Leonardo Pettinari oggi è Consigliere Federale della FIC, uno dei più presenti sul campo di gara, ed è a lui che facciamo qualche domanda sul canottaggio toscano e nazionale in generale, a degna chiusura di un 2010 piuttosto soddisfacente per il remo targato Pegaso e azzurro, e all’inizio di un 2011 che si preannuncia impegnativo sotto tutti i punti di vista.
Facciamo un salto nel passato per parlare di oggi: dieci anni fa a Sydney ottenevi la più grande soddisfazione della tua carriera, l’argento olimpico nel doppio Pesi Leggeri, oggi da Consigliere lavori per dare il tuo contributo a portare a Londra, nel 2012, l’Italia più forte possibile. Cosa c’è di analogo, e cosa di diverso, rispetto a quando preparavi una manifestazione del genere da atleta? Guarda, nel preparare i Giochi Olimpici di Sidney ricordo la grande motivazione, la speranza di far bene, il grande lavoro che avevamo alle spalle per arrivare pronti… Oggi le motivazioni sono le stesse, certo che da atleta avevo la situazione in mano, oggi invece ho chiaramente meno voce in capitolo. Comunque sia ho fatto tre Olimpiadi, e spero di mettere la mia esperienza al servizio della costruzione di un grande evento per l’Italia.
A Karapiro il risultato più importante, l’argento del quattro di coppia Senior, ha visto protagonisti due toscani: Luca Agamennoni e Matteo Stefanini. Ci dai la tua impressione su questi due campioni così diversi tra loro? Luca è un grandissimo atleta, ha un istinto sportivo di prim’ordine, e anche oggi che gli è cambiata la vita (penso al fatto che ha avuto due figli da poco) sta dimostrando di essere un atleta maturo, ed è un esempio di come con il lavoro si possono ottenere i risultati. Certo da lui tutti si aspettano meno alti e bassi, uno standard di prestazioni più omogeneo, è il minimo per l’unico canottiere italiano medagliato olimpico sia di punta (bronzo nel quattro senza ad Atene 2004) che di coppia (argento a Pechino 2008 sul quattro di coppia), e lui questo lo sa bene. Matteo era la grande promessa ma è stato frenato da problemi fisici importanti, che gli sono comunque serviti per maturare. La sua vera carriera inizia ora, dall’argento di Karapiro, un traguardo che gli ci voleva per credere ancora di più nelle sue possibilità . Deve però dimenticare in fretta questa vittoria, e continuare a lavorare senza mollare, come ha fatto finora. Ha una grande fortuna dalla sua parte, cioè una famiglia che conosce questo sport (la madre Manola Marinai, oggi giudice arbitro, è stata campionessa italiana, n.d.r.) e che non lo ha mai scoraggiato nemmeno nei momenti peggiori. Insomma Matteo, te lo dico, adesso devi raccogliere quanto seminato in sacrifici su sacrifici…
E parlando di Mondiali, non possiamo non dire niente sull’argento del doppio Pesi Leggeri, la specialità a te più cara di tutte e dove gareggia il compagno di mille battaglie Elia Luini… Sì hai ragione, è una specialità molto cara a me e che riesce ad attirare sempre la mia attenzione ad ogni evento più o meno importante. Quello conquistato da Elia e Lorenzo è un argento bellissimo, che segna un bell’inizio per questo nuovo equipaggio. Credo che il potenziale di questa barca sia molto alto, ci sono ancora delle sbavature dovute al poco tempo di lavoro insieme ma che con il nuovo anno saranno limate via. Elia e Lorenzo sono due atleti evoluti di altissimo livello e grande esperienza, sapranno tirare fuori il massimo dalla loro intesa.
Tornando per un attimo alla Toscana, parliamo anche di campi di gara: il 23 gennaio la Gran Fondo nazionale di Pisa si terrà sul canale dei Navicelli. Puoi dirci qualcosa in proposito? Intanto voglio sottolineare che il canale dei Navicelli inteso come campo di gara da canottaggio è merito di Antonio Giuntini, presidente del Comitato Toscana, che va ringraziato per l’impegno profuso nel suo sviluppo. Penso possa diventare un ottimo campo di regata per le gare di fondo, per la sua posizione e le condizioni costanti. Inoltre potrebbe essere valorizzato anche per gli allenamenti, dal momento che dista poche centinaia di metri dalla foresteria del Centro CONI di Tirrenia, ormai un punto di riferimento per lo sport italiano se si pensa che è frequentemente occupato da stelle come la tennista Francesca Schiavone e la Nazionale di rugby, oltre che dal Livorno Calcio. Anticipo anche che la Svizzera del remo ha scelto il Centro CONI di Tirrenia ed il canale dei Navicelli per uno stage di due settimane, testimonianza di come questo sia all’avanguardia. Leo, chiudo con una provocazione: sei del 1973, alla tua età ancora c’è chi lotta per medaglie olimpiche e mondiali, ti viene mai la voglia di tornare per bene ai remi? Lo sai, il canottaggio è il primo amore, anche oggi pomeriggio sono uscito in barca, e ammetto che quando vedo le gare internazionali, in cui magari gareggiano ancora canottieri che remavano con me, ho il magone! Ma sono cambiati i presupposti, e ora il mio posto è da un’altra parte e da qui devo dare il mio contributo alla causa. Spero di farlo il più possibile, faccio parte di quella stirpe di dirigenti giovani che vogliono portare idee nuove, ma il percorso è lungo e ci vuole pazienza. Proprio come mi ha insegnato il nostro sport.
Nelle foto: Leonardo Pettinari; Leo sul podio di Sydney 2000 con Elia Luini; l’abbraccio con Matteo Baluganti a Racice 2010