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Eleonora Trivella, I miei sogni e le mie certezze

venerdì 8 Aprile 2011

Eleonora Trivella, I miei sogni e le mie certezze

Eleonora Trivella, I miei sogni e le mie certezze

di Niccolò Bagnoli

FIRENZE, 8 aprile 2011 – Nel 2010 è stata l’atleta di punta a livello femminile del remo toscano: campionessa italiana sul singolo Under 23 Pesi Leggeri e oro mondiale a Brest sul quattro di coppia PL. Passata da Viareggio a Roma, Eleonora Trivella resta una certezza del canottaggio del Granducato come di quello italiano, e abbiamo deciso di farle qualche domanda.

Ele, non possiamo iniziare questa intervista senza ricordare quello che credo sia il momento più importante della tua carriera finora: 24 luglio 2010, Brest, il quadruplo Under 23 Pesi Leggeri femminile si laurea campione del Mondo. Raccontaci quella gara, quei momenti…
In finale partivamo da favorite, avevamo il miglior tempo delle due batterie e sapevamo che potevamo disputare una bella gara. C’eravamo allenate tanto e molto bene,  e non potevamo sbagliare nulla. Infatti così è stato: la barca rispondeva molto bene ad ogni attacco e rinforzo che chiamavo. Ci siamo staccate subito in partenza e abbiamo mantenuto un bel distacco fino agli ultimi 250 metri finali: la Germania e la Francia hanno attaccato ma noi abbiamo saputo rispondere con grinta e determinazione.

Al terzo carrello di quella barca, proprio dietro di te, sedeva Sabrina Noseda, alla quale ti lega un rapporto speciale, suggellato definitivamente, dal punto di vista sportivo, dalla conquista di quell’oro in Bielorussia. Ma dietro questa grande amicizia non ci sono mai state difficoltà? La preparazione per un Mondiale è lunga, non possono essere sempre rose e fiori…
Sabrina è una delle mie migliori amiche e riusciamo a mantenere questo rapporto di amicizia anche se purtroppo i momenti per vederci sono pochi, causa allenamenti e università. Nelle tre settimane di preparazione che abbiamo fatto a Varese abbiamo sempre lavorato con costanza e determinazione: io, Sabrina e Giulia Pollini venivamo da un nono posto dell’anno prima e volevamo riscattarci. In barca c’è sempre stato un clima molto tranquillo, anche nei momenti di maggiore stress abbiamo saputo mantenere la calma e la concentrazione. Questo forse è stato anche possibile grazie al bel rapporto che si era istaurato tra tutte e quattro noi (la quarta era Deborah Battagin, n.d.r.): non eravamo solamente compagne di barca, ma anche amiche.

Veniamo a oggi, Ele. Dopo anni in Toscana tra Pisa e Viareggio quest’anno hai maturato una scelta importante: sei passata alla Lazio, a Roma. Cosa ti ha portato a prendere questa decisione fondamentale per la tua carriera?
Sicuramente aver disputato la prima prova di Coppa del Mondo con Erika Bello mi ha fatto crescere molto sia dal punto di vista umano che sportivo, e proprio per questo abbiamo maturato insieme la scelta del mio passaggio di società alla Canottieri Lazio, dove penso di poter fare un ulteriore salto di qualità.

Come ti sei sistemata a Roma? Dove vivi, se hai già preso contatto con la città extra-canottaggio…
Vivo insieme a altri tre ragazzi del circolo in un appartamento non molto distante dalla sede della Lazio: Andrea Cereda, Nikolas Tenaglia e Massimiliano Rocchi, e occasionalmente viene a farci da “mamma” Erika, soprattutto nei fine settimana e nel periodo di gare. Considerando che il tempo tra allenamenti e studio è molto poco, devo dire che la città la conosco abbastanza, grazie ai miei coinquilini che mi fanno spesso da “cicerone”.

