in doppio con Elisabetta. È andata bene, ma quasi per caso… Se non avessi trovato Betta adesso non sarei qui con un oro mondiale al collo. Ovviamente anche grazie alla Finanza, il nostro vero punto di riferimento: allenarsi in questo gruppo dà sicurezza mentale ed economica, possiamo rendere al massimo lavorando per i nostri obiettivi». 
Elisabetta «Tanti ci davano per spacciate, carriera senza futuro… ma ora non ci montiamo la testa». Laura «Si, un passo alla volta. Certo, a lungo termine l’obiettivo sono le Olimpiadi di Rio». Elisabetta «Ora siamo consapevoli della nostra forza. Sento lo stimolo della competizione, come quando giocavo a calcio. Allora provavo una sensazione di grandezza; adesso, finalmente, anche nel canottaggio mi sento alla pari con le altre».
Ma quante rinunce è costato raggiungere questi livelli? Rimpianti?
Elisabetta «Sicuramente vivere mesi ad allenarsi lontano da casa non è piacevole, ma ne valeva la pena». Laura «Mi manca un’estate con gli amici, una vacanza vera, senza pensieri e senza allenamenti. Ma quando vinci un mondiale questi sacrifici svaniscono, in un colpo solo dimentichi tutte le sofferenze».
Matrimonio, famiglia, figli: ci pensate?
«Siamo single – rispondono all’unisono, come quando remano – e dobbiamo ancora capire noi stesse… Veniamo da esperienze sentimentali traumatiche…».

Elisabetta «Si sente aria nuova, soprattutto in campo femminile. Oggi si parla tanto di quote rosa, e nel canottaggio gli effetti si notano. Dieci anni fa non c’era un gruppo femminile così forte, ora siamo considerate». Laura «Il futuro è donna. Lo ripete sempre il nostro allenatore, Franco Cattaneo: lui ci crede davvero, a prescindere da noi due. Devo essere sincera, bisogna ringraziare anche Gandola, presidente fino al 2012, che ha dato il via a questo processo, separando la squadra femminile da quella maschile, valorizzando noi atlete che, con un tecnico ad hoc, abbiamo potuto pian piano trovare spazi e crescere. E adesso l’opera si sta completando». Elisabetta «Un tempo gli allenatori non ci trattavano bene. Sta cambiando tutto, addirittura ora qualche compagno di squadra ci viene a chiedere consigli. Prima era impensabile».
Ma voi due, le prime italiane campionesse del mondo, vi sentite un po’ superdonne? Laura «Assolutamente no. Ci sentiamo normalissime, ci alleniamo come se non fosse successo niente. Abbiamo voltato pagina, sperando che la prossima ci riservi altre.
