Vicino Roma, a Sabaudia, c’è il tuo ragazzo, Davide Babboni, ex compagno di squadra a Viareggio e oggi in forza alla Marina Militare. Questo ha influito sulla tua scelta di andare nella Capitale? E che importanza riveste, o quali difficoltà comporta, una relazione affettiva con un ragazzo con il quale condividi le esperienze in Nazionale in lungo e in largo il Mondo?
Sono uscita dalla stagione del 2009 con un paio di delusioni che hanno pesato abbastanza, e una delle poche persone che mi ha spronato ad allenarmi con la mentalità e la costanza giusta è stata sicuramente Davide. Prima che partisse per Sabaudia, ci allenavamo insieme ogni pomeriggio e per me era un punto di riferimento molto importante, una persona che mi ha insegnato molto e che ho sempre visto come un modello da seguire. Senz’altro devo anche a lui e al suo continuo appoggio sia la vittoria al Campionato Italiano in singolo che quella al mondiale di Brest. Nonostante i periodi di lontananza a causa dei raduni, siamo sempre riusciti a restare uniti e a incoraggiarci, anche a più di settecento chilometri di distanza. 

Ho avuto l’occasione di ospitare, su I Quaderni de La Voce dell’ANAC, un mostro sacro del nostro canottaggio, Lorenzo Bertini. Tu, con un mostro sacro del remo azzurro al femminile, ci farai barca anche dal punto di vista societario. Parlo, ovviamente, di Erika Bello: cosa vuol dire per una promessa come te, finora spesso e volentieri impegnata in barca esclusivamente con coetanee, remare quotidianamente con un’atleta che ha partecipato ai Giochi Olimpici quando tu avevi appena sei anni (Atlanta ’96)?
Con Erika mi sono trovata bene da subito, è una persona che dedica anima e corpo a questo sport e dalla quale puoi sempre imparare perché è sempre molto disponibile nel far crescere le atlete sotto qualsiasi punto di vista. Abbiamo un rapporto speciale anche fuori dalla barca e spesso le discussioni che nascono in allenamento ci permettono di migliorarci di giorno in giorno. Credo che da quando ho iniziato a allenarmi e a gareggiare con lei sia cresciuta molto soprattutto sotto il profilo mentale e cerco tutt’ora di trarre il meglio da lei.

Hai vinto 8 titoli italiani, un oro e un bronzo ai Mondiali (a livello Junior, sul doppio con l’allora compagna di club Martina Ferrarini), ed hai solo vent’anni. Riesci ancora a vivere il canottaggio come un divertimento, oppure ormai lo consideri un lavoro a tutti gli effetti?
Essendo uno sport molto stressante dal punto di vista fisico e mentale, secondo me il canottaggio va vissuto come un divertimento. Io l’ho sempre  praticato con passione e determinazione anche in quei momenti in cui vorresti appendere il remo al chiodo per i risultati che non arrivano o per gli allenamenti che non vanno come dovrebbero. Fortunatamente ho sempre avuto al mio fianco persone che hanno creduto in me, a partire dalla mia famiglia, che ha sempre sostenuto le mie scelte, al mio allenatore.

Un obiettivo che vuoi cogliere di recente?
Intanto è bene impegnarsi per disputare un buon Memorial D’Aloja e per le successive prove di Coppa del Mondo. In ambito societario invece spero di poter eguagliare il risultato del Campionato Italiano under23 dello scorso anno, e con Erika puntiamo alla vittoria del doppio PL agli Assoluti.

Il sogno?
Come tutti gli atleti che praticano uno sport ad alto livello, il sogno è senza dubbio l’Olimpiade. Sicuramente alla prossima edizione sarà difficile partecipare perché ci sono atlete più grandi e più esperte di me che si daranno battaglia per conquistare un posto in barca. Lo vedo comunque come un traguardo non così difficile da raggiungere, anche se riconosco sia molto dura arrivarvi per un’atleta ancora abbastanza giovane come me.

Che dire, voglia di scommettere su sé stessa e grinta non le mancano di certo. In bocca al lupo Ele…

Nelle immagini: Eleonora Trivella; Eleonora sul 4 di coppia PL campione mondiale Under 23; Eleonora con Martina Ferrarini ai Mondiali Junior 2008;